STEVE MOSBY.
.
FRAMMENTI DI BUIO.
.
Parte 2.
.
Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
18.
.
La mattina dopo, ero pi affamato di quanto avrei creduto possibile. Sembrava una cosa cos
banale, date le circostanze, ma da giorni praticamente vivevo d'aria (o meglio, di caff). Non potevo
andare avanti ancora per molto senza collassare. Cos, mentre facevo la doccia, avevo acceso il piccolo
bollitore da viaggio. Consumai l'ennesima dose di caffeina, presi la chiave magnetica e andai di sotto a
mangiare qualcosa.
La sala della colazione era decorata interamente di bianco; i tavoli catturavano la luce del sole
mattutino attraverso le alte finestre. Le briciole, le macchie d'unto e le confezioni di marmellata
lasciate dai clienti precedenti si stagliavano contro il tessuto immacolato. Ammassai in un piatto tutte le
pietanze calde che riuscii a trovare al buffet, poi portai il mio vassoio al primo tavolo libero. Una volta
rifocillato, sarei uscito. Quello era il mio piano, sempre che si potesse definire tale.
Quel tavolo si trovava proprio accanto al muro, e fu probabilmente l'unica ragione per cui notai
i giornali messi l accanto per la clientela. Sul momento non ci pensai, ma a met pasto ricordai ci che
avevo visto dal taxi  la polizia che continuava a fare sopralluoghi al viadotto  e mi maledii.
Qualunque cosa fosse successa, forse era sui giornali. Mi alzai, leccandomi il burro da un dito.
Nel portariviste c'era la solita selezione di quotidiani, ma passai oltre e trovai una copia del
giornale locale, il Whitkirk and Huntington Times, poi tornai a sedermi al tavolo e lo tenni goffamente
appoggiato sui resti della mia colazione.
Merda. Era proprio l, in prima pagina.
TROVATI ALTRI RESTI UMANI SULLA SCENA DEL SUICIDIO
Un portavoce della polizia ha confermato ieri sera che ulteriori resti umani sono stati rinvenuti
in un luogo isolato tra Huntington e Whitkirk.
Il luogo, conosciuto da queste parti come il Viadotto Horley, la scorsa settimana  stato il
teatro del tragico rinvenimento del cadavere del romanziere Christopher Dawson. In questa fase, ha
sottolineato la polizia, non c' ragione di presumere che i nuovi resti siano collegati al suo suicidio.
Pare che siano rimasti nell'acqua per molto tempo. Le indagini sono in corso mentre
cerchiamo d'identificarli e stabilire la causa della morte. In questo momento, non c' motivo
d'ipotizzare un collegamento tra questa scoperta e la morte del signor Dawson, anche se stiamo
seguendo diverse linee d'indagine, ha riferito il portavoce.
Si ritiene che la macabra scoperta sia stata fatta dai sommozzatori che stavano setacciando il
fiume. Attualmente, l'area  transennata e le squadre investigative della polizia rimangono in loco.
Chiunque abbia qualche informazione  pregato di chiamare il numero operativo qui sotto.
Fino alla parte sui resti rimasti nell'acqua per lungo tempo, mi ero sentito gelare dentro,
pensando che potesse trattarsi di lei: la donna che dovevo trovare. Ma non poteva essere. Quindi che
cazzo stava succedendo?
Il numero di telefono indicato sembrava lo stesso che Hannah Price aveva lasciato sulla
segreteria di mio padre. Per un istante, pensai di chiamarlo, pretendendo di sapere subito cosa stesse
succedendo. Avevo il diritto di sapere, no? Avrei dovuto spiegare perch mi trovavo l a Whitkirk, ma
probabilmente mi sarei inventato qualcosa, o avrei semplicemente aggirato la domanda. Ormai avevo
esaurito tutte le altre opzioni. Quel che mi faceva esitare, per, era ci che Barbara Phillips aveva detto
al telefono la sera prima.
Non parli con nessun altro prima del nostro incontro. Specialmente con la polizia.
Che stava succedendo?
Scorsi di nuovo l'articolo, in cerca di maggiori dettagli. Era stato redatto con attenzione e non
specificava se si trattasse di uno o pi cadaveri. Diceva solo ulteriori resti umani. Ma come avevano
fatto a trovarli, tanto per cominciare? Perch i sommozzatori della polizia stavano setacciando il fiume?
Pare che siano rimasti nell'acqua per molto tempo. Ma un corpo rimasto in acqua cos a lungo non
sarebbe rimasto l, immobile, sul letto del fiume, giusto? Sarebbe stato risucchiato dalla corrente, come
si supponeva fosse accaduto al portatile di mio padre. Il che significava che i resti dovevano essere stati
tenuti sul fondale con un peso che in qualche modo li nascondesse alla vista. Dunque non si trattava di
suicidio.
Cristo, che fossero i resti di Wiseman?
Posso portar via?
Cosa? Oh, s. Mi scusi. Piegai il giornale, per permettere alla giovane cameriera di
sparecchiare il tavolo. Poi spinsi indietro la sedia. Ho finito, in realt. Lasci che mi tolga dai piedi.
Era troppo presto per l'appuntamento con Barbara Phillips, cos passeggiai per un po', cercando
di non pensare al fatto che il tempo a mia disposizione stava finendo.
Molte delle strade acciottolate del paese erano poco pi che vicoletti ed era difficile distinguerli.
I marciapiedi erano bloccati da espositori di cartoline, ceste di vimini piene di palette di plastica
colorate e girandole montate su bastoncini che vorticavano nella brezza, crepitando come carte infilate
tra i raggi di una bicicletta. I negozi erano perlopi indistinguibili: assomigliavano tutti a specie di
edicole, con le vetrine piene di miniature in vetro soffiato raffiguranti papere e balene, o piccoli
posacenere e navi di porcellana. C'erano rivendite di libri usati. C'erano dio solo sa quanti negozi con
espositori di vetro pieni di coltelli a serramanico, pipe, accendini e armi ad aria compressa posate in
vecchie confezioni di cartone malandato.
A ogni passo mi sembrava di riconoscere, almeno in parte, oggetti descritti nel Fiore nero. Non
era nulla di specifico, solo l'atmosfera del posto. Forse Wiseman aveva immaginato di descrivere un
generico villaggio sul mare, ma era proprio quello. Era ovvio per me che Faverton fosse Whitkirk.
Wiseman, per scrivere il suo romanzo, non aveva solo sfruttato crimini reali, aveva rubato l'intera
ambientazione.
Wiseman.
Se i resti trovati dalla polizia nel viadotto erano i suoi, com'erano finiti laggi?
L'uomo che aveva preso Ally sapeva di Wiseman. Mi conosceva, aveva detto al telefono. Ha
scritto di me. Presumibilmente aveva letto il Fiore nero e si era riconosciuto nel personaggio. Sarebbe
stata una ragione sufficiente per uccidere Wiseman? Forse. Non si poteva dire cosa sarebbe stato in
grado di fare quell'uomo. Ma perch nascondere il cadavere di Wiseman nel viadotto? E cosa aveva
portato mio padre laggi?
Quel luogo nascondeva qualche altro significato recondito, che non ero ancora in grado di
comprendere.
Tornai sul lungomare, poi svoltai, proseguii fino al Southerton e lo superai. C'erano delle
barche ormeggiate lungo il molo, ballonzolavano sotto i colpi della marea. Attraversai e rimasi a
osservare il mare per un po'. La banchina sottostante era ricoperta da uno spesso strato di muschio,
mentre il mare era denso e florido, la superficie ricoperta da un groviglio di foglie e ramoscelli. Con la
coda dell'occhio, vidi l'abbazia in cima alla scogliera, che spuntava come un dente rotto. La osservai.
Era l che era stata trovata la macchina di Wiseman, abbandonata. La scogliera cadeva gi a
picco sul mare. Da quella distanza era impossibile stabilire quanto fosse alta, ma sembrava parecchio.
Alla sua base, il mare era punteggiato di scogli, lambiti da piccoli riccioli bianchi di schiuma. Chiunque
si fosse buttato, probabilmente sarebbe rimasto ucciso sul colpo per la caduta; a seconda dell'ora del
giorno, era anche possibile che le correnti avessero trascinato il corpo in mare aperto. E non tutti coloro
che vengono trasportati dalla corrente vengono poi restituiti alla terra.
Ma solo se qualcuno si fosse buttato.
Si presumeva che Wiseman si fosse gettato dalla scogliera da solo, visto che la sua macchina
era rimasta lass. Ma forse non era andata cos. Forse aveva lasciato il veicolo l per qualche ragione,
aveva incontrato qualcuno e poi si era allontanato con un'altra macchina. Qualcun altro poteva aver
portato la sua macchina in cima alla scogliera per simulare un suicidio. E tutto per qualche ragione che
ancora non riuscivo a comprendere.
Fissai l'abbazia per un istante ancora, poi scossi la testa e ricominciai a camminare. Un po' pi
avanti, oltre le barche, c'era una lunga rampa di pietra che l'acqua lambiva pigramente fino a met,
verde e densa. A destra, sul lato pi lontano dalla strada, c'era la tavola calda.
The Fisherman's Catch.
Dall'esterno, sembrava simile a molte altre tavole calde che avevo gi notato in giro, anche se
visibilmente pi vecchia... e decisamente deserta, come se l ci fosse qualcosa che respingeva le
persone. L'insegna sopra la vetrata era sbiadita e scheggiata. Dentro, riuscivo a vedere una sola
cameriera. Era giovane, sui vent'anni a dir tanto, e puliva un tavolo in fretta e furia, come
un'inserviente d'ospedale con una stanza che non si deve far vedere al pubblico.
Il posto non aveva niente di speciale, e mi chiesi cosa avesse spinto Barbara Phillips a
suggerirlo. Finch, osservando un po' pi a lungo la passeggiata, non ottenni la mia risposta. Di fronte
c'era una rimessa, col muso di un'imbarcazione che spuntava fuori. Un semaforo segnava una sezione
della strada in cui le imbarcazioni sarebbero state trainate direttamente sulla rampa e poi gi in mare.
Stazione dei traghetti di Whitkirk.
Per un istante, rimasi raggelato solo a guardarlo.
E poi non fui pi sicuro di dove mi trovassi. Sembrava un posto che era un miscuglio non solo
di realt e finzione, ma anche di passato e presente, i cui confini, d'un tratto, si confondevano del tutto.
Udii le risate di alcuni bambini... e c'erano davvero, l, un po' pi avanti, lungo la passeggiata;
ma la mia mente corse ai suoni di una catena di bambini e bambine immaginari, che arrivavano in
gruppo diretti al traghetto, mentre un pedofilo fermo all'altro lato della strada agitava le dita per
salutarli. Sentii il pulsare del Fiore nero, e del passato da cui aveva preso forma. Era sigillato sotto la
superficie del mondo, ma l, in quel momento, premeva cos forte che potevo percepirne i contorni.
Guardai di nuovo il lungomare.
La bambina non era davvero l, ovvio, ma in qualche strano modo c'era comunque: il ricordo di
lei, immobile tra le coppiette e le famiglie che le passavano ignare accanto. Doveva essere l che
Charlotte Webb aveva fatto la sua comparsa. Il luogo dove la polizia aveva organizzato il
piantonamento.
Nel libro, e nella realt. Perch  tutto vero. In quel momento, smisi di credere che il romanzo
di Wiseman fosse finzione.
Attesi che il traffico si fermasse e attraversai la strada diretto al Fisherman's Catch. Spinsi la
porta ed entrai, annunciato dal tintinnio di un campanello. La cameriera alz lo sguardo.
Salve. Sono subito da lei, mi disse.
Non c' fretta.
Mentre finiva di pulire il tavolo con uno straccio  tanto forte che sembrava stesse cercando di
spingerlo attraverso il pavimento , mi guardai attorno. C'erano delle fotografie appese al muro, molte
delle quali erano stampe dai toni seppiati di Whitkirk nei tempi che furono. Qualcuna ritraeva
pescatori accanto alle barche, con le barbe che luccicavano in modo quasi soprannaturale contro il
beige dello sfondo. Altre mostravano le strade della cittadina: quegli acciottolati cos familiari,
sovrastati da segni del passato come scudi di legno. Coppie distinte posavano orgogliosamente fuori dei
negozi, le facce serie, gli occhi fissi sulla macchina fotografica. Ispezionai tutte le pareti finch non ne
trovai una che m'interessasse, quindi mi avvicinai per osservarla.
Era una fotografia a colori della costa. Un tram era fermo davanti all'obiettivo. Sopra, si
scorgevano i pali e i cavi elettrici che si estendevano lungo la strada. Non era vecchia come le altre
fotografie, ma il tempo l'aveva scolorita, dandole l'aspetto di una foto in bianco e nero che qualcuno
aveva ritoccato ad acquarello.
Se li ricorda i tram? domandai alla cameriera.
Come dice? La donna si era appena soffiata via una ciocca di capelli dal viso ed era di fronte
a me, con le mani sui fianchi.
Indicai la foto con un cenno del capo. La linea del tram nella foto. Ho notato che non c' pi.
Sa quando l'hanno tolta?
Ci pens su per un istante. Mmm. A essere sincera non glielo so dire. Dieci anni fa? Forse di
pi. Ci fu una grossa disputa al riguardo tra i residenti e il consiglio comunale. Posso controllare, se
vuole.
No, lasci stare. Non ha importanza.
Cosa posso portarle?
Per il momento solo un caff.
Si esib in un finto saluto militare. Arriva subito.
Presi posto al tavolo pi vicino. Era pulito in superficie, ma gli sforzi della cameriera non erano
riusciti a nascondere le macchie pi vecchie, quelle che erano ormai penetrate nello strato sottostante.
C'erano contenitori di sale e aceto, una bottiglia di ketchup e un men con enormi foto di pesce in
pastella. Il posto mi ricord un locale che serviva patatine fritte in cui ero stato da bambino, insieme coi
miei genitori. Era un ricordo davvero confortante: calore, sfrigolii e profumi.
La cameriera scomparve dietro una porta a vento che conduceva in cucina. Una macchina per
fare il caff inizi a stridere e tossicchiare. Aprii Il fiore nero e scorsi le prime pagine finch non trovai
il passaggio che cercavo.
Come se il mondo si fosse rigirato nel sonno, poi si fosse svegliato con un'idea talmente
importante, talmente bisognosa di essere espressa da mutarsi di colpo in realt. E ora quell'idea  l,
in attesa di essere scoperta.
In attesa che qualcuno la rivendichi come sua.
Nel libro, era Sullivan che aveva trovato la bambina.
Anni dopo, Wiseman era stato fotografato in un albergo proprio in cima a quella strada, insieme
con una donna: eterea, misteriosa e bellissima. Una fotografia in cui sembrava colpevole ma eccitato,
mentre mio padre sembrava a disagio, addirittura nervoso. Wiseman: un uomo cui non importava da
dove venissero le idee, ma solo il modo in cui una artista le plasmava. Mio padre: un uomo che credeva
che le storie di ognuno non fossero meno che sacre, e che non appartenessero a nessun altro.
Era lei. Ormai ne ero sicuro: proprio come Sullivan l'aveva trovata da bambina, Wiseman e
mio padre l'avevano incontrata da adulta. Avevano ascoltato la sua storia, e Wiseman l'aveva
rivendicata per s.
Basandoci il suo intero, maledetto libro.
Controllai l'orologio: mancava ancora mezz'ora all'appuntameno con Barbara Phillips. Tornai
al punto in cui ero arrivato e cominciai a leggere, ormai convinto di leggere non un romanzo, ma una
cronaca.
E cos scoprii esattamente di chi erano i resti rinvenuti al viadotto.

Estratto dal Fiore nero di Robert Wiseman
Sullivan ha letto qualcosa sui fiori.
Ha imparato questo: mentre una pianta cresce, ogni foglia sul suo gambo compare prima come
bocciolo, e poi, mentre il gambo diventa pi alto, altri boccioli compaiono sotto. Ma c' un problema
da superare, perch alle foglie serve la luce del sole. Una foglia che crescesse direttamente sotto
l'ombra di un'altra non sopravvivrebbe. Ne soffrirebbe l'intera pianta.
E tuttavia, se osservate l'aspetto di un fiore, capirete con quanta genialit si  sviluppata la sua
struttura nel corso dei millenni. Immaginate che ogni volta che il fiore si fa strada dalla terra, comincia
a ruotare lentamente. Quando ha compiuto una rotazione di esattamente 138, spunter un nuovo
bocciolo.  un angolo perfetto, una proporzione divina che si trova ovunque in natura: garantisce che
ogni foglia ottenga la massima esposizione verso il cielo, e il minimo di ombra da parte di fratelli e
sorelle pi grandi posti sopra di lei.
Lo schema non potrebbe essere progettato in modo pi efficace... anche se, naturalmente, il
concetto di schema  illusorio. In realt, i tentativi e gli errori della selezione naturale hanno fatto
appassire milioni di foglie disposte secondo angoli sbagliati, impedendo che i geni contenuti in quel
polline si diffondessero. I fiori sono cos come sono perch devono esserlo. Perch le altre possibili
combinazioni sono state messe alla prova e hanno fallito.
 quasi mezzanotte, e Sullivan pensa a tutto questo mentre aspetta nella sua auto. Il motore 
spento; l'abitacolo  buio. La strada davanti a lui curva dolcemente in lontananza. Sul lato sinistro, si
estende Faverton Park, invaso dai rifiuti. Sulla destra, un po' pi avanti rispetto a dove ha posteggiato,
c' il volto grigio di un complesso residenziale.
Segue una certa proporzione in ampiezza e in altezza  cinque propriet disposte su cinque
piani  e, come un fiore, anche questo posto  stato costruito badando all'efficienza, ma di un diverso
genere, e di sicuro non per massimizzare l'esposizione degli occupanti alla luce del sole. Quand'era
stato modernizzato il complesso, dieci anni prima, l'architetto  trovatosi di fronte a un'antiquata
mostruosit, un'accozzaglia informe di case popolari  aveva semplicemente ammassato insieme
quante pi abitazioni indipendenti possibile, ristrutturandole il meno possibile. E cos, le otto case che
compongono quel complesso senz'anima sono un labirinto di forme e dimensioni irregolari, costruite
n pi n meno dove i danni edilizi della struttura precedente lo consentivano. Il salotto di un residente
pu trovarsi sopra la cucina di un altro, ma sotto la camera da letto o il bagno di un terzo. Non c'
nessuna garanzia, nel salire le scale, di sapere quale angolo dell'edificio si trovi dietro ogni porta.
Molte delle finestre poste sulla facciata non si aprono su stanze, ma su piccoli spazi murati.
La casa di Clark Poole  proprio al centro e, pi per caso che per un disegno preciso, ha la
forma di un fiore. Il gambo  composto da una rampa di scale di cemento che sale nel mezzo, con tre
stanze spartane che sbocciano attorno. Il bagno  in fondo. Perduto dentro l'edificio, non ha finestre. La
camera di Poole  al secondo piano; fornisce una visuale laterale sulla piatta distesa di terreno sul retro.
Infine, dopo una svolta, al terzo piano, c' la cucina, la cui finestra d sulla strada e sul parco.
Sullivan  gi stato l in passato, quando Anna Hanson  stata uccisa. Ha osservato gli agenti
smembrare ogni superficie, sollevare ogni tappeto, staccare ogni battiscopa, tutto senza nessun
risultato. Perch Clark Poole  troppo attento: lo  sempre stato e lo sar sempre. E ha reso chiare le sue
intenzioni. Se pu prendere un'altra bambina, questa volta di nome Charlotte, allora lo far.
Sullivan osserva l'edificio, mentre il quadrato giallo pallido della finestra della cucina si
spegne, segno che l'uomo si sta preparando per la sua passeggiata serale.
Mentre avvia il motore, pensa di nuovo ai fiori. A come sono diventati ci che sono non
attraverso uno schema o un desiderio proprio, ma per via di quella semplice verit: che tutti gli altri
tentativi erano falliti.
Quando Poole emerge nell'aria fredda della notte, guarda a sinistra e a destra lungo la strada.
Non vede niente, nessuna macchina parcheggiata. In seguito alle ultime vicende, si era aspettato di
vedere il poliziotto, ancora una volta fermo l in ridicola attesa. Nel corso dell'ultimo anno, la sua
presenza  stata intermittente. Forse stasera...?
Sembra proprio di no.
Poole  deluso.  perfino uscito senza bastone, per l'occasione. Che spreco.
In questi giorni, a dire il vero, tormentare il sergente Michael Sullivan  la sua unica gioia, o
quantomeno la principale. Poole non  pi giovane come una volta, e deve stare molto pi attento. Le
occasioni, quelle vere, sono scarse. Dopo quello che ha combinato nella sua citt natale e la
conseguente incarcerazione,  stato trasferito qui in questo piccolo tugurio di vorticante squallore, un
posto in cui si sente costantemente sotto controllo e allo stesso tempo insignificante e abbandonato. Per
le autorit, lui  un'aberrazione; lo hanno confinato nel buco pi adatto allo scopo, poi hanno sezionato
ed esaminato tutta la sua vita. E cos, con pochi piaceri rimasti, si  tenuto occupato in modi diversi.
Tormentare il poliziotto  diventato il suo preferito.
Attraversa la strada a passo lento, un po' goffo.
Pensa alla ragazzina che ha visto sul lungomare, e a quanto sembrasse indifesa e smarrita. La
verit  che l'ha vista prima lui, prima di chiunque altro, perch anche se le sue attivit si erano ridotte,
i suoi istinti erano sempre affilati. Ancora in possesso dell'intuito e dell'esperienza del predatore, Clark
Poole  stato rapido nel riconoscere un uccellino caduto dal nido. In un mondo equilibrato,
gliel'avrebbero semplicemente consegnata. Si sarebbe preso cura di lei, proprio come si era preso cura
di Anna Hanson.
In questo, per,  stato costretto a guardare mentre veniva portata via.
Poole si sente perennemente in uno stato di costrizione. Schernire il poliziotto, costringerlo a
tornare qui,  quasi sufficiente a soddisfare le oscure emozioni dentro di lui... ma ha anche bisogni
fisici. Incapace di esprimersi come vorrebbe,  costretto, in lunghe serate come questa, a cercare
conforto ovunque riesca a trovarlo.
Quando raggiunge il lato opposto della strada, Poole si guarda di nuovo attorno.  tutto cos
tranquillo. L'unico rumore che si sente  il soffio freddo dell'aria notturna. Per un istante, un lampione
crea uno scintillio giallo e turbinante proprio sopra la sua schiena parzialmente ingobbita, come una
luna riflessa nell'acqua tremolante; poi l'uomo attraversa il vecchio cancello del parco e scompare in
quell'abisso verde scuro.
Faverton Park  piccolo e tranquillo, cos come piccoli e tranquilli sono i grattacapi che procura
alla polizia. C' un palco per orchestra al centro, dove i ragazzi si vedono per bere. Di notte, sono quasi
invisibili  solo forme nere in mezzo alle ombre , ma spesso si sentono le loro voci e il rumore di
bottiglie rotte riecheggiare placidamente per il parco. Non sentirete i rumori di altre figure misteriose,
per: gli uomini, a volte coi cani al guinzaglio, a volte soli, percorrono il sentiero asfaltato attorno al
perimetro, costeggiando la zona fitta di alberi e cespugli che ricopre un angolo del parco come una
placca di ruggine incrostata su un pannello di metallo.
Nessun gruppo causa gravi problemi, specie a quest'ora della notte, e nelle vicinanze ci sono
solo le rovine della tenuta, cos la polizia si limita a perlustrazioni occasionali. Agiscono solo quando i
cittadini temono che le cose stiano sfuggendo loro di mano o, pi raramente, in seguito a qualche
aggressione. Altrimenti, lasciano perdere. Tutti sanno che ci sono crimini ben pi importanti di cui
occuparsi.
Sullivan ha organizzato la squadra che ha pattugliato il parco un'ora prima e che con modi
pacati ma fermi ha allontanato uomini e adolescenti. Un furgone della polizia  rimasto posteggiato
dall'altro lato del parco per dissuadere chiunque dall'entrare da quella parte. Questa volta, comunque,
la perlustrazione  stata fatta per ragioni di servizio pubblico.  stata organizzata di modo che, mentre
Clark Poole inizia la sua passeggiata lungo il sentiero all'estremit del parco, l'intera zona sia
pressoch deserta.
Vestito di nero, Sullivan segue Poole da una certa distanza, mantenendosi abbastanza lontano e
a ridosso della linea degli alberi, in modo da non essere visto. Ogni tanto, il vecchio si ferma e si volta,
controllando il prato sulla sinistra, curiosamente silenzioso questa sera, e poi d un'occhiata dietro di
s. Sullivan resta immobile e aspetta.
Ben presto Poole ricomincia a camminare.
A poco a poco, Sullivan si riavvicina.
Lo stai facendo per lei, pensa.
Ma non sa pi a chi si riferisca. Lo sta facendo per Charlotte, che per la prima volta in due
settimane non  riuscito ad andare a trovare, o in realt  per Anna, che ormai non pu pi essere
protetta? Forse non importa. Ormai, nella sua mente, c' poca differenza tra le due bambine, a parte il
fatto che una pu ancora essere salvata e l'altra avrebbe dovuto averne la possibilit.
Si avvicina ancora.
Adesso sono pi o meno a met del parco. Qui, il sentiero curva sulla sinistra, mentre l'area
boscosa che si diparte dal muro di confine s'infittisce ulteriormente. Alberi e cespugli formano un
labirinto completamente buio: facile perdercisi dentro, o nascondersi per aspettare compagnia. Se
rischiano di essere visti,  per via di qualcuno che potrebbe essere rimasto nascosto l dentro.
Poole si ferma di nuovo, sbirciando in mezzo agli alberi.
Ora Sullivan  a qualche metro di distanza. Con una scarica di terrore nel petto, capisce che sta
per succedere. Sta davvero per succedere. Il suo cuore galoppa.
Poi Poole si porta la mano a un lato della bocca. Sussurra: Ehi?
E un uomo esce fuori della zona alberata.
Sullivan resta immobile.
L'uomo  vestito completamente di nero, ed  molto pi giovane di Poole. Non alto, ma
attraente. Da qui, Sullivan pu solo vedere il profilo di Poole, ma nota che il vecchio sorride. Questo gli
provoca un brivido, perch si accorge che non  semplicemente un sorriso di lussuria;  un'espressione
stranamente umana, ingenua e goffa, quasi timida. E comprende che, pur essendo crudele, malvagio e
tutto il resto, Clark Poole  anche un uomo profondamente triste e solo.
L'uomo in mezzo agli alberi lancia quello che sembra un fazzoletto sulla testa di Poole; il
vecchio cade su un fianco e poi rotola sulla schiena.
Nnng.
Poole resta in silenzio per un istante, poi comincia a gracchiare come un uccello.  un suono
spaventoso, e riecheggia per il parco deserto. Pearson  sopra di lui, esitante. A Sullivan tremano le
mani lungo i fianchi, e il collega guarda verso di lui, impotente. Adesso che il momento  arrivato,
nessuno dei due sa esattamente cosa fare.
Tra le mani, Pearson tiene un martello fasciato in un sacchetto di plastica bianco. Ha la mascella
serrata, poi si mette a cavalcioni su Poole e lo colpisce quattro volte dritto in faccia. Bum, bum, bum,
bum. La busta sferza l'aria, producendo un rumore simile al battito d'ali di un angelo.
Poole si  zittito.
Sullivan si avvicina. Mentre li raggiunge, il braccio di Poole si solleva e ricade lentamente su
quel che resta del suo volto.
Oddio, dice Pearson. Si asciuga il naso sulla manica del giaccone. Oddio. S, va tutto bene.
S. Usa il martello per spostare l'arto quasi inanimato di Poole. Un gesto esitante, a braccio teso: il
modo in cui qualcuno userebbe un bastone per allontanare un nido di vespe. Sullivan nota che Poole
non ha pi naso n denti. Ci siamo, vecchio stronzo.
Pearson digrigna i denti e lo colpisce forte altre tre volte sulla tempia. E poi di nuovo, ancora
pi forte. E gi prima dell'ultimo colpo, Sullivan capisce che Poole  andato: d'un tratto, il vecchio 
floscio e cadente come un cencio. Ma Pearson lo colpisce ancora, giusto per essere sicuro, o forse
mosso da una bizzarra forma di terrore.
Non far mai pi del male a nessuno, pensa Sullivan.
Ma la violenza aleggia nell'aria, e una parte di lui comprende che il mondo non funziona cos.
Sa fin troppo bene che i morti possono nuocere quanto i vivi, e altrettanto a lungo. Nell'improvvisa
immobilit del parco, Sullivan percepisce qualcosa. Semi. Gli sembra che semi di qualcosa di
sconosciuto siano stati scagliati in aria e che adesso vortichino nella brezza leggera. Chi pu sapere, in
verit, quali strutture andranno a formare quando metteranno radici e cresceranno?
E tuttavia se lo ripete comunque, perch deve farlo.
Non far mai pi del male a nessuno.
Quando svoltano a sinistra e cominciano a guidare lungo il sentiero accidentato che porta al
viadotto, sono le prime ore del mattino. La foresta attorno a loro  buia. A Sullivan sembra infestata.
Qualche volta  disposto a credere al soprannaturale, e se i fantasmi esistono, allora questo di sicuro  il
posto in cui potrebbero radunarsi.
Con ogni probabilit  il luogo in cui  stato gettato il povero corpo di Anna Hanson, poi
perdutosi nelle acque agitate del fiume sottostante. Da qui  stato trasportato verso il mare, prima di
essere riportato indietro dalle correnti, che l'avevano adagiato sugli scogli frastagliati a un'estremit
della spiaggia di Faverton.
Il furgone procede a scossoni e barcolla per le irregolarit del terreno. Gli pneumatici,
procedendo nel fango appiccicoso, producono un rumore come di nastro adesivo strappato lentamente
da un pacco.
A differenza della ragazzina che ha ucciso l'anno prima, Clark Poole, avvolto in un sacco
appesantito con un masso, non scapper verso l'oceano; non sar nemmeno trasportato dalla corrente
n si perder in mare aperto. Affonder in questo fiume e riposer laggi finch le sue ossa non saranno
pulite e levigate come le rocce del suo letto. A Sullivan sembra una fine appropriata.  una specie di
purificazione. Un sacrificio per questa terra offesa.
Sono quasi arrivati. A Sullivan sembra gi di sentire l'acqua che infuria, anche se, in realt, sa
che  solo il sangue che gli pompa nella testa. Accanto a lui, Pearson  smunto e determinato. Il suo
viso  deciso; le mani si stringono al volante.
 allora che la radio della polizia prende vita gracchiando.
Sullivan afferra il ricevitore, tirando il filo nero a spirale che lo attacca alla console.
Sullivan.
Abbiamo un codice zero-otto-due al 118 di Bracken Road. Una delle nostre case-rifugio. C'
scritto di chiamare voi, ragazzi, dice il centralino della stazione di polizia.
Una fitta di panico.
L'indirizzo  quello della signora Fitzgerald.
19
Grazie. Arrivo non appena possibile. Nel frattempo, chiamali e digli d'iniziare a radunare i
rapporti, disse Hannah.
Riattacc.
Merda.
Usc dalla porta sul retro della cucina del padre nel piccolo patio lastricato. Da qualche parte al
di l degli alberi, riusciva a sentire il rumore del tagliaerba di un vicino. Sopra di lei, il cielo era
limpido e luminoso.
Fece un respiro profondo.
Be', era stato stupido pensare che l'intera faccenda fosse chiusa per sempre. Dopo essere
rincasata alle prime luci dell'alba, aveva deciso di chiamare in ufficio e darsi malata: non per
stanchezza fisica, quanto mentale ed emotiva. Decise che al momento non era in grado di affrontare un
caso cos intricato. Ma uno dei colleghi l'aveva appena chiamata sul cellulare. Sarebbe dovuta andare
lo stesso.
Si erano procurati una lista di persone scomparse nell'area di Huntington dal 1950, limitata ai
maschi adulti. C'erano pi di cinquecento nomi sulla lista. Mentre stavano ancora aspettando i risultati
dell'esame dentario della vittima A, erano riusciti a recuperare parte dei suoi vestiti, il che era un inizio.
A quel punto, gli agenti potevano cominciare a fare un controllo incrociato in base a quanto segnalato
nei rapporti delle persone scomparse, nella speranza di trovare un riscontro. Per la vittima B era pi
difficile, ma nella lista ci sarebbe stato anche lui. I rapporti del patologo su entrambi i cadaveri erano
previsti in giornata e con un po' di fortuna l'antropologo forense era stato in grado di restringere la
ricerca a una determinata fascia d'et. Il che significava che tra non molto avrebbero avuto almeno uno
dei due nomi, o forse entrambi.
E poi?
Quella era la domanda... o, piuttosto, l'ultimo ostacolo. Finch non avessero scoperto l'identit
delle vittime, non avrebbe saputo per certo quali fossero le possibili implicazioni. Dopotutto, poteva
anche darsi che nessuno dei due potesse essere messo in relazione col padre. E nemmeno credeva che
fosse solo una pia illusione, perch quali prove potevano esserci? Specialmente dopo che quel martello
era sparito. Nel peggiore dei casi, che per il momento non riusciva a immaginare, avrebbe dovuto
semplicemente improvvisare. Visto che era a capo dell'indagine, forse certi dettagli potevano essere
insabbiati. Ma non poteva pianificare nulla fino a quando non fossero saltati fuori i nomi e non avesse
avuto il pieno controllo della situazione.
In ogni caso, era quasi finita.
Tranne che per lo sconosciuto a Wetherby Cottage, quella notte.
Alla fredda luce del giorno, era pi facile credere che potesse trattarsi di chiunque, c'era
un'infinit di ragioni plausibili per cui entrambi si erano trovati l fuori, nello stesso luogo. Nessuna di
queste era una buona ragione, ovviamente, ma nemmeno si poteva pensare che rappresentassero un
pericolo diretto per lei. Sembrava sempre pi verosimile che quel flash provenisse da una macchina
fotografica e non da una torcia, ma continuava a ripetersi che stava solo immaginando il peggio.
Eppure, continuava comunque a rimproverarsi di essere stata cos stupida.
Non saresti dovuta andare.
Avresti dovuto lasciar perdere.
Scacci quei pensieri, e guard il giardino davanti a lei. L'erba aveva proprio bisogno di essere
tagliata. Suo padre era sempre stato scrupoloso nella cura del giardino, e dalla sua morte era stato
abbandonato a se stesso. Lungo i lati, era percorso da una parete di conifere che donavano un po'
d'intimit. In un angolo, c'era il capanno sgangherato in cui lui teneva i ceppi per il camino; nell'altro,
un pezzo di terra che era pi spoglio. Fu quello che cattur il suo sguardo. Era la sua aiuola... o
perlomeno lo era stata. Da bambina, l'aveva sempre amata. Ricordava i rossi intensi, i blu e i gialli; i
fiori che danzavano allegri e graziosi nel sole estivo. Ormai non ce n'erano pi, naturalmente, e le
erbacce stavano gi facendo capolino.
Li rivoleva indietro.
Rivoleva indietro quei ricordi con tutta se stessa.
Entr in cucina. Ma quando fu sul punto di chiudere la porta sul retro, un suono tintinnante
riemp l'aria.
Era il campanello d'ingresso.
S'interruppe dopo un attimo e, nel silenzio che segu, la casa sembr lentamente rilassarsi.
Hannah rimase immobile e trattenne il respiro. C'era qualcuno alla porta. I suoi pensieri ritornarono
all'uomo nel bosco. Ma era scappato via. E come avrebbe fatto a sapere dove trovarla? Nessuno aveva
motivo di venire a cercarla l. Anzi nessuno aveva motivo di venire l, punto.
Ma il campanello suon ancora.
Un venditore porta a porta, forse. Esit per un istante, poi decise di andare nell'ingresso. Lo
sfollagente era sul bancone in cucina; passando, lo afferr. Nel corridoio, il ticchettio dell'orologio del
nonno era pesante e insistente. Le ci volle qualche secondo per arrivare a tentoni alla catena che aveva
attaccato alla porta d'ingresso, e poi la apr.
Nessuno.
Usc fuori, tenendo lo sfollagente nascosto dietro la gamba. Lo spiazzo di cemento davanti alla
casa era screziato di luce, e, in fondo, il cancello era chiuso. Non c'era anima viva. Ma di sicuro
nessuno avrebbe potuto uscire dalla propriet cos in fretta. Ricord il cigolio che solitamente il
cancello emetteva. No, lo avrebbe sentito. Il che significava che il visitatore era passato dal retro.
Dove lei aveva lasciato la porta aperta.
Rientr in casa e chiuse la porta d'ingresso, ma non mise la catena, per lasciarsi una facile via di
fuga in caso di necessit. Poi ripercorse il corridoio per tornare in cucina. Era nervosa, anche se non
c'era ragione di pensare...
Salve, Hannah.
Vacill sulla soglia. Nel patio, proprio fuori della porta sul retro, c'era l'ispettore capo Graham
Barnes. Per un istante fu quasi sollevata nel vedere che si trattava di un collega, ma un istante dopo fu
colpita dall'assurdit della cosa. Lo choc non fu la presenza Barnes, ma il fatto che si trovasse l:
qualcosa non quadrava.
Signore, disse lei.
Posso entrare?
Anche quello era un controsenso: era troppo cortese e gentile. E sembrava cos compassato e
formale, nell'uniforme blu scuro. Era una divisa da poliziotto antiquata: tessuto stirato e inamidato;
bottoni e scarpe lucidati. Proprio come nell'album del padre. E mentre il viso di Barnes rimaneva
aguzzo e aggressivo come sempre, c'era qualcos'altro cui non era abituata. Una forma di rispetto,
quasi. Sembrava umile, come un ufficiale venuto a comunicare una brutta notizia a un'ignara famiglia.
Hannah?
Signore... sissignore. Certo.
Barnes fece un cenno garbato di ringraziamento, poi si avvicin. Hannah si trattenne dal fare un
passo indietro. In fondo era ancora abbastanza lontano. E non era, di per s, un uomo minaccioso. Era
molto pi basso di lei, e molto pi vecchio. Fisicamente, sarebbe stata in grado di sopraffarlo, se
necessario, perfino senza il manganello, che Barnes non aveva notato o aveva scelto d'ignorare.
Grazie, le disse. Quando apr bocca, l'odore la raggiunse, forte e corposo. Whisky. Dunque
aveva bevuto, quella mattina: un'altra informazione da aggiungere alla lista. L'ispettore capo si era
presentato a casa sua, comportandosi in modo strano, e molto probabilmente ubriaco.
Hannah appoggi il fianco al bancone. Barnes aveva momentaneamente perso interesse per lei.
Aveva visto l'album delle foto, ancora aperto sul bancone dove lei lo aveva lasciato la sera prima. Pos
le mani ai due lati dell'album e si chin a guardarlo, assorto. Adorabile.
Stava guardando la foto del padre che la teneva in braccio in ospedale.
S, disse lei.
C'ero anch'io, sa.
Lei era...
Be', non in quel momento. Ma suo padre e io eravamo amici a quei tempi. Sono stato una
delle prime persone a venirvi a trovare all'ospedale dopo la sua nascita. Siamo andati via insieme,
dopo. Abbiamo fumato sigari e bevuto champagne. Allora si poteva fumare in ospedale. Fece un
sorriso triste. S, quel giorno me lo ricordo molto bene. L'attesa della telefonata. Colin era cos
orgoglioso. Posso dargli un'occhiata? domand, sollevando lo sguardo su di lei. Hannah acconsent.
Grazie. Barnes cominci a sfogliare le pagine dell'album, una per una. C'era una certa deferenza, nel
suo tocco. Dev'essere bello poter sfogliare un album come questo, di tanto in tanto. Avere tutto
sistemato in questo modo, cio. La storia della sua vita.
Sent la tensione montare dentro di lei. S.
Colin  stato molto premuroso, a far questo. Era un uomo molto intelligente.
S. Lo era, convenne lei.
Barnes era arrivato alla fotografia in cui lei era sulla bici senza le rotelle, col padre che
sorrideva sullo sfondo.
Dev'essere questo, disse lui.
Signore?!
Dev'essere questo il periodo in cui  accaduto.
Signore, si... si sente bene?
Era una domanda ridicola, date le circostanze, ma che altro poteva dire? Quell'uomo davanti a
lei... anche se lo conosceva, avrebbe potuto benissimo essere un estraneo. Doveva riportare la
situazione a una certa normalit, o far leva sull'assurdo fino a scoprire cosa c'era sotto.
Temo di no. Barnes, sempre con lo sguardo sull'album, esib di nuovo quel sorriso triste.
Era di nuovo davanti a casa mia, ieri.
Davanti a casa sua?
A Mulberry Avenue.
 solo una strada residenziale, pens lei. Non aveva niente di particolare; era ragionevolmente
trafficata. Chiunque avrebbe potuto vivere l.
E stanotte l'ho vista al vecchio cottage.
Hannah si rese conto che stava trattenendo il respiro. Si costrinse a lasciarlo andare, e disse:
Allora era lei, signore?
S.
Che ci faceva laggi?
Potrei farle la stessa domanda, Hannah. Cos come potrei chiederle perch ha fatto una
telefonata anonima dalla scena del delitto Dawson. O che ci faceva al viadotto, tanto per cominciare.
Pens di negare tutto, ma Barnes glielo lesse in viso e scosse la testa. Qui ci siamo solo noi due,
sembrava dire quel gesto, e sappiamo entrambi che  la verit.
Lo fiss per un lungo istante.
Volevo scoprire la verit, disse.
Ah. La verit. Lo capisco;  una buona risposta. Alcune cose sono pi importanti della legge,
vero? La verit  una di queste.
Forse.
No, la conosco, Hannah. Ha trovato la mappa di Colin, vero? So che cosa deve aver pensato.
Voleva molto bene a suo padre; significava tutto per lei. Cos voleva scoprire cos'ha fatto. Doveva
scoprirlo. E la legge non c'entrava niente.
Aveva talmente ragione che ne fu infastidita. Perch si trovava l, signore?
Pagavo pegno. Lo disse con decisione, come se fosse scontato. Ero andato a trovare un
fantasma, credo. Quel posto  stregato, vero? Di solito non credo agli spiriti, o a cose del genere, ma l
di certo puoi sentirne aleggiare uno.
Pagava pegno?
Ha trovato la mappa.
Ancora una volta, era inutile negare. S. E un martello, anche. Pagava pegno per cosa?
Non appena Hannah pronunci la parola martello, Barnes chiuse gli occhi. Sembr vacillare
leggermente  per l'alcol, pens lei  e il suo viso assunse un'espressione dolente, come se nella sua
mente stesse affiorando un ricordo impossibile da sopportare.
Li ho bruciati. La mappa e il martello. Nessuno verr a sapere...
Troppo tardi.
Hannah apr lo sfollagente lungo il fianco. Clic. Okay. Credo che dovrebbe restare fermo l
dov'.
Barnes apr gli occhi. Avrei dovuto portarlo con me, ieri sera. Ma non ero ancora sicuro.
Lei abbass lo sguardo, not l'oggetto a forma di pistola nella sua mano e sbatt le palpebre. Ci
volle un secondo  un interminabile secondo  perch capisse cosa stava osservando. Barnes aveva un
taser. La sua mente cominci a valutare la situazione. Quegli aggeggi erano registrati, tracciabili. Se
l'avesse usato l, la cucina si sarebbe riempita di pezzetti di carta che avrebbero ricondotto a lui. Non
poteva pensare di... era una follia.
Signore...
Barnes le rivolse ancora una volta quel sorriso triste.  davvero troppo tardi, temo.
E Hannah cap che diceva sul serio.
20
Neil.
Alzai lo sguardo e vidi una donna. Nel chiudere la porta della tavola calda, mi stava dando le
spalle. Ero talmente preso dal libro di Wiseman che non avevo sentito lo scampanellio della porta.
La signora Phillips?
Mi chiami Barbara.
Posai il libro sul tavolo e mi alzai. Il pensiero d'incontrarla mi aveva innervosito, ma scoprii che
non era il caso di esserlo: fu subito evidente che non mi avrebbe liquidato tanto in fretta... non senza
avermi aiutato, comunque. Allo stesso tempo, non sembrava cos vecchia come mi ero aspettato. I
capelli bianchi erano striati di ciocche scure, indossava un completo nero, una sciarpa e piccoli occhiali
tondi che facevano sembrare i suoi occhi minuscoli. Sembrava ancora snella e giovanile. Qualcosa in
lei mi fece pensare a case di campagna, yoga e piccoli appezzamenti di terra medioborghesi. Non mi
dava l'impressione di essere una giornalista di una piccola cittadina di mare: sembrava pi una
professoressa universitaria.
Mi strinse la mano, poi con un cenno indic Il fiore nero.
Credevo che ormai lo avesse finito.
Mi rimisi a sedere. Ho avuto molti pensieri per la testa.
Si allent la sciarpa. S, naturalmente. Le mie condoglianze.
Scivol un po' goffa sulla sedia di fronte a me. Le sue articolazioni, evidentemente doloranti,
riconducevano alla sua vera et. Le mani, posate sul tavolo, sembravano molto pi vecchie del resto; la
pelle, sopra le ossa sottili, era ricoperta di rughe. Notai che la fede e l'anello di fidanzamento le stavano
larghi, e ricordai cosa aveva detto al telefono la sera prima.
Spero che suo marito stia bene.
Sfortunatamente no. Alz una mano e si scost i capelli dietro una spalla. Ha l'Alzheimer.
Da molto tempo ormai. Non sta affatto bene, anche se  raro che se ne renda conto. Di questo, o di
qualunque altra cosa.
Mi dispiace.
La ringrazio. La voce assunse un tono definitivo, come a dire non mi va di parlarne. Un non
detto che avevo lasciato trasparire molte volte anch'io, durante la malattia di mia madre. Barbara
allung il collo sottile come un polso e sbirci sopra la mia spalla in cerca della cameriera. Cosa fa qui
a Whitkirk, Neil? Cosa spera di ottenere?
Quanto avevo intenzione di raccontarle? Stavo valutando la cosa. Di sicuro non la verit su
Ally; non ancora, perlomeno. Stavo per dare la stessa risposta che avevo dato a Andrew Haggerty, ma
poi arriv il bricco di caff, come per magia.
Sono una sensitiva, disse la cameriera.
Barbara sorrise, e le si formarono rughe agli angoli degli occhi.
Dopo che la cameriera si fu ritirata, dissi: Dopo la morte di mio padre, credo di essermi sentito
in colpa.
Chiunque si sente in colpa quando qualcuno vicino a lui muore.
Forse. Ma era vero: non ero andato a trovarlo abbastanza spesso nelle ultime settimane. In un
primo momento, volevo sapere se c'era qualcosa che avrei potuto fare... qualcosa che mi era sfuggito.
Conoscendolo, ho pensato che il miglior modo di farlo fosse cercare di capire su cosa stava lavorando.
Per tutto il tempo, avevo semplicemente creduto che stesse scrivendo della morte di mia madre.
Barbara si vers una tazza di caff. Forse era cos.
Che intende dire?
Magari non esattamente di quello. Pos il bricco, poi si lecc delicatamente la punta del
pollice. Ma lo sa, le storie possono essere pericolose, no? Raccontarle pu avere delle ripercussioni.
Feci un cenno di assenso. E qualche volta, le storie sono cos pericolose che devi aspettare per
raccontarle... Aspettare finch non possano pi ferire nessuno.
Cosa intende dire?
Si strinse nelle spalle. Forse la morte di sua madre lo ha liberato, permettendogli di dedicarsi a
qualcosa che aveva avuto in mente per molto tempo.
Robert Wiseman? O meglio, il libro.
O entrambi. Strapp una bustina di zucchero, che sibil svuotandosi nel caff. A ogni modo,
ora lei ha capito su cosa stava lavorando. E presumo che abbia voluto incontrarmi per via del
messaggio che ho lasciato sulla segreteria telefonica di Christopher.
Gi, perch voleva incontrarlo.
Sembr esterrefatta. Dio, no. Era lui che voleva incontrare me.
D'accordo. Vi siete visti?
No. Non c'era niente di definitivo: ci siamo solo scambiati qualche e-mail, qualche telefonata.
Io ero riluttante a parlare dell'argomento, per cos dire, ma alla fine ho acconsentito a vederci di
persona. E poi non ho pi avuto sue notizie. Mi  sembrato un brav'uomo, per quel che vale. Quella 
stata l'impressione che ho avuto dalla nostra breve corrispondenza. Se ci fossimo incontrati, gli avrei
detto esattamente la stessa cosa che ora dir a lei.
Sarebbe a dire?
Lasci perdere.
Non dissi nulla. Troppo facile. Troppo facile dire che le storie sono pericolose. Avevo gi
sperimentato sulla mia pelle quanto cazzo fossero pericolose. Non sapeva di Ally, non sapeva che
lasciar perdere non era nemmeno tra le opzioni.
Barbara mi fiss  gli occhi come piccole perle dietro gli occhiali  e sottoline il concetto.
Lasci perdere, Neil. Lasci che il passato resti passato.
E se non potessi?
Parliamo di potere o di volere?
Mi appoggiai allo schienale della sedia e incrociai le braccia. Forse di entrambi. Ma a essere
sincero, credo che anche una parte di lei non voglia lasciar perdere. Cio, se lei fosse cos riluttante,
non avrebbe seguito i progressi di mio padre, giusto? E perch incontrare me? Perch suggerire questo
posto tra tanti altri? Questa particolare tavola calda, intendo.
Barbara sorseggi il caff e sorrise. Fu un'espressione dolceamara, che per qualche ragione mi
fece ricordare ci che aveva detto del marito. Ha l'Alzheimer. Da molto tempo ormai. S, pensai. A
volte le storie sono cos pericolose che devi aspettare per raccontarle, in modo che non possano ferire
nessuno.
Forse ha ragione. E credo sia vero che ci che ha fatto suo padre abbia sparigliato le carte.
Immagino abbia visto i giornali di oggi.
I resti che sono stati trovati.
S. Quindi, da un certo punto di vista, sembra che la matassa stia cominciando a dipanarsi.
Forse la verit finalmente verr a galla, nonostante tutto. Perch se quei resti appartengono a chi credo
io, non sono sicura che si potr nasconderla a lungo.
Picchiettai con un dito la copertina del Fiore nero. L'assassino di bambini, immagino. Clark
Poole.
 quello che credo anch'io.
Qual era il suo vero nome?
Charles Dennison. La sua identit non  stata ancora confermata, naturalmente. Ma questa 
solo parte della storia. Quel che ho appreso dai colleghi  che la polizia subacquea ha trovato i resti di
due vittime.
Altre due?
Per ora.
 possibile che l'altro sia Wiseman?
Molto probabile. Non lo so per certo, ma entrambi sono maschi, sembra che entrambi siano
stati in acqua per molto tempo ed entrambe le morti sono sospette. A differenza di suo padre,  certo
che non si tratta di suicidi.
Lasciai che l'insinuazione aleggiasse nell'aria per un momento.
Crede che la polizia li abbia uccisi entrambi?
Prese un altro sorso di caff. Abbassi la voce, Neil. Anni fa, quando Charles Dennison 
scomparso, sono girate un sacco di chiacchiere su chi potesse essere il responsabile. Ufficiosamente,
ovvio. Diciamo soltanto che alcune delle ipotesi sulla sua scomparsa erano molto simili a quello che
Robert Wiseman aveva scritto nel suo romanzo.
Scossi la testa, pensando alla fotografia. Ero certo che Wiseman avesse avuto l'informazione
dalla donna che lui e mio padre avevano incontrato. Come faceva a saperlo?
Be', era uno scrittore, Neil. Gli scrittori fanno delle ricerche. Nessuno sapeva per certo cosa
fosse accaduto a Charles Dennison, e io non credo che Wiseman potesse saperlo. Ha solo valutato
diversi fatti di pubblico dominio, e forse altri che non lo erano, e ha modellato quella che riteneva fosse
una buona storia. Comunque, forse ha scoperto la verit... O, a ogni modo, c' andato vicino.
Abbastanza vicino da rendere nervose le persone sbagliate. E allora...
 scomparso.
Barbara sorrise. S. Perlomeno fino a ora.
Guardai il libro. Crimini realmente accaduti. Ero stato un idiota, cazzo. Da quando avevo letto
l'articolo di Barbara a casa di mio padre, avevo pensato che il riferimento fosse alla ragazzina... Al
serial killer e al suo furgone. Ma non aveva niente a che fare con Charlotte e la sua famiglia. Barbara
stava dicendo che il crimine realmente accaduto negli anni '70 era l'omicidio di un pedofilo;
tessendo insieme le informazioni disponibili, Wiseman aveva elaborato una versione romanzata di un
omicidio realmente compiuto dalla polizia. Come risultato, lei pensava che lo avessero messo a tacere.
Ma perch la polizia si sarebbe presa la briga di uccidere Wiseman?
Fece schioccare la lingua come per smentirmi. Non ho detto che sono stati loro. Cosa le ho
detto sul fatto di prestare attenzione?
Ero troppo frustrato perch me ne importasse. Mi serviva una storia diversa da quella. Il libro
di Wiseman era gi stato pubblicato.  stato un bestseller. Perch prendersi la briga di sbarazzarsi di
lui? Cosa ci avrebbero guadagnato, a parte il rischio di attirare ancora di pi l'attenzione?
Barbara era imperturbabile. Per lei la risposta era ovvia. Per via della moglie.
Rimasi perplesso, poi cercai di ricordare i dettagli. Vanessa Wiseman. Era morta in un incidente
stradale circa un anno dopo la pubblicazione del Fiore nero, poco dopo aver incontrato, proprio l a
Whitkirk, il marito da cui si era separata. Era accaduto il giorno prima che fosse pubblicata l'intervista
di Barbara Phillips.
Lei  stata l'ultima persona a intervistarlo prima dell'incidente della moglie.  esatto? le
chiesi.
No. Sono stata l'ultima persona a intervistarlo in generale.
Per via del suo esaurimento?
S.
Che fu causato da quell'incidente.
Che fu aggravato da quell'incidente. Quando l'ho incontrato, era gi instabile. All'epoca, i
due si erano gi separati da alcuni mesi. Probabilmente avr letto che era un incorreggibile donnaiolo, il
che era vero, ma la amava e aveva bisogno di lei. In questo senso, era come molti altri uomini: sempre
alla ricerca di ci che non possono avere; mai contenti di quello che hanno... finch non lo perdono,
ovviamente. A Wiseman era stata data la libert che aveva sempre desiderato. Ma a me sembrava
evidente che avesse perso qualcosa di molto importante e profondo, ed era sul punto di comprenderlo.
Pensai anche alla foto sulla quarta di copertina del Fiore nero, nella quale Wiseman sembrava
affabile e compiaciuto, attraente e consapevole di esserlo. Nella foto con mio padre, invece, sembrava
proprio il genere d'uomo che Barbara stava descrivendo: qualcuno che si divertiva a farsi cogliere sul
fatto, a condizione di non farsi sorprendere davvero. Era patetico, a essere sinceri. Mi ha messo una
mano sul ginocchio, sa? Anche allora  quand'era piuttosto evidente che stava soffrendo per la moglie
 non ha potuto farne a meno. Per alcuni uomini  cos. Tanto sicuri di loro stessi in superficie, quanto,
poco pi sotto, bisognosi d'affetto e sperduti come bambini.
Sollevai la mia tazza. L'ha incontrata dopo l'intervista, vero? All'abbazia.
S. Quel pomeriggio. Ha avuto una specie di crisi, credo dopo la nostra intervista, e le ha
telefonato. Ha schioccato le dita e lei  arrivata di corsa. E poi  successo... quel che  successo.
Un incidente.
Quasi sicuramente. Posai di nuovo la tazza sul tavolo. Barbara riprese: Non dovrebbe
credere a tutto ci che legge su Internet, Neil. C' stato un incidente d'auto. Ma si sono verificate
alcune stranezze.
Quali stranezze?
Non fu trovato nessun cadavere, tanto per cominciare.
La fissai sbalordito. Anche lei  scomparsa? Sembra che scompaiano un sacco di persone qui a
Whitkirk.
Vero? Comunque sono stata un po' melodrammatica. L'incidente  avvenuto sulla strada
lungo la costa, vicino al picco della scogliera. Si presume che abbia vagato, in stato confusionale, e sia
caduta. Il suo corpo non  stato mai trovato, ma non c' ragione di dubitare della storia ufficiale.
Quindi...
Nessuna ragione sensata, comunque. Ma Wiseman era convinto al cento per cento di aver visto
una specie di furgone, proprio dopo che si era allontanata in auto. Molto simile a quello che aveva
descritto nel suo libro. Dal modo in cui lo ha raccontato, era come se i suoi personaggi avessero preso
vita e lo stessero punendo. Si lasci sfuggire una risatina. Solo che a me non sembr una cosa buffa o
stupida, perch sapevo la verit: i suoi personaggi non avevano preso vita; erano gi vivi. Ma cos'era
accaduto esattamente? Perch il vecchio aveva preso di mira Vanessa Wiseman? Non c'era modo di
saperlo per certo, non ancora, ma forse aveva sospettato che Wiseman potesse aver incontrato la figlia
che aveva perduto. Forse aveva cominciato a seguirlo, lo aveva visto con la moglie in cima alla
scogliera ed era saltato a una conclusione sbagliata su chi fosse veramente quella donna. Barbara
continu. A dispetto di quanto aveva scoperto, gli si leggeva in faccia che incolpava se stesso per
l'accaduto. Nel corso dell'anno successivo, si  estraniato completamente dal mondo. Alla fine,
quand' andato a stare al Southerton, era gravemente disturbato. Voleva farmi delle domande  proprio
come suo padre , ma mi sono rifiutata d'incontrarlo.
Quand' scomparso, stava lavorando a del nuovo materiale.
 pi verosimile che si fosse buttato in maniera ossessiva su quello vecchio, invece. Quel che
mi ha detto  stato sufficiente a convincermi che fosse sull'orlo della follia. Mi ha confidato che stava
rimaneggiando Il fiore nero, che stava scrivendo una specie di seguito, ma piuttosto bizzarro. Questo
nuovo libro avrebbe parlato di un romanziere che scrive una storia che poi prende vita nella realt, e
per questo perde la moglie.
Provai un senso di nausea. Un'autobiografia?
Barbara si protese verso di me. La sua personale interpretazione di un'autobiografia. Neil, lei
mi ha chiesto perch la polizia si sarebbe presa la briga di sbarazzarsi di lui.  una domanda delicata.
Certe persone sarebbero state infastidite dalla lettura del Fiore nero. Preoccupate, addirittura. Ma lei ha
ragione: il libro, a quel punto, era stato pubblicato. Non si poteva fare nient'altro. E nonostante il suo
successo, qualunque connessione con eventi reali sembrava essere uscita dagli schermi dei radar.
Almeno finch...
Lasci quel pensiero in sospeso. Lo finii io per lei. Ma con Wiseman fuori di senno, che va in
giro a fare domande, a catturare l'attenzione su di s...
S, esattamente. L'attenzione sarebbe tornata su di loro. Nessuno sapeva cosa avrebbe potuto
rivelare, o a chi.
Mi massaggiai la fronte. Non faceva una piega. Era perfettamente plausibile che tutto ci che
Barbara mi aveva appena detto fosse vero. Il problema era che non sapeva tutto quello che sapevo io.
Conosceva solo met della storia. E non era la met di cui avevo bisogno.
Che ne  stato della ragazzina? le chiesi.
Sembr colta di sorpresa. Che intende dire?
Nel libro. Charlotte. La sua espressione era una risposta sufficiente, ma feci comunque la
domanda. Anche lei  vera?
Oddio, no. Certo che no. No, pensai, certo che no. Barbara non sapeva che quella famiglia era
tanto reale quanto l'omicidio di Charles Dennison, e non sarebbe stata in grado di aiutarmi a trovare
Ally, o la vera Charlotte, n avrebbe supportato la mia versione se fossi andato dalla polizia. Da quanto
mi aveva detto, dubitai perfino che si fosse mai rivolta a loro. Era un altro vicolo cieco. E il panico
cominciava a farsi sentire.
E adesso che cazzo hai intenzione di fare, Neil? Inoltre, alla luce di quanto emerso, era ancora
possibile andare dalla polizia? Con chi potevo parlare? Nessuno mi avrebbe creduto; ormai si trattava
di trovare qualcuno cui raccontare tutto senza correre rischi. Barbara corrug la fronte. Perch mi
chiede della bambina?
Pensavo... che anche quella parte della storia fosse vera.
Un serial killer che rapisce persone per portarle alla sua fattoria?
Mi sforzai di sorridere. Il libro  ispirato alla realt sotto cos tanti aspetti... cominciavo a
chiedermi se valesse anche per quello.
Ha attinto a piene mani da persone e luoghi reali. In alcuni casi ha fatto a malapena lo sforzo
di dissimularli. Ma, a quanto ne so, non  mai accaduto niente del genere.
Il mio caff era quasi finito. Dovevo uscire da l. Non sarei riuscito a ottenere nient'altro da
Barbara Phillips, e sentii il bisogno di muovermi, di fare qualcosa. Ma cosa? Non saperlo mi faceva
sentire sempre peggio.
A proposito, a che punto del libro  arrivato?
Allung una mano per prenderlo, ma lo afferrai prima di lei. Non volevo che vedesse il fiore.
Volevo solo andarmene. Sono arrivato all'aggressione a casa Fitzgerald, dissi.
Ah, s. Conosco quella parte.  il punto in cui cambia il tono della storia, se ricordo bene.
Lasci che le permetta di riposare la mente, Neil, e di risparmiarle la fatica di leggere. Qualunque fosse
la verit su Dennison, da quel punto del libro in poi, tutto il resto  totalmente inventato. Non  mai
successo.
D'accordo, dissi. Per quel che ne sai tu.
Lei continu: Quell'aggressione non c' mai stata. La ragazzina, se mai  esistita, non  stata
rapita. E il poliziotto non  stato torturato a morte in quella fattoria. Tutta quella parte della trama 
solo un'invenzione di Wiseman.
Alzandomi, feci del mio meglio per sorridere. Mi ha appena rovinato il finale.
Sorrise anche lei. No. Direi proprio di no.
21
Vista da vicino, l'abbazia di Whitkirk sembrava perfino pi antica e diroccata che dalla costa.
Mentre Barnes guidava, Hannah osservava gli archi nudi che, sovrapponendosi l'un l'altro, formavano
strani profili e angoli. Erano stati scuriti dal tempo, cosicch l'intera struttura assomigliava ai resti
bruciati della cassa toracica di un gigante, dato alle fiamme in cima alla scogliera.
Dove stiamo andando? domand lei.
Qui.
Era la prima parola che gli era uscita di bocca da quando avevano lasciato la casa del padre.
Nello spazio circoscritto dell'auto, l'odore dell'alcol era estremamente intenso. Barnes, ormai Hannah
se n'era resa definitivamente conto, era ubriaco fradicio. Per l'intero tragitto, si era dovuto concentrare
intensamente sulla strada, ma continuava a tenere il taser in mano, in equilibrio sul volante. Lei non
aveva voluto rischiare una mossa azzardata. Se fosse riuscita a strapparglielo, l'auto avrebbe rischiato
di rotolare chiss dove. Avrebbero potuto ferire qualcuno. E come avrebbe fatto a spiegare tutta la
vicenda, dopo?
Barnes si ferm nel parcheggio dietro l'abbazia.
Perch qui?
Lui non rispose. Facendo scricchiolare la ghiaia sotto le gomme, parcheggi vicino a una
vecchia giardinetta gialla. Era l'unica altra macchina presente nel parcheggio. Hannah vide una coppia
di anziani, fermi accanto alla staccionata all'estremit della scogliera, stretti nei loro impermeabili
nonostante il clima relativamente mite. Immagin che stessero guardando le barche in mare aperto. A
parte loro, il posto era deserto.
E se li mettessi in allarme?
No. Barnes aveva ancora il taser. Sembrava non avesse altre armi, e visto che non erano pi in
movimento, sarebbe stato pi facile affrontarlo. Comunque, non c'era ancora nessuna garanzia che
sarebbe finita bene. E nonostante l'implicita violenza del suo rapimento, in realt non le aveva ancora
fatto del male. Si era aspettata un luogo pi isolato, ma forse lui aveva qualcos'altro in mente.
Per alcuni istanti, per, Barnes non disse e non fece nulla. Hannah si guard attorno. Il terreno
all'estremit della strada era accidentato, sporco e trascurato. La zona prendeva il nome di Huntington
Moor, brughiera di Huntington. Tecnicamente, quello era ancora territorio di Whitkirk, ma la
brughiera raccolta attorno al paesino arrivava, trasformandosi gradualmente in un bosco, fino alla citt
vicina. L, invece, c'era solo una distesa di roccia ed erica. Quasi ci si aspettava di vedere capre e
pecore pascolare per la brughiera, cercando di sopravvivere in condizioni avverse, ma la zona era arida
e deserta, e l'unico movimento visibile era quello dell'erba che s'increspava sotto le raffiche di vento.
Hannah si guard attorno attraverso il parabrezza. I resti dell'abbazia torreggiavano davanti a
lei, irreali, stagliandosi nudi contro il cielo bianco, freddo come il ghiaccio.
Signore?
Perpetuare quella formalit era assurdo, ma le veniva spontaneo, per abitudine. Barnes le stava
accanto, con un'espressione cupa e sofferente sul volto. Stava fissando la coppia accanto alla
staccionata come se per qualche ragione non sopportasse la loro presenza, come se quella lo
infastidisse.
Alla fine parl. Sapevo che suo padre avrebbe tenuto quegli oggetti. La mappa, soprattutto.
C'era da aspettarselo. Per lui era pi difficile sopportare il pensiero di ci che avevamo fatto.  stata
una cosa orribile, orribile. Non pu nemmeno immaginarlo.
Pagare pegno.
Che cos'avete fatto? gli chiese.
Barnes ci pens su un momento. Posso raccontarle una storia?
Lei disse di s.
 la storia di una bambina. Non importa pi quale fosse il suo nome. Quello che conta  che
molto tempo fa, quando suo padre e io eravamo di gran lunga pi giovani, questa ragazzina  andata da
lui e gli ha detto che un uomo la stava seguendo. Ma lui non le ha creduto. Hannah fece per
interromperlo, ma Barnes scosse il capo: Non farlo. Colin aveva le sue ragioni. Questa bambina
inventava sempre delle storie per attirare l'attenzione, e suo padre era molto occupato, cos non l'ha
presa sul serio. Avrebbe dovuto farlo, ma lui... be', non poteva saperlo. Oddio. Hannah cap dove
sarebbe andato a parare. A quei tempi, questa bambina era un'amica di mia figlia. C' stata una festa
di compleanno, e io ero incaricato di controllare tutti. Siamo andati fuori citt per un picnic a Blair
Rocks, io e la mia ex moglie, insieme con otto bambini. E il fatto , Hannah, che non ho fatto
abbastanza attenzione. Ha visto quel posto. So che l'ha visto. Rasenta il bosco. Sorrise in modo
dolente.
S.
A un certo punto ho alzato lo sguardo e ho capito che era sparita.
Hannah non replic, lo guard e basta. Le mani gli tremavano leggermente. Potresti strappargli
di mano il taser e a malapena se ne accorgerebbe. Ma non si mosse.
Ovviamente, abbiamo setacciato il bosco e siamo riusciti a trovare qualche traccia, ma niente
di utile. Abbiamo trovato la sua biancheria gettata in quel pozzo dietro il vecchio cottage. Un po' pi a
nord, abbiamo trovato tracce del suo sangue su un ponte sopra il fiume. Non il suo corpo, per. Lo
aveva gettato dal viadotto. La marea l'ha trasportato sulla spiaggia la sera dopo.
Conosco bene quel fiume, sergente Price, ricord lei.  molto profondo e molto rapido, sfocia
direttamente in mare, un po' pi gi, lungo la costa.
La mappa, comprese infine Hannah.
Ero presente quando Colin ha fatto quelle croci. Stavamo ipotizzando i suoi movimenti di quel
giorno. Cercavamo di capire il percorso dell'assassino. Dov'era andato. Da che parte l'aveva presa.
Cercavate uno schema.
Anche se sapevamo chi era stato.
Lo sapevate?
S. Charles Dennison. Viveva nel condominio accanto al parco. Non aveva mai fatto mistero
delle sue azioni, ma era molto attento e molto intelligente. Non avevamo mai trovato delle prove, ma
sapevamo che era stato lui. Dennison aveva precedenti coi bambini, e dopo si  divertito a tormentare
suo padre. Sapere che Colin non lo aveva fermato lo divertiva ancor di pi.
Cristo, disse lei.
Era Dennison l'uomo che abbiamo ucciso e gettato nel fiume. Lei doveva avere pi o meno
cinque anni quando tutto questo  accaduto. Barnes sollev lo sguardo su Hannah. I suoi occhi erano
iniettati di sangue. Non ha idea di che colpo sia stato per suo padre. Sentiva di aver tradito la bambina,
e io mi sentivo in colpa per averla delusa. Per aver deluso anche lui, immagino. Per aver fallito.
Hannah cerc di conciliare il racconto di Barnes coi ricordi che aveva del padre. In un certo
senso, quelle parole erano quasi tranquillizzanti. Probabilmente, era pi di quanto avesse potuto
sperare.
Cos voi due... avete ucciso quell'uomo per vendetta.
Barnes scosse la testa, poi disse in modo deciso: No. Per protezione.
Cosa intende?
L'anno dopo la morte di quella bimba, Dennison ha posato gli occhi su un'altra potenziale
vittima. In un certo senso, anche lei  andata da suo padre in cerca d'aiuto. Ma questa volta eravamo
pronti. Non avremmo mai permesso a Dennison di fare del male a qualcun altro. Per questo lo abbiamo
fatto.
Per proteggerla?
Barnes annu, e messa cos la fece sembrare quasi un'azione nobile. Ma la storia non finiva l,
giusto? C'era pi di un cadavere in quel fiume. Prima che potesse ricordare a Barnes quel fatto
scomodo, lui continu. Il ricordo mi perseguita, Hannah. Non ha idea di come mi sia sentito. E so che
perseguitava anche Colin. In definitiva, ha posto fine a entrambi i nostri matrimoni.  per questo che
sua madre lo ha lasciato. Ma nonostante tutto, non me ne sono mai pentito. Anzi avrei voluto farlo un
anno prima.
Per un istante dimentic la domanda che voleva fargli.
 per questo che sua madre lo ha lasciato.
A un certo punto, prima della met dell'album, la madre era sparita da quelle immagini, e anche
dalle loro vite. Di lei Hannah aveva solo una manciata di ricordi, ed erano tutti di biasimo: sguardi
vuoti e sorrisi tirati, stentati. Alla fine, era andata via di casa e aveva iniziato una nuova vita con un
altro uomo; Hannah si era sforzata a lungo di perdonarla. Col tempo c'era riuscita, ma non aveva pi
provato nessun bisogno di cercarla e di scoprire che esistenza conducesse. Il pensiero di base era
sempre lo stesso: Mia madre non mi amava abbastanza. Forse l'aveva perfino spinta ad aggrapparsi
maggiormente al padre.
Finalmente, Barnes stava suggerendo che c'era una spiegazione diversa: la madre non era
riuscita a convivere coi fantasmi del marito. Il fantasma di una bambina morta. Il fantasma di un uomo
che lui aveva ucciso.
E che mi dice del secondo cadavere?
Barnes rise, ma fu un rumore sordo. Robert Wiseman.
Cosa? Conosceva quel nome, naturalmente. Wiseman non era esattamente famoso a
Whitkirk, ma molti avevano sentito parlare del suo suicidio. Cosa c'entrava lui in tutto questo?
Non ha letto il suo libro?
Lei scosse il capo.
No, certo che no. Be', questo  accaduto anni dopo. Wiseman aveva scoperto quello che
avevamo fatto... o almeno  quello che pensai all'epoca. Era di questo che parlava il suo libro. Era
dolorosamente vicino alla verit. E lui ha cominciato a parlarne. A indagare ancora. Stava mettendo
tutti noi in pericolo.
Ges Cristo, Barnes.
D'un tratto, sollev lo sguardo su di lei. Lo so. Ma Colin non c'entra niente.  importante che
lei lo sappia, Hannah. Si  rifiutato di farsi coinvolgere. Mi ha detto che se la verit fosse venuta a
galla, pazienza. Sono stato io. Ho fatto tutto da solo.
Volle credergli. Guardandolo negli occhi, pens che potesse essere tutto vero. Ma non cambiava
la sostanza di ci che aveva fatto. Non cambiava il cazzo di casino in cui ormai si trovavano.
Per proteggere se stesso, questa volta. Non mi sembra un gesto cos nobile, cazzo.
L'ho fatto per proteggere Colin.
Oh, gi, certo. Non per evitare la prigione o altro. Prov un profondo disgusto.
Non andr mai in prigione, Hannah.
Fossi in lei, non ne sarei cos sicuro. E rapirmi non ha reso la cosa meno probabile.
Oh, questo? Si guard la mano, e sembr quasi sorpreso di vedere il taser ancora l. Volevo
solo assicurarmi che mi ascoltasse. Dovevo spiegarle tutto perch non pensasse male di lui. So quanto
significava per lei, e non avrebbe voluto che lei...
Ancora lo protegge, eh?
 cos difficile credere che lo abbia fatto per Colin?  lo stesso motivo per cui lei ha fatto quel
che ha fatto.
Per l'amor di Dio, Barnes. Non  la stessa cosa.
Ah, no?
Hannah non replic. La rabbia stava montando dentro di lei. Piuttosto che scappare, correre via,
d'un tratto desider aggredirlo, prenderlo a pugni. L'unica ragione per cui non lo fece era perch
sembrava gi sufficientemente abbattuto: altri colpi gli sarebbero rimbalzati addosso, e forse sarebbero
stati perfino ben accetti.
E che mi dice di Christopher Dawson? Ha ucciso anche lui?
Fece un'altra risata lugubre. No. Non ho idea di cosa sia successo laggi.
Non ne ha idea. Be', mi perdoni se lo trovo difficile da credere.
La perdono, Hannah. Le perdono pi cose di quante lei immagini.
Oh, e questo che cazzo vorrebbe dire?
Vuol dire che adesso verr fuori tutto. La verit. Tutto per causa sua.
Ho bruciato la mappa. Ho bruciato il martello, gli ricord.
Questo non fa nessuna differenza. Non capisce? Wiseman verr identificato, e la gente
esaminer la sua vita al microscopio. Leggeranno di nuovo il suo libro, in cui due poliziotti gettano il
cadavere di un pedofilo da un viadotto in un posto palesemente modellato su Whitkirk. Leggeranno il
rapporto su Charles Dennison e faranno il collegamento. Wiseman era un bastardo. Non capisce,
Hannah? Perfino da morto, riveler tutto quanto.
Stia zitto. Mi lasci pensare.
Ho passato gli ultimi due giorni a pensare. Non c' modo di fermarlo. L'intero rapporto su
Dennison  una condanna. Aveva sporto diversi reclami. Quando scomparve, Colin e io fummo
interrogati. In quel rapporto c' tutto, e anche di pi. Ancora non capisce, ma tutto le sar chiaro.
Cristo, ero perfino l'ufficiale incaricato d'indagare sul suicidio di Wiseman. Feci in modo di farmelo
assegnare.
Hannah fece per dire qualcosa, ma si ferm. Perch Barnes aveva ragione. Certe cose potevano
anche sparire, ma non le identit, o i libri pubblicati, o interi rapporti. Ed era stupido provare a farlo:
pi cercavi di nascondere cose di quella portata, pi diventavano evidenti.
Ero perfino l'ufficiale incaricato d'indagare sul suicidio di Wiseman.
I media ci sarebbero andati a nozze, e avrebbero scoperto tutto. Hannah si pass le dita tra i
capelli, travolta da un vortice di pensieri.
Allora che cosa faremo?
Ci ho pensato. C' un modo per uscirne. Non protegger lei dalla verit, non protegger me...
ma almeno protegger la reputazione di suo padre. E questo  ci che vogliamo entrambi, giusto?
Rimase perplessa da quell'affermazione. Che intende dire? Cosa dobbiamo fare?
Mi dispiace. Suo padre era un brav'uomo, e l'ha sempre protetta. Ora  il suo turno di
ripagarlo... di aiutarmi a farlo. Pu mantenere il suo buon nome intatto, ma non sar facile per lei.
Hannah guard fuori attraverso il parabrezza. La coppia di anziani si era voltata e stava
tornando verso la propria auto.
Come? gli chiese.
Barnes indic la coppia con un cenno del capo. Quando si saranno allontanati, lei scender
dall'auto e andr al dipartimento. Agli archivi. Trover il rapporto di Charles Dennison. E anche quello
di una bambina chiamata 'Charlotte Webb'.  tutto ci di cui avr bisogno.
Accanto a loro, le portiere della giardinetta si chiusero con un colpo secco.
Non posso far sparire quei rapporti, Barnes.
Non dovr farlo. Dovr solo leggerli.
Hannah non riusciva a capire. E a cosa dovrebbe servire?
Lo vedr. Se vuole una motivazione pi egoistica, allora sappia che la foto che le ho scattato
stanotte  nel rapporto di Charles Dennison.
Cosa?
L'ho messa l dentro questa mattina: una foto di lei nel luogo in cui si sospetta che Dennison
abbia ucciso la bambina. Quella sar difficile da spiegare, non  vero? E Dennison  registrato come
persona scomparsa, quindi immagino che quel rapporto far un viaggetto ai piani alti molto presto.
Hannah non replic. Brutto bastardo.
Barnes sorrise mestamente, leggendo l'espressione sul suo viso.
Il motore dell'auto coi due anziani a bordo prese vita borbottando. La ghiaia scricchiol mentre
si allontanava.
Lo sguardo di Barnes segu il veicolo. Mi dispiace. Dovevo essere sicuro che lei facesse ci
che volevo. Capir quando legger i dettagli. Ma non sar facile.
Barnes...
Ma lei riuscir ad affrontarli. Lo far per lui, e lo far per se stessa.
E lei che cosa far?
Lui fece un respiro profondo. C' un'ultima cosa di cui bisogna occuparsi. Adesso scenda,
Hannah.
Brutto bastardo, pens di nuovo. Barnes l'aveva lasciata nella merda e la stava costringendo a
prendere una decisione. Rischiare di far aprire un'indagine  e consegnare lui, il padre e se stessa alla
legge  o fuggire. Cercare di arrivare alla fotografia prima che qualcuno la vedesse. Leggere i due
rapporti, al di l delle probabili implicazioni. E qualunque strada avesse scelto, non avrebbe potuto
tornare indietro.
Barnes le fece un cenno col taser. Avanti. Far meglio a sbrigarsi.
Dopo un lungo istante di silenzio, nel quale i due rimasero immobili a fissarsi negli occhi,
Hannah prese la sua decisione, scese dall'auto e cominci a correre.
22
Quantomeno, l'atlante stradale di mio padre alla fine si era rivelato utile.
Il piccolo villaggio di Fenton era quasi indistinguibile dagli altri piccoli borghi che
punteggiavano quel tratto di costa: posti cos insignificanti che a malapena avevano un nome. La piazza
principale di Fenton era immersa nel verde, circondata da abitazioni su tre lati, e qualche negozio che
spuntava lungo la strada vicino al picco della scogliera. Una serie di gradini di pietra scendevano gi,
presumibilmente verso la spiaggia. Quel giorno, l'intero borgo era immerso in un silenzio e in
un'immobilit quasi mortali. Parcheggiai in un angolo della piazza, fuori di un modesto cottage a due
piani, poi rimasi seduto in auto per qualche minuto.
Che diavolo avrei detto a quella donna?
Dopo aver lasciato la tavola calda a Whitkirk, ero incerto sul da farsi, ma le parole di Barbara
Phillips non mi avevano abbandonato. Ha attinto a piene mani da persone e luoghi reali. In alcuni casi
ha fatto a malapena lo sforzo di dissimularli. Naturalmente, pensava che il fatto riguardasse solo la
storia di Charles Dennison, ma io ero a conoscenza di ben altri dettagli. Ero arrivato a chiedermi se
potesse esserci qualcos'altro, l, nascosto tra le righe.
Cos ero tornato in albergo e mi ero messo a leggere il libro, studiando i personaggi uno per
uno, e alla fine qualcosa nel capitolo sulla casa-rifugio della signora Fitzgerald aveva catturato la mia
attenzione.
Fuori, sul retro, il giardino ha per confine il limitare della scogliera... e un giorno l'erosione
gliela strapper via.
Fissai quelle parole per un po'. Sembrava uno strano dettaglio da inserire; non aveva nessuna
influenza sulla storia. Cos accesi il portatile e cercai su Google varie combinazioni di casa-rifugio,
casa-famiglia, Whitkirk ed erosione, sperando che Wiseman non si fosse sforzato troppo di
mascherare la realt.
Venne fuori che aveva a malapena cambiato il nome al personaggio.
Una casa-famiglia per bambini era stata gestita vicino a Whitkirk da una signora di nome
Denise Fitzwilliam negli anni '70 e '80. Ormai era sparita: una delle tante abitazioni scomparse,
quando il mare aveva falciato le gambe alla scogliera. Dopo che la casa fu chiusa, Denise Fitzwilliam
era stata costretta a contare soprattutto sui risparmi e sulle donazioni ricevute in beneficenza, e si era
trasferita l, in quella che allora era una casa modesta in un villaggio malmesso.
Una storia triste, specie per la donna amorevole e generosa descritta nel libro, ma gli anni
successivi erano stati clementi con lei. Fenton si era ripulita ed era diventata un posto pi attraente.
Probabilmente la casetta che possedeva aveva raddoppiato il suo valore rispetto a quant'era stata
pagata. Dopo una vita passata a prendersi cura degli altri, forse qualcuno, lass in cielo, aveva deciso
che meritasse pi di ci che aveva ricevuto.
E infine ero arrivato io, a farle fare i conti col passato.
Improvvisa e basta, Neil.
E vedi che succede.
Scesi dall'auto. Il piccolo spiazzo lastricato davanti alla casa era la prova che la signora
Fitzwilliam si prendeva ancora cura del suo piccolo mondo. Una fila di alberelli cresceva dentro dei
vasi disposti di lato, e c'erano due cestini di fiori dai colori brillanti appesi ad altrettanti puntelli sulla
facciata della casa. Appoggiata sul davanzale di una finestra, c'era una cassetta piena di erbe
aromatiche. Il lastricato in pietra era stato spazzato di fresco e portava ancora i segni della scopa di
legno appoggiata accanto alla porta d'ingresso.
Bussai e attesi.
Silenzio.
Avanti. Fa' che sia in casa.
Stavo per bussare di nuovo quando sentii un fruscio all'interno. Era un suono stentato, come se
chi viveva l dentro avesse qualche problema di deambulazione, e tuttavia si muovesse in modo
determinato.
Quando la porta si apr, mi trovai davanti una donna sui settant'anni, con una massa di capelli
grigi e crespi. Era sovrappeso, il suo corpo era fasciato stretto in un maglione rosso molto liso e in un
paio di vecchi pantaloni sportivi neri, e le sue guance erano paffute e rubiconde. Gli occhi, quasi
perduti sopra di esse, erano lattiginosi. Una mano era appesa a una sbarra che era stata avvitata sulla
parete interna; l'altra stringeva il manico di un bastone da passeggio, avvolgendo il pomo quasi
completamente.
Non l'avevo mai vista prima, ma la riconobbi immediatamente.
La signora Fitzgerald.
Fu una sensazione stranissima  la finzione che prendeva vita davanti a me  e per un momento
riuscii solo a fissarla. Quello che disse dopo, sorridendo, mi lasci ancor pi perplesso.
Perch in qualche modo anche lei mi aveva riconosciuto.
Bentornato a casa, figlio mio, disse.
La signora Fitzwilliam mi condusse, attraverso il soggiorno, sul retro della casa. Era una stanza
piccola con travi di legno esposte sul soffitto e moquette da quattro soldi sul pavimento, ridotta qui e l
a uno scarno pagliericcio grigiastro dal passo strascicato dell'anziana donna. Il bovindo dava su un
grazioso giardino, illuminato dalla bianca luce del primo pomeriggio. Nel golfo della finestra, trovava
posto un vecchio divano a due posti. Dall'altro lato, una poltrona e una credenza di legno con le ante di
vetro, e...
Eccoci qui, disse la signora Fitzwilliam. Mi fermai per un attimo sulla soglia, guardandomi
attorno nella stanza, incredulo. Quasi tutte le superfici disponibili erano ricoperte di fotografie. Il
numero complessivo era quasi sconvolgente. Diverse erano ammassate sul caminetto, sopra il fuoco
elettrico, ma furono quelle che coprivano le pareti a catturare la mia attenzione. Quaranta, cinquanta,
troppe per contarle a una prima occhiata. Da quel che potevo vedere, mostravano tutte la signora
Fitzwilliam insieme coi bambini. A volte in gruppo, a volte da soli. Bambini di cui si era presa cura,
immaginai... la sua famiglia allargata. Tutti spariti ormai, come la casa originale, ma, una volta andata
in pensione, si era circondata d'immagini e ricordi di tutti loro. La collezione nel suo complesso doveva
ricoprire interi decenni. Accomodati. Stava indicando il divano. Attraversai la stanza e mi sedetti, poi
la osservai mentre si adagiava con cautela sulla poltrona di fronte a me, con una risatina. E adesso
dovrai scusarmi, ma... chi sei tu, caro?
Come dice?
Quale sei? Ti ricorderai dei miei occhi, immagino... La mia vista  davvero pessima. Non
preoccuparti, per. Ragiono ancora. Ma dovrai ricordarmi chi sei.
Fu allora che capii. Bentornato a casa, figlio mio. Non mi aveva riconosciuto sulla porta
d'ingresso. Tra la mia reazione e la sua vista cos debole, aveva semplicemente fatto una supposizione.
Pensava che fossi uno dei bambini di cui un tempo si era presa cura. Un bambino che era tornato a
casa, non nel luogo dov'era cresciuto, ma dalla donna che lo aveva aiutato a farlo.
Per un secondo, mi chiesi se avrei dovuto sfruttare il malinteso. Avevo bisogno che si fidasse di
me, dopotutto, e visto quanto era stata accurata la descrizione fatta da Wiseman, forse avevo appreso
abbastanza dettagli dal Fiore nero per riuscire a giocare d'astuzia. Wiseman ne aveva inseriti molti nel
suo libro. Forse era possibile riutilizzarne alcuni.
Per... io non ero come lui. Guardandomi attorno in quella stanza, con tutte quelle fotografie,
capii che non avrei avuto cuore di mentire, bench sapessi abbastanza per farlo. Dissi: Mi dispiace,
signora Fitzwilliam. Non ci conosciamo.
Oh. La sua mano libera si strinse leggermente al bracciolo della poltrona, vicino a dove aveva
posato il bastone.
Mi dispiace, ripetei.
No, no. Colpa mia. Di solito sono le sole persone che vengono a trovarmi, ormai. I miei
ragazzi. Ho semplicemente pensato...
Capisco. Non era mia intenzione ingannarla.
Non fa niente. Ma allora chi sei, e cosa posso fare per te?
In verit, non avevo ancora deciso cosa dire, cos feci un respiro profondo e parlai a braccio.
Mi chiamo Neil Dawson. Volevo farle qualche domanda su un uomo di nome Robert Wiseman. Ne ha
mai sentito parlare?
Arricci le labbra, riflettendo sulla domanda, e poi scosse la testa. Non ricordo di averlo mai
sentito. Quando sarebbe stato con me?
Non si tratta di uno dei suoi bambini. In realt era uno scrittore, un romanziere. Anni fa ha
scritto un libro intitolato Il fiore nero. Le diedi la possibilit di riconoscere il titolo, ma lei rimase
perplessa. Lo ha mai sentito?
No, non credo. Che cos'?
Un thriller. Be', forse pi un horror che un thriller.
Oh, no, no. E il cenno del capo fu molto pi deciso questa volta, la questione chiaramente
conclusa da quell'unico dettaglio. Non  il genere di libri che leggo. C' gi abbastanza orrore nella
vita reale per perdere tempo a leggere storie altrettanto raccapriccianti.
Capisco cosa intende.
E le credetti, anche. Per Wiseman doveva pur aver parlato con lei, perch la sua descrizione
era troppo vivida per essergli giunta in qualunque altro modo. Significava che, quando si erano
incontrati, lui le aveva dato un nome fasullo e non le aveva detto le sue intenzioni.
Cosa c'entro io in tutto questo? mi domand.
In una parte del libro, l'autore descrive una casa-famiglia.  molto specifico. Credo si sia
basato su quella gestita da lei.
Capisco. Be', ormai  passato un sacco di tempo.
Mi protesi verso di lei. S. In realt non  la casa in s che m'interessa, ma uno dei ragazzi che
ha vissuto con lei. Una bambina di cui si  occupata.
La signora Fitzwilliam non replic, ma avvertii una leggera tensione in lei. Dopo tutto quel
tempo, era ancora protettiva, ligia al proprio dovere.
Forse avrei dovuto provare a bluffare. Dev'essere stato circa trent'anni fa. Non sono del tutto
sicuro. La bambina doveva avere cinque o sei anni.  stata trovata sul lungomare di Whitkirk, e tutto
ci che aveva con s era una borsa da donna che conteneva un fiore. Pi parlavo, e pi l'espressione
della signora Fitzwilliam s'irrigidiva. Non era pi semplice spirito di protezione. Lo sai, pensai. Sai di
chi sto parlando. E cos, nonostante tutto, provai un filo di speranza. Se sapeva della bambina e di ci
che aveva passato, poteva confermarne l'esistenza. Cristo, forse sapeva perfino come contattarla.
Cominciai a farfugliare. La bambina raccont una storia: disse di essere scappata da una fattoria, ma
nessuno le credette. Per so che stava dicendo la verit. Credo che suo padre fosse esattamente il tipo
d'uomo che aveva descritto.
Non parler dei miei bambini.
So che non vuole farlo. E so che probabilmente non dovrebbe. Ma ho davvero bisogno di
sapere di quella bambina.
Scosse la testa in modo deciso. No. No, te ne devi andare.
Ne ho bisogno pi di quanto possa spiegarle.
Chiamer la polizia, signor Dawson.
Chiusi gli occhi e pensai ad Ally. Mi costrinsi a continuare. Va bene, allora. Forse dovrebbe
farlo. Perch quell'uomo  ancora a piede libero. E se qualcuno non lo trova in tempo, uccider qualcun
altro.
Le sto dicendo che...
Non solo una donna. Anche un bambino.
In quel momento, qualcosa dentro di me si spezz. Ero troppo stanco, troppo spaventato per
Ally. Non c'era rimasto altro da dire.
Il silenzio che segu sembr durare a lungo e, quando alla fine aprii di nuovo gli occhi, la
signora Fitzwilliam mi stava fissando. Il suo volto era tetro. La mascella si muoveva
impercettibilmente. Non riuscii a capire a cosa stesse pensando.
Tesi le mani verso di lei, coi palmi rivolti verso l'alto. La prego, mi aiuti. La prego.
Dopo un lunghissimo istante, sospir. Poi si alz dalla poltrona e, seguendo uno dei sentieri
grigiastri disegnati sulla moquette, and verso la porta.
Aspetta qui, disse.
23
Avevi torto.
La signora Fitzwilliam torn in soggiorno, mezza ricurva, spingendo un piccolo carrello. Le
tazze di porcellana tintinnarono contro la teiera. Era andata in cucina per cinque minuti, e io ero
rimasto dove mi aveva lasciato. Durante la sua assenza, mi ero alzato e avevo gironzolato per la stanza,
controllando le fotografie. Non era servito a nulla. C'erano troppi bambini, e quasi tutte le bambine
potevano essere diventate la donna fotografata al Carnegie Crime Festival.
Torto su cosa? le chiesi.
Cominci a versarmi una tazza di t. Mi hai detto che nessuno le credeva. La verit  che non
molte persone hanno sentito quella storia. Di sicuro non i media.
Mi pass la tazza.
Grazie. Pensai di nuovo a Wiseman. Se l'intera storia non era mai stata riportata dalla
stampa, allora doveva aver sentito i dettagli da qualcun altro. Ho parlato con una giornalista che non
aveva idea della sua esistenza. Non era uscito nulla sui giornali?
Ci fu un appello, un tentativo di rintracciare i genitori, ma i dettagli esatti di ci che disse alla
polizia non sono mai trapelati. La signora Fitzwilliam cominci a versare una tazza anche per s.
Molti giornalisti non ci hanno nemmeno fatto caso. Al giorno d'oggi  anche peggio. Vogliono solo
qualcosa di orribile da vendere ai loro giornali, il che significa che sono interessati soltanto a bambini
scomparsi o peggio. Non sono mai interessati a quelli che sono ancora vivi e bisognosi d'aiuto. Fece
un gesto per indicare le foto alle pareti.
No. Ha ragione. Lei ha creduto alla bambina, per. Cosa le aveva raccontato?
La signora Fitzwilliam torn barcollando alla sua poltrona. Si rimise a sedere con cautela,
tenendo delicatamente in equilibrio tazza e piattino. Oh, s. Era una storia orribile, ma posso dirti con
assoluta certezza che non stava mentendo. Si sviluppa un certo fiuto per queste cose, nel corso degli
anni. Comunque, non  questo il punto.
Sarebbe a dire?
Una bambina di quell'et non dovrebbe avere in testa quelle immagini. Una ragazzina
normale, proveniente da una buona famiglia, non dovrebbe essere in grado di raccontare la storia che
ha raccontato lei. Anche se si fosse inventata tutto, ti chiedo: da dove venivano quelle idee?
Anche un poliziotto le ha creduto.
S.
Veniva a trovarla?
La signora Fitzwilliam disse di s. Era un brav'uomo, da quel che ricordo. I bambini dovevano
stargli molto a cuore.
Gi, molto a cuore. Talmente a cuore che aveva ucciso un assassino pedofilo e aveva gettato il
suo corpo in un fiume. E anche Wiseman. E Dio solo sapeva chi altro.
La signora Fitzwilliam sorseggi il suo t. Non voglio sapere altro, comunque. Riguardo a
quello che dicevi prima. Sul padre e qualcun altro che  scomparso. Ti dir quello che posso, ma non
voglio essere coinvolta ulteriormente, e questo  categorico.  meglio cos.
Meglio?
 pi sicuro.
Ecco, quello era un punto fondamentale. C'era qualcosa di pericoloso nella storia di quella
bambina, che sembrava travolgere tutti coloro che venivano a conoscenza dell'accaduto. Elementi reali
di vita passata trasformati in finzione, che ritornavano, e ti avviluppavano e ti entravano dentro.
La signora Fitzwilliam pos tazza e piattino in equilibrio sul bracciolo della poltrona. Per
quanto mi sia presa cura di lei, e avrei fatto lo stesso per chiunque altro, sono stata felice quando
finalmente se n' andata. Mi vergogno ad ammetterlo, ma  la verit.
Non c' nulla di cui vergognarsi. Posso capirlo, se pensiamo a che razza d'uomo la cercava.
Non era solo per lui. Eravamo protetti, dopotutto. Quel vecchio indirizzo era riservato, non era
sull'elenco. Non c'era modo in cui potesse trovarci, e la polizia si assicur che fossimo al sicuro.
E allora?
Lei fece una smorfia. Il fatto  che parlava. Continuava a raccontare la sua storia, ancora e
ancora. Era gi abbastanza brutto sentirla una volta. Gli altri bambini non avevano bisogno di sentire
certe cose. Vuole vederla?
S, dissi immediatamente.
 nella foto al centro del camino.
Mi alzai e posai la mia tazza sul carrello, poi mi avvicinai al camino. Era una foto che avevo gi
guardato quando la signora Fitzwilliam aveva lasciato la stanza, ma non mi aveva colpito in nessun
modo. Dopo averne avuto la certezza, mi sembr evidente che fosse lei.
 quella sulla destra.
Ma certo. Nella foto, insieme con una versione molto pi giovane della vecchia signora seduta
di fronte a me, c'erano tre bambini: due femmine e un maschio. La bambina sulla destra era piccola,
coi capelli leggermente in disordine, e fissava l'obiettivo con un'espressione inferocita sul viso. Il suo
sguardo di pura energia avrebbe potuto spazzare via dall'immagine tutti gli altri bambini.
Per quanto  rimasta qui con lei?
Quasi cinque mesi. Pi del solito, ma le circostanze erano insolite. Molti bambini vengono
portati via dalla famiglia, se i genitori non sono morti.  raro di questi tempi imbattersi in un bambino
abbandonato. E cos ovviamente la polizia voleva rintracciare la famiglia, che la piccola stesse dicendo
la verit o meno. In ogni caso, dovevano trovarli.
Ma nessuno si  fatto vivo?
No. Mai.
E cos' successo alla piccola?
 stata adottata. Le hanno trovato una famiglia.
Sa dove?
Scosse la testa, e io rimasi leggermente deluso. No. Non l'ho mai saputo.  sempre meglio non
saperlo, per sicurezza, e con Charlotte hanno usato speciali precauzioni, visti i suoi trascorsi.
Charlotte. Dunque Wiseman non si era nemmeno preso la briga di cambiarle nome. Con ogni
probabilit aveva preferito mantenere il dettaglio della Tela di Carlotta, e forse aveva pensato di poter
usare il nome senza problemi, visto che il caso era poco conosciuto. Presumibilmente, la Charlotte
adulta ormai doveva aver cambiato nome. Ma non c'era modo di saperlo. Assorto nei miei pensieri, per
poco non mi persi quel che disse dopo la signora Fitzwilliam. E lei non ne ha mai pi parlato.
Rimisi a posto la foto. Stavo quasi per chiederle qualcos'altro, quando mi resi conto di ci che
avevo appena sentito.
L'ha vista di nuovo, dopo?
La signora Fitzwilliam fece un'altra smorfia. Ogni anno.
Mi avvicinai. La speranza aveva ricominciato ad agitarsi dentro di me. La vede ogni anno?
S. I miei bambini tornano spesso a trovarmi. Ormai sono in pensione, ma questo non significa
che volter mai le spalle a uno di loro. Nemmeno a lei, disse con un triste cenno del capo.
Fu come se la mia mente si fosse svuotata, troppi pensieri la affollavano, tutti in cerca di
attenzione. Quasi per riflesso condizionato, frugai in tasca, in cerca della fotografia del Carnegie Crime
Festival che avevo stampato. La passai alla signora Fitzwilliam senza neanche finire di spiegarla.
 lei questa? Seduta in mezzo agli uomini?
Fammi vedere. Si chin sulla foto, socchiudendo gli occhi a tal punto che quasi scomparvero.
E dopo annu. S. Adesso  pi vecchia, ma  lei.
Ne  sicura?
Abbastanza. Una cosa  non ricordare ogni bambino. Un'altra  non riconoscere una donna
adulta. Specialmente questa.
Il tempo stava rallentando. Presi il foglio dalle sue mani e fu come se mi stessi allontanando
attraverso la stanza. Mi sedetti con cautela, cercando di pensare con calma. Quando l'ha vista l'ultima
volta?
Una settimana fa o gi di l. Sempre la stessa. Ogni anno.
Sempre la stessa. Osservai la fotografia della donna eterea  Charlotte  seduta tra mio padre e
Robert Wiseman. Scattata al Carnegie Crime Festival che si era tenuto ogni settembre fino al 2003.
Quella foto era del settembre 1989. Wiseman era scomparso a settembre. Mio padre aveva alloggiato al
Southerton a settembre.
Alla fine, compresi tutto.
Torna a casa, dissi.
S. Torna a casa. Per il suo compleanno. L'unico che abbia mai avuto.
Chiusi gli occhi.
Anni prima, la bambina era apparsa sul lungomare a settembre. Da adulta, continuava a tornare
sempre in quel periodo, per mettere un segno nel punto in cui la sua vera vita era cominciata. Quello
era il mese in cui aveva incontrato Wiseman e mio padre. Ecco il motivo per cui Wiseman era tornato l
in settembre. L'aveva cercata nell'unico luogo e nell'unico momento in cui sapeva che sarebbe
apparsa, costante come un'ossessione. Ed era cos che anche mio padre l'aveva trovata. Non con un
lavoro d'indagine. Semplicemente sapendo dove sarebbe stata in un determinato periodo.
Il che significava che ormai non avevo modo di rintracciarla.
Stavo per dire qualcosa  non so cosa  quando sentii una vibrazione contro il fianco.
E poi un'altra.
Il mio telefono stava squillando. A tentoni lo tirai fuori della tasca: ALLY CELLULARE.
Ti concedo un paio di giorni. E dopo lei sar mia per sempre.
Fissai il display per un istante. Il mio tempo doveva essere scaduto. E il vecchio non aveva
gettato il telefono di Ally in mare: lo aveva semplicemente spento. Forse avrei potuto...
Ma quell'occasione ormai era perduta.
Chiusi gli occhi per un istante, poi premetti il tasto verde e portai il telefono all'orecchio.
Eccomi, dissi.
Ma fu una voce di donna a rispondermi.
24
Tornata al dipartimento, Hannah scese nel seminterrato. I rapporti precedenti al 1980 erano tutti
in copia cartacea, archiviati in un'enorme stanza nello scantinato dell'edificio. Era possibile richiamare
i numeri di riferimento e le parole chiave da uno dei computer al piano di sopra, ma non voleva
rischiare di entrare nel suo ufficio e incontrare qualche collega. Per il momento, era fuori servizio.
E forse, alla fine della vicenda, lo sarebbe stata per sempre.
Alcune cose sono pi importanti della legge, vero?
Barnes aveva ragione. Anche se non l'aveva apertamente ammesso con se stessa, era uscita dal
seminato nel momento in cui aveva trovato la mappa e il martello, e gli eventi degli ultimi giorni
l'avevano consegnata del tutto al mondo della negligenza professionale. Aveva mentito, aveva nascosto
delle prove e poi le aveva distrutte, e nessuna di quelle azioni l'aveva veramente turbata, perch la
verit su suo padre era molto pi importante. Dopo quest'ultimo passo probabilmente non sarebbe pi
tornata indietro, ma era un tassello naturale lungo il percorso che aveva intrapreso.
C' un modo per uscirne. Non protegger lei dalla verit, non protegger me... ma almeno
protegger la reputazione di suo padre.
Non aveva idea di come sarebbe stato possibile, ma Barnes sembrava averne la certezza. Per il
momento, non aveva altra scelta se non fidarsi di lui. E trovare quella fotografia, sempre che le avesse
detto la verit.
Quando inizi a parlare, il sergente di turno allo sportello dell'archivio sollev un sopracciglio:
era abituato a sentirsi dare numeri di riferimento e a svolgere le proprie mansioni in relativo silenzio, e
sembr piuttosto risentito di dover usare il computer per la ricerca.
Mentre lui digitava i dettagli che lei gli forniva, Hannah si guard attorno. Era la biblioteca pi
desolata del mondo: file e file di scaffalature grigie che scomparivano nell'oscurit, tutte stipate di
documenti, di crimini catalogati. Alcuni faldoni erano grossi, altri piccoli, ma ormai quasi tutti
dimenticati. Immagin che di notte la stanza emettesse un rumore frusciante, come di scarafaggi. Per il
momento, gli unici rumori erano lo scricchiolio di un carrello, che riecheggiava da qualche parte tra i
corridoi, e le dita del sergente che battevano sulla tastiera.
Charles Dennison  evidenziato. E anche Robert Wiseman. Entrambi sono in questa pila o
dovrebbero esserci. Indic gli ammassi di rapporti gradualmente accumulati sulla scrivania accanto a
lui: i rapporti di persone scomparse pronti per andare al piano di sopra.
Almeno era arrivata in tempo.
Devono essere portati nel mio ufficio. Pu cercarmeli, o dare priorit ai nomi che le ho dato e
assicurarsi che siano i primi che guarder?
Il sergente fece una smorfia, ma annu.
Bene. Nel frattempo, guardi se c' un rapporto su Charlotte Webb.
Come nel libro?
Quale libro? Per un istante pens a Wiseman, ma dopo si rese conto di cosa intendesse dire il
sergente. Oh. Non lo so. Con due B, immagino.
Mentre le dita dell'uomo picchiettavano sui tasti, Hannah ricord cos'altro le aveva detto
Barnes: Non sar facile per lei.
Perch? pens.
Dopo tutto quello che le aveva detto, cosa poteva esserci di peggio?
Charlotte Webb, con due B, disse il sergente.
L'ha trovata.
Certo che s. Suon il campanello sulla sua scrivania, poi grid rivolto verso i corridoi:
Vieni, Igor. Fermati per un minuto. Ho una missione di salvataggio da affidarti.
Cinque minuti dopo, Hannah era seduta a un vecchio bancone malconcio che percorreva
un'intera parete dello scantinato. Non avrebbe sfigurato nel laboratorio di scienze della scuola di un
quartiere povero: grinzoso e scuro, ancora troppo simile a un albero piuttosto che a un mobile. C'erano
delle prese elettriche che lo percorrevano in lunghezza, e a ognuna era attaccata una lampada col
braccio flessibile. Accese la pi vicina, e cerc d'ignorare gli scricchiolii del carrello che
riecheggiavano da qualche parte dietro di lei.
WEBB, CHARLOTTE. Le dita di Hannah fremettero leggermente mentre apriva il fascicolo. Il
primo foglio contenuto era un rapporto coi dati dell'interrogatorio.
Data dell'interrogatorio:
7 settembre 1977
Luogo:
Dipartimento di polizia di Whitkirk
Ufficiali presenti:
Sergente Graham Barnes
Sergente Colin Price
Altri:
Helen Daniels, Supervisore del Dipartimento di assistenza all'infanzia
Interrogata:
Nome non fornito [Charlotte Webb]
Sotto, c'erano delle linee tratteggiate dove, in normali circostanze, venivano registrati indirizzo,
numero di telefono e data di nascita dell'interrogato, inclusi eventuali numeri di riferimento e dettagli
relativi a casi associati. Su quel modulo, per, qualcuno aveva tracciato una linea diagonale,
escludendoli. Probabilmente era stato suo padre, visto che era sua la calligrafia di quanto era stato
aggiunto a margine.
Il soggetto di questo interrogatorio  una femmina sconosciuta, di circa cinque o sei anni d'et.
 stata trovata, mentre vagava da sola, in data 07/09/'77, dal sergente Colin Price, allertato da un
privato cittadino. Il sergente Price ha localizzato il soggetto sul lungomare di Main Street, di fronte al
lotto 82, attualmente occupato dalla tavola calda The Fisherman's Drift.
Altezza 1 m e 27 cm, occhi azzurri [si veda allegato]. Al momento del ritrovamento, il soggetto
aveva capelli biondi spettinati, indossava abiti antiquati e portava con s una borsa da donna che
conteneva un fiore pressato [si veda allegato].
Quando il sergente Price si  avvicinato a lei, il soggetto era non comunicativo. Non  stato in
grado di fornire il proprio nome, quello dei genitori, un indirizzo, o dettagli di come fosse arrivata nel
luogo suddetto. Alla menzione dei genitori, il soggetto  diventato angosciato.
L'interrogatorio ha luogo nella stanza 3.8. In base alla sezione 4 (1967), l'interrogatorio
avviene in presenza della dottoressa Helen Daniels.
Nota  Interrogatorio informale: domande pacate e non specifiche; giocattoli; interruzioni
ecc. Segue sommario. Registrazione inclusa. Dichiarazione [si veda allegato] confermata dagli
ufficiali presenti e dalla dottoressa Daniels come accurata, e conseguentemente sottoscritta.
Mise il foglio da parte e pass al successivo.
E rabbrivid. In realt non si trattava che di una pagina bianca con due fotografie pinzate su un
lato. Erano a colori, ma evidentemente datate. Era abituata alle stampe digitali odierne, e quelle
sembravano arcaiche e pittoresche, come vecchi scatti delle vacanze. Ma era il modo in cui erano
disposte che la disturb... Proprio come le foto dell'album del padre.
In effetti,  probabile che l'abbia fatto lui.
Quella in alto era una foto relativamente informale, scattata poco dopo l'arrivo della bambina 
poi ribattezzata Charlotte Webb  alla stazione di polizia. Indossava un vestito a scacchi bianco e blu,
sporco, e i suoi capelli erano aggrovigliati, mezzi annodati in treccine. La prima impressione di Hannah
fu che la bambina dovesse aver avuto un lungo sonno agitato, ma a un'ispezione pi ravvicinata, il suo
aspetto non era quello di una bambina orfana o scappata di casa. Sembrava piuttosto che nessuno si
fosse preso cura di lei, che le avessero messo addosso il primo vestito trovato per caso. I commenti
introduttivi del padre  vestiti antiquati  non davano molte indicazioni. Il vestito, in particolare, era
semplicemente bizzarro. Era fuori del tempo, come se appartenesse a un'incisione vittoriana.
Charlotte guardava nell'obiettivo, e la sua espressione era difficile da decifrare. Non era
scontrosa  non esattamente , ma di sicuro era circospetta e diffidente, come quella di un animale
nervoso pronto ad attaccare, se necessario, o a difendersi con le unghie e coi denti in caso la fuga non
fosse stata una possibilit praticabile.
Piccola creaturina selvatica.
La fotografia in basso era pi rivelatoria, perch era stata preparata con attenzione. Era un
primo piano di Charlotte, dalle spalle in su. Scattata qualche giorno dopo la prima, ritraeva la bambina
in posa. Il viso era stato ripulito, i capelli lavati, i nodi sciolti. Comunque, la differenza pi significativa
stava nella sua espressione: la cautela iniziale si era visibilmente attenuata. Non era del tutto sparita; la
macchina ne cattur un lampo nei suoi occhi. Ma quell'esserino chiuso a riccio aveva cominciato ad
aprirsi un po'.
Ebbe un dubbio. Poteva essere quella la donna che era insieme con Dawson nel filmato? Non
c'erano ancora relazioni lampanti tra i casi, ma grosso modo l'et sembrava combaciare.
Osserv la foto con attenzione. Non c'era comunque maniera di stabilirlo. Nonostante la ferocia
e l'aura selvaggia che emanava, la bambina era molto piccola, i lineamenti si stavano ancora
sviluppando. Se l'avesse incrociata in quel momento  da adulta, per la strada  non sarebbe stata
sicura di riconoscerla. E ovviamente, valeva anche per la donna nel fotogramma con Christopher
Dawson, cos lontana e sfocata.
Volt pagina. Altre due fotografie erano pinzate sul lato del terzo foglio. Quella in alto ritraeva
la borsa. Quella in basso mostrava un fiore pressato.
Un fiore nero.
Qualcosa si strinse nel petto di Hannah.
Impossibile. Non poteva essere.
Una coincidenza. Ecco cosa doveva essere. Il cervello umano cerca un filo logico, tutto l. Solo
una pura coincidenza.
Non aveva nulla a che fare con la storia che il padre le raccontava quand'era piccola. Quella che
stava cercando il giorno in cui aveva avuto paura ed era finita in soffitta, e non aveva trovato il libro,
ma una mappa e un martello.
E tuttavia, mentre fissava la foto, ebbe l'impressione che gli scaffali dietro di lei stessero
lentamente allontanandosi, il rumore del carrello scomparve, finch non rimasero che lei, il fiore e il
pulsare delle sue vene. Rimase l seduta, incerta sul da farsi. Non sapeva nemmeno se sarebbe riuscita a
voltare pagina.
Fallo, Hannah. Scopri la verit.
Puoi fare qualunque cosa.
Il pensiero la raggiunse con un'insistenza che la sconvolse e la riport nel mondo reale. Le
sembr di sentire la voce del padre, quella determinazione e quella risolutezza che poi lei aveva
ereditato, proprio come il suo aspetto e il suo sangue. Cos volt la pagina, trov l'interrogatorio
trascritto e inizi a leggere.
E non era una coincidenza.
Anche se doveva esserlo, non lo era.
D: Puoi dirci come sei arrivata nel posto di cui abbiamo parlato? Fuori della tavola calda di
Main Street?
R: Sono scappata dal mio pap e da mio fratello. Abbiamo litigato sul tram e io mi sono alzata
e sono corsa via e sono saltata gi.
D: Perch avevate litigato?
R: Non lo so. Ero triste. Sono sempre triste. Mio padre e mio fratello fanno un sacco di cose
che non mi piacciono. Mi fanno male. Il mio pap mi fa male, e dice anche a mio fratello di farmi
male.
D: Ti fa male come?
R: Non come fanno male agli altri. Ma noi dormiamo nel fienile, e mi picchiano, e a volte non
mi danno da mangiare.
D: Quando succede?
R: Quando rompo le uova o rovescio il latte. O se non pulisco le stalle come si deve, perch
devi spazzarle come si deve altrimenti gli schemi vengono tutti sbagliati. Se non faccio le cose come si
deve, il mio pap si arrabbia.
D: Ti fanno male in altri modi?
[Nessuna risposta.]
D: E la tua mamma?
R:  sempre triste come me, ma mi piace ancora stare con lei. Il mio pap porta a casa un
sacco di libri, e lei mi legge le storie e mi dice che andr tutto bene.
D: Era l sul tram quando avete litigato?
R: S. Era fiera di me perch ho fatto quello che voleva fare lei.
D: Anche lei voleva che saltassi gi dal tram?
R: [Cenno enfatico del capo.] S. L'ho vista dal finestrino mentre il tram si allontanava e lei
sembrava spaventata, ma credo che fosse molto fiera di me.
D: Lo credo anch'io. Dovrebbe esserlo. Sei una bambina molto coraggiosa, non  vero?
[Nessuna risposta.]
D: Puoi raccontarmi della tua casa?  una fattoria, giusto?
R: [Pi animata.] S. C' una casa e tanti tanti campi. Abbiamo mucche e pecore e persone e
galline. E anche maiali.
D: Avete persone?
R: S.
D: Vi occupate di tutti loro?
R: Pi o meno. Io mungo le mucche, lavo e pulisco. Ma non mi  permesso di fare le uccisioni e
il cambiamento. Quello lo fa pap, e poi lo far mio fratello quando sar pi grande.
D: Il cambiamento? Che intendi dire?
R: [Non riesce a spiegarsi bene.]  come se io ho gi tutti i miei ovuli. Tutto va avanti e avanti,
e niente muore per davvero. Le cose cambiano da una cosa all'altra.  con questo che c'entrano gli
esperimenti del mio pap, ma non mi piacciono. Come con Jane. Non mi piace quello che le 
successo.
D: Cosa le  successo? Puoi raccontarcelo?
R: Pap l'ha messa sotto la casa.
D: E a te questo non  piaciuto?
R: No. Lui dice che non fa differenza, ma invece s. Perch smettono di parlare e di giocare.
Non lo noto cos tanto con le mucche o i maiali, ma le persone sono diverse, perch il cambiamento 
come se porta via le cose che mi piacciono. Jane non parla pi con me e mi manca.
D: Hai detto che il fiore che avevi con te era Jane.
R:  Jane dopo che  cambiata. Dopo che ha smesso di parlarmi.
D: Puoi descrivere Jane?
R: Era come lei. [Indica la dottoressa Daniels; questo sembra voler dire adulta piuttosto che
un'esatta descrizione fisica.]
D: Di cosa parlavate?
R: Parlavamo... mi ha detto che andava tutto bene. Diceva sempre che se ne sarebbe andata e
mi avrebbe portato al sicuro. Un sacco di volte, quando non ero sotto la casa, lei urlava e piangeva, e
faceva tremare il pavimento. Ma, quando ero l sotto, mi diceva che mi voleva bene e che dovevo...
Non lo so.
D: Credi che Jane fosse fiera di te quando sei saltata gi dal tram?
R: S. [Cenno enfatico di assenso.] Credo che lo sia ancora anche se non pu pi dirmelo. 
ancora viva, ma in una forma diversa. Ma Jane mi piaceva di pi prima.
D: Prima?
R: Prima che pap la trasformasse in un fiore.
Ecco a lei.
Un rumore come di uno schiaffio la fece sussultare. Era un fascicolo, gettato sulla scrivania
accanto a lei. Cosa?
Il sergente si stava gi allontanando. Il primo fascicolo. Dennison, disse.
Hannah diede un'occhiata alla cartellina scura e vide il nome scritto di lato sull'etichetta nera.
DENNISON, CHARLES. Ma era troppo distratta per prestargli attenzione. Continu a guardare il
fascicolo Webb. Lo osserv, lo scorse tutto. Come se un'esplosione fosse deflagrata in un universo
distorto, a pochi centimetri di distanza da questo.
Ricord la sua storia preferita da bambina. Parlava di una bambina che cresceva in una fattoria
terribile, trattata come poco pi che una schiava da un padre e da un fratello crudeli. La fattoria era
grigia e priva di colori, e tutti i fiori che crescevano l erano neri. Un giorno la ragazzina, affamata,
rub una mela da un albero e il padre si arrabbi cos tanto che la seppell viva in mezzo ai boschi e la
lasci l. Ma uno sconosciuto gentile la trov. Vide fiori neri a forma di bambina che crescevano sopra
il tumulo e la salv dalla tomba, poi la port via in un posto in cui i fiori avevano tutti colori
meravigliosi, dove sarebbe stata al sicuro per sempre.
Non era una coincidenza.
Ma... cos'era allora?
O quella Charlotte aveva letto lo stesso libro e si era inventata una storia basata su di esso,
oppure...
Oppure non c'era mai stato nessun libro.
Chiuse gli occhi e cerc di figurarsi l'oggetto solido tra le mani... o in quelle del padre; era lui
che glielo leggeva. Si sforz, ma non ci riusc. Se qualcuno glielo avesse chiesto prima di allora,
sarebbe stata pi che certa che fosse illustrato, perch aveva delle immagini in mente che andavano di
pari passo con le parole. Erano immagini che aveva visto su una pagina, o le aveva create nella propria
mente, ascoltando le parole?
Non c'era modo di saperlo.
Hannah poggi i gomiti sulla scrivania e si massaggi la fronte con la punta delle dita,
sforzandosi di fare chiarezza nella propria mente, cercando di riflettere.
E se fosse stato davvero cos? Dunque il racconto di Charlotte era vero, e il padre l'aveva solo
trasformato in una storia. Aveva preso gli orrori di quell'interrogatorio, li aveva forgiati in un racconto
confortante e li aveva raccontati alla figlia, ancora e ancora. Perch l'avrebbe fatto?
Si rese conto che le sue dita, invece di massaggiarla, stavano picchiettando sulla fronte, come
uccellini. Apr gli occhi e si ferm.
Poi torn indietro di qualche pagina, alle due fotografie di Charlotte: la bambina feroce e quella
leggermente pi rilassata. Guardandole, Hannah sent qualcosa farsi strada dentro di s. Un'idea.
Se era possibile che il padre avesse preso gli elementi reali di quel rapporto e li avesse
trasformati in una storia, che aveva ripetuto cos tante volte da farle credere che fosse inventata... allora
non poteva aver fatto anche il contrario? Non poteva aver preso una cosa inventata e averla ripetuta  e
fatta ripetere a lei  tanto da farle credere che fosse vera?
Tu sei Hannah Price, figlia del sergente Colin Price.
Ma era impossibile.
Non aveva senso.
DENNISON, CHARLES.
Con le mani che tremavano, Hannah mise da parte il fascicolo Webb e apr l'altro. La sua
fotografia era in cima ai fogli: Barnes lo aveva fatto davvero, quindi. La prese e se la infil in tasca.
Il primo fascio di fogli era un sommario dell'indagine sulla scomparsa di Charles Dennison: una
lista di persone interrogate e dichiarazioni raccolte. Scorrendolo, vide il nome di suo padre. E anche
quello di Barnes. Erano entrambi menzionati numerose volte, e il successivo fascicolo spillato rivel il
perch: lamentele dello stesso Dennison, scritte in una grafia ampia e infantile. Accuse di molestie
contro il sergente Colin Price. Erano diverse, ognuna con un rapporto pinzato sul retro. Suo padre era
stato ripreso ufficialmente. Cristo. A quanto c'era scritto, sembrava che avesse tormentato l'uomo
incessantemente, dandogli la caccia in modo ossessivo. Barnes aveva ragione. Se qualcuno avesse letto
quei rapporti, il collegamento sarebbe stato immediato.
Quel che ancora non capiva era come impedirlo.
Mise da parte quei rapporti e arriv al faldone principale. Era molto pi spesso di tutti gli altri
messi insieme, cos cap che doveva essere quello: l'indagine collegata alla ragazzina che Dennison era
sospettato di aver ucciso. Anzi il numero di riferimento era proprio l in fondo alla pagina...
Hannah si ferm.
 la storia di una bambina, ricord.
Questa ragazzina  andata da Colin e gli ha detto che un uomo la stava seguendo.
Rimase immobile. Si limit a fissare il foglio di carta davanti a s.
Suo padre era molto occupato, cos non l'ha presa sul serio.
Nella sua mente, per, tutto aveva preso a vorticare  una tempesta di parole e ricordi  mentre
la bomba cadeva, una volta per tutte, sul suo mondo.
Ero incaricato di controllare tutti. Ma non ho fatto abbastanza attenzione. Abbiamo trovato la
sua biancheria gettata in quel pozzo. Non il suo corpo. La marea l'ha trasportato sulla spiaggia la
sera dopo..
Oddio, disse Hannah. Ma le parole non le uscirono di bocca.
Suo padre e io eravamo amici a quei tempi. Sono stato una delle prime persone a venirvi a
trovare all'ospedale dopo la sua nascita.  cos difficile credere che lo abbia fatto per Colin?
 cos difficile crederlo?
Guard il numero di riferimento.
[PRI-1976a: omicidio  Anna Price (anni 5)]

Estratto dal Fiore nero di Robert Wiseman
Vista da vicino, l'abbazia di Whitkirk sembra perfino pi antica e diroccata che dalla costa.
Mentre Pearson si avvicina in auto, gli archi nudi, sovrapponendosi l'un l'altro, formano strani profili e
angoli. Sono stati scuriti dal tempo, cosicch l'intera struttura assomiglia ai resti bruciati della cassa
toracica di un gigante, dato alle fiamme in cima alla scogliera.
C' un parcheggio subito dietro l'abbazia. Pearson si ferma e posteggia vicino a una vecchia
Ford sgangherata. Una coppia di anziani  fermi accanto alla staccionata all'estremit della scogliera,
stretti nei loro impermeabili  guarda le barche in mare. Il vecchio  quasi calvo, tranne che per una
striscia di capelli bianchi che gli cingono la parte posteriore della testa, facendolo assomigliare a un
monaco; le mani, intrecciate alla base della spina dorsale, reggono un binocolo, la cui fibbia penzola
dietro le sue ginocchia. Accanto a lui, la moglie, pur avvolta nell'impermeabile, ha la forma di una
pera. Ha capelli grigio-bianchi, che la pioggia e il vento attorcigliano in una massa umida: sembrano
l'immagine di una tempesta su una cartina meteorologica. L'uno accanto all'altra, avvolti nel loro
silenzio, sembrano contenti.
Quella visione rende Pearson insopportabilmente triste.
A lui, il futuro non riserva niente del genere. Gloria se n' andata ieri. Gli ha detto che era
cambiato; che era diventato un estraneo. La verit  che non  mai stato abbastanza bravo come marito,
e avevano cominciato ad allontanarsi molto tempo prima, ma sa che lei ha ragione, e che gli ultimi tre
mesi sono stati diversi.
Da quand' successo quel che  successo a Poole.
 in questi termini che pensa alla faccenda: quel che  successo a Poole. Come se fosse
qualcosa di orribile capitato per caso, di cui lui  stato solo un testimone. Ma anche guardando alla
faccenda da quest'altra angolazione, la visione nella sua testa  impossibile da sopportare... e tuttavia
non riesce a distogliere lo sguardo. Pensava che sarebbe stato facile uccidere un uomo. Non lo  stato in
nessun senso.
In quelle ultime settimane, si  sentito perseguitato.  perseguitato dalla bocca gracchiante di
Poole, dal viso insanguinato che non era pi un viso. Soprattutto, per,  il gesto finale del vecchio che
lo tormenta: il fatto che non fosse ancora morto. Poole non aveva pi una bocca per parlare, ma ancora
sollevava il braccio in un futile gesto di protezione di quel che rimaneva della sua faccia. Il suo corpo
sapeva che era morto, ma continuava ad aggrapparsi alla vita.
A volte, Pearson lo immagina in fondo al fiume, che ancora si muove dentro il suo sacco come
un feto. Vivo in un senso diverso, ora; inerte, forse, ma non privo d'influenza. Negli incubi di Pearson,
il vecchio avvelena l'acqua come la carcassa di una pecora in un ruscello di montagna. L'essenza di
Poole scorre gi lungo il fiume e fino al mare, e torna indietro con la corrente, infrangendosi sugli
scogli sotto di lui. Al viadotto, alberi e fiori crescono tutti contorti, e la prossima generazione di uccelli
gracchier in modo pi osceno dell'ultima, i loro strilli saranno sempre pi simili a quelli di un uomo in
agonia.
Questo gli ricorda la storia di Charlotte, sui morti che diventano fiori.
La storia che non era una storia, dopotutto.
Pearson ha una fiaschetta di liquore nel vano del cruscotto. Svita il tappo d'argento e beve. Il
sapore  forte e caldo, e amplifica quello che ha gi bevuto. Il fondo della sua gola  ostruito dall'alcol.
Osserva le rovine dell'abbazia attraverso la pioggia che ticchetta sul parabrezza, confondendo
gradualmente la vista. Non  un clima da turisti; quella coppia di anziani, oggi,  l'unica a sfidare la
scogliera. Spera che se ne vadano presto, cos potr restare solo.
Pensare a Poole e alla bambina conduce inesorabilmente a pensare a Sullivan, e Pearson sa che
il collega  molto pi tormentato di quanto lui non sar mai. Sullivan  diverso, per: sembra avere una
capacit quasi ultraterrena di sopportare i fantasmi del passato. Forse, con la morte di Anna Hanson
sulla coscienza da pi di un anno, ha soltanto fatto pi pratica nell'affrontare il senso di colpa. Ma
Sullivan  convinto che Charlotte sia ancora viva da qualche parte, e non si conceder di crollare finch
non l'avr trovata e non l'avr portata di nuovo al sicuro.
Pearson crede che sia morta. Se  viva, la immagina vittima di sofferenze cos atroci che non
riesce a pensarci. Ma sospetta che sia morta non molto tempo dopo Poole, e ora, dalla tomba vuota di
lei, emana la stessa orribile influenza che i suoi incubi attribuiscono a un vecchio che giace sul letto di
un fiume.
Pearson prende un altro sorso, poi riavvita il tappo.
La coppia ha smesso di fissare il mare. Si volta e attraversa il parcheggio; gli stivali
scricchiolano sulla ghiaia, i passi sono incerti a causa dell'et avanzata. L'uomo d un'occhiata a
Pearson, ma la coppia non sembra particolarmente interessata a lui. La pioggia  aumentata, e senza
dubbio sono ansiosi di andarsene.
Lui fissa lo sguardo davanti a s, ma sente la portiera della macchina sbattere, poi il motore che
prende vita tossicchiando e infine il rumore dei sassi smossi sotto gli pneumatici della vecchia Ford,
che esce dal parcheggio e si allontana. Adesso Pearson  rimasto solo, col ticchettio della pioggia e i
fantasmi nella sua testa.
Mentre scende dall'auto, la pioggia gli colpisce il viso e un vento freddo gli sferza la pelle. Il
mondo rimbomba leggermente. Forse  l'alcol, ma quelle pulsazioni sembrano prendere piede in tutto il
suo corpo: martellano in gola, poi sulle tempie, poi al centro del petto. I resti dell'abbazia torreggiano
davanti a lui. Sembrano irreali, mentre si stagliano nudi contro il cielo grigio e freddo come il ghiaccio.
Si avvicina al parapetto. Il mare si comprime e si contrae nella sua corsa verso l'orizzonte. L
sotto  selvaggio e increspato, si getta contro gli scogli e va in pezzi, poi lo rif, ancora e ancora.
Sembra cos lontano quell'abisso, e i suoi occhi non riescono a sostenere la vista.
Pearson fa un respiro profondo.
S, lui  molto diverso da Sullivan. Non riesce pi a sopportarlo. Uccidere un uomo non  una
cosa da nulla. Gli sembra che il mondo sappia tutto ci che quell'uomo avrebbe potuto fare, se fosse
vissuto, e che sia in lutto per i rapporti di causa ed effetto di cui  stato derubato. E cos, si riprende una
parte di te per sostituire quelle mancanti.
C' una somiglianza tra lui e Sullivan, per: fin dalla scomparsa di Poole, sono entrambi nel
mirino. Girano pettegolezzi e ipotesi. Naturalmente, Sullivan, vista l'ossessione che ha per quell'uomo,
ha sopportato il peso maggiore.
Cos, almeno, da tutto questo pu venire qualcosa di buono.
Pearson ha scritto una lettera e l'ha lasciata piegata sul sedile del passeggero.  una
confessione: non d indizi su dove si trovi il cadavere di Poole, ma specifica che ha agito da solo quella
notte. Senza menzionarlo direttamente,  il meglio che Pearson possa fare per scagionare Sullivan da
ogni accusa.
Si protende sul parapetto.
 freddo e bagnato sotto le sue mani. La pioggia gli pizzica gli occhi.
 gi qualcosa, perch sa che Sullivan non smetter mai di cercare Charlotte se c' una
possibilit che sia ancora viva, e Pearson gli augura buona fortuna. Il minimo che possa fare  dare
all'amico il tempo e lo spazio per essere ossessionato.
Il piede gli scivola sul parapetto mentre si lascia cadere.  un atto meno aggraziato di quanto
avrebbe voluto. Pensa questo, poi sente un freddo improvviso e vede la cima della scogliera che si
staglia contro il cielo, salendo verso un nuovo orizzonte.
Ha il tempo di pensare che gli sembra di volare.
Parte terza
25
Si avvicinava la sera. Quando arrivai all'ospedale, a qualche chilometro da Thornton, il giorno
stava cominciando ad appassire e morire.
Il parcheggio del pronto soccorso aveva una struttura circolare, coi posteggi che circondavano
un'aiuola centrale, spuntando attorno come petali. Lasciai l'auto nel primo spazio vuoto che vidi, poi
corsi sotto choc nella gelida aria serale e, passate le porte scorrevoli, raggiunsi l'accettazione. L'area
era stata trasformata in un cantiere: era nel mezzo, recintata, con sedie di plastica addossate contro le
pareti da ciascun lato. I distributori automatici mormoravano dolcemente. Il bancone principale era in
fondo: un cubo illuminato fatto di plexiglas, con una donna di mezza et seduta dietro la scrivania.
Mi scusi, da che parte per la corsia 57?
Da quella parte. Si protese in avanti, indicando con una biro in fondo al corridoio sulla destra.
Trover delle porte, e subito dopo un ascensore per i visitatori.  al quinto piano, poi segua le
indicazioni.
Grazie.
L'ascensore fu abbastanza facile da trovare, ma continuai a premere il pulsante pi e pi volte:
sembrava non partisse mai. Andiamo, andiamo. Alla fine le porte si aprirono. L'interno era minuscolo,
pi piccolo di una scatola di sardine. Le porte si chiusero con un clangore, e quel coso arranc
lentamente verso il quinto piano, sussultando in maniera allarmante.
Non morire.
Non ti azzardare a morire, cazzo.
Le porte dell'ascensore si aprirono e io uscii. La corsia era indicata sulla sinistra. La trovai
quasi subito, ma dovetti suonare un interfono e aspettare... di nuovo, per quella che sembr un'eternit.
Non morire, maledetto bastardo.
Quando avevo risposto alla telefonata proveniente dal cellulare di Ally, mi ero trovato a parlare
con una donna, la dottoressa Matheson. Qualche ora prima, mi aveva spiegato, era stata chiamata
un'ambulanza per soccorrere un vecchio su un ponte nel centro citt di Thornton. I passanti lo avevano
visto, ovviamente sofferente  era piegato in due e si teneva il petto  e avevano allertato il pronto
intervento. Secondo i testimoni, il vecchio stava deliberatamente gettando alcuni oggetti nel fiume
sottostante: frugava a vuoto nelle proprie tasche in cerca di portafogli e chiavi. Alcune persone erano
intervenute per fermarlo  per aiutarlo  e il vecchio aveva fatto resistenza, all'apparenza confuso,
prima di collassare definitivamente ed essere trasportato di corsa l. Un brutto attacco cardiaco, mi
aveva detto la dottoressa. Era ancora vivo, ma in condizioni critiche.
Non avevano idea di chi fosse. L'unica cosa di cui il vecchio non era riuscito a sbarazzarsi era
un cellulare seppellito in fondo a una delle tasche del cappotto. La dottoressa Matheson lo aveva
acceso, aveva controllato l'ultimo numero nel registro delle telefonate e aveva richiamato nella
speranza di mettersi in contatto con un parente.
Ti ho trovato, pezzo di merda.
La porta della corsia 57 ronz per qualche secondo, poi la serratura si sblocc. La aprii con una
spinta e percorsi un corridoio che girava attorno a un'area divisa da tende blu. C'era un'altra reception,
e le donne l sedute erano immerse in una fitta conversazione.
Mi scusi, dissi io.
Una di loro si gir verso di me. Dica. Posso aiutarla?
La dottoressa Matheson mi sta aspettando. Sono qui per vedere un paziente che  stato
ricoverato.
Nome?
Non lo so.  un attacco cardiaco, ma il paziente non ha identit.  stato trovato su un ponte nel
centro di Thornton.
Oh, s.
L'infermiera allung il collo  mi stai tra i piedi  e guard il muro dietro di me. Mi voltai e
vidi un tabellone bianco suddiviso in sezioni da un pennarello indelebile nero. Nomi e appunti erano
scarabocchiati nella griglia con un pennarello verde. Molte caselle erano piene, mentre quelle vuote
erano ancora sporche di evanescenti sbavature d'inchiostro relative ai pazienti precedenti.
M'indic la direzione da cui ero arrivato. Stanza A3. Dietro quell'angolo laggi.
Che faccio, entro e basta?
S, dovrebbe andar bene. Cerchi soltanto di fare molto piano, perch credo stia dormendo. Dir
alla dottoressa Matheson che  arrivato.
Okay. Grazie.
Hai una stanza tutta tua, allora.
Mi avvicinai alla porta, sentendo il sangue pulsare sulle tempie. Era davvero lui? Anche dopo
tutto quello che avevo letto, che avevo scoperto, era ancora difficile credere che una persona del genere
esistesse davvero.
Ma era cos. E doveva essere lui, perch aveva il telefono di Ally.
Aprii la porta ed entrai nella stanza.
Era piccola e poco illuminata. La luce principale sul soffitto era spenta, ma un blocco montato a
muro illuminava leggermente il letto e il suo occupante. Con quell'accozzaglia di macchinari, e gli
azzurri e i gialli pastello delle pareti, mi ricord la stanza di un bambino. Ma l'uomo che giaceva
addormentato nel letto era tutt'altro.
Mi fermai per un istante, incerto sul da farsi, col vecchio l davanti. Poi chiusi piano la porta
alle mie spalle, mi avvicinai all'estremit del letto e lo guardai.
Anche seminascosto dalle coperte, si vedeva che era magro come uno stecco e, a parte alcuni
ciuffi di capelli grigi e unti che gli spuntavano sulle tempie, quasi completamente calvo. Gli occhi
erano chiusi ma orribilmente sporgenti, come se un sottile strato di pelle fosse stato drappeggiato sopra
un paio di biglie, mentre la met inferiore del viso era coperta da una maschera di plastica, che un tubo
collegava a un cilindro avvitato al muro. Aveva la testa reclinata all'indietro sul cuscino e il collo
esposto; la pelle era cascante e raggrinzita. Il pomo d'Adamo era solido come una nocca, e i tendini che
lo circondavano erano tesi come cavi.
Non era morto  lo si deduceva dal costante pulsare di linee e luci che il battito cardiaco
tracciava sul monitor accanto al letto , ma sembrava comunque un cadavere: era immobile, con la
pelle cerea e giallognola.
Era anche molto pi piccolo ed emaciato di quanto avessi creduto. Per via del libro, mi ero
immaginato un uomo forte e terrificante, ma quell'uomo sembrava gracile. Naturalmente, chiunque
sarebbe sembrato gracile in quelle circostanze, tenuto in vita da flebo e aghi conficcati nelle vene. Ma
era difficile credere che fosse il mostro di cui avevo letto. Sembrava quasi... insignificante.
Ma  questo l'aspetto che hanno i mostri. Proprio come chiunque altro.
Continuavo a serrare i pugni: le dita si rilassavano e si contraevano.
Dov' Ally? sussurrai.
Una delle sue palpebre ebbe un lieve fremito. Mi stavo avvicinando per ripetere la domanda,
poi la porta si apr alle mie spalle. Feci un passo indietro, mi voltai e vidi una donna di mezza et con
un camice blu pallido.
Salve. Sorrise e mi porse la mano.
Tesi la mia e gliela strinsi. La dottoressa Matheson?
S. Grazie per essere venuto... Per essere arrivato cos in fretta.
Non sapevo per quanto ne avrebbe avuto.
Oh. Be', per il momento  stabile. La dottoressa chiuse la porta e mi super per controllare il
paziente. Non saremo certi del danno al suo cuore finch non avremo i risultati degli esami del
sangue, ma nel frattempo gli abbiamo somministrato sedativi e anticoagulanti, e continuiamo a
reidratarlo. Continuiamo a tenerlo d'occhio. Non  vero, amico? L'ultimo commento era diretto quasi
con affetto al vecchio. Amico. La Matheson, naturalmente, non sapeva che razza d'uomo fosse in realt
il suo paziente. Lo conosce, presumo.
Avevo riflettuto su come gestire la cosa. Non potevo darle un nome falso, ma se avessi
dichiarato di non conoscerlo, il fatto che avesse il cellulare di Ally avrebbe aperto a molti interrogativi.
In quel momento avrei dovuto chiamare la polizia, certo, ma non credevo che la dottoressa Matheson
fosse la persona pi adatta come prima confidente per spiegare quanto accaduto.
Pi o meno.  lo zio della mia ragazza. Il suo nome di battesimo  John, ma non conosco il
cognome. La famiglia  disseminata qui e l. Ho cercato di rintracciare la mia ragazza, ma non era in
casa. E ovviamente lui aveva il suo cellulare, per qualche ragione.
Episodi di demenza?
Non che io sappia.
Glielo chiedo per via del suo comportamento prima dell'arrivo dell'ambulanza. Stava gettando
via i suoi averi. Stando ai racconti, sembrava molto confuso e disorientato.
S, probabilmente  cos che lo vedono le persone normali. Un vecchio che si comportava in
modo strano, senza sapere cosa stesse facendo. Ma non lo era affatto. No, trovandosi lontano da casa, e
pensando di essere sul punto di morire, aveva cercato di eliminare qualunque traccia che potesse
spingere le autorit a bussare alla sua porta. Cos non avrebbero trovato la casa n scoperto cosa facesse
laggi.
Voleva tenere la sua famiglia al sicuro.
Non so, dissi.
Sa cosa stesse facendo a Thornton?
No. Non siete riusciti a chiedergli niente?
 stato solo semicosciente. E non spesso. Abbass di nuovo lo sguardo su di lui. Al
momento, preferisco lasciarlo tranquillo e a riposo. Ero solo curiosa.
Gi, anch'io ero curioso. Non tanto della sua salute. Com'era arrivato su quel ponte nel centro
di Thornton? Viveva solo a qualche chilometro di distanza? O erano centinaia? Era frustrante pensare
che la fattoria potesse essere nelle vicinanze, forse solo a pochi minuti da l, e che non vi fosse modo di
scoprirlo. In quel momento potevo essere vicinissimo ad Ally e non lo avrei mai scoperto. O non
abbastanza in fretta.
Da dove venivi?
Mi venne in mente una cosa. Ha detto che ha gettato tutto nel fiume?
Questo  quello che mi  stato riferito, s.
Chiavi della macchina?
Ci pens su. Non lo so. Qualcuno ha parlato di un mazzo di chiavi. Potevano essere delle
chiavi di casa. Perch?
Feci del mio meglio per sorridere. Pensavo solo al da farsi. A come comportarci quando si sar
rimesso di nuovo in piedi.
Oh, ma certo. Capisco.
Quello cui stavo pensando in realt era che poteva esserci un veicolo parcheggiato da qualche
parte: un furgone rossastro arrugginito che aveva dovuto abbandonare. Perch se fossi riuscito a
trovarlo, forse la polizia avrebbe potuto rintracciare la targa. E ricavarne un indirizzo.
La dottoressa parl di nuovo. Senta, devo fare il giro delle visite. Pu anche restare seduto qui
per un po', se vuole. Non troppo, per, per favore.
Annuii. Forse lo far, solo per un po'. Cercher anche di pensare al cognome.
Lei chiuse la porta molto piano dietro di s, e io fui lasciato solo col vecchio.
Silenzio.
L'unico movimento nella stanza era sul monitor, il bip che registrava le sue funzioni vitali in
modo esitante. Osservai l'ossuta cassa toracica sollevarsi e abbassarsi sotto il lenzuolo per un minuto.
Poi mi protesi su di lui, avvicinai la bocca al suo orecchio e parlai a bassa voce.
Mi senti?
Non ci fu nessuna risposta. Solo il suo respiro stabile. Le scie luminose e ondulate sul monitor
accanto al letto.
Dov' Ally? Da dove sei venuto?
Di nuovo, nessuna risposta. Mi allontanai.
Poi feci un respiro profondo e andai di sotto per telefonare alla polizia.
Una volta risalito in macchina, composi il numero avuto da Hannah Price: il numero dedicato
all'indagine sui corpi trovati al viadotto.
Se dovevo parlare con qualcuno della polizia, quel qualcuno doveva essere lei. Per prima cosa,
era incaricata delle indagini al viadotto. Se gli omicidi di Dennison e Wiseman stavano venendo alla
luce, significava che non poteva essere coinvolta, altrimenti avrebbe sicuramente cercato di coprirli.
Era anche la persona con cui sarebbe stato pi facile parlare, perch era gi a conoscenza di parte dei
fatti che avrei cercato di esporle. Quanto fosse grande quella parte, lo avrei scoperto molto presto.
Rispose una donna.
Dipartimento di polizia di Whitkirk. Come posso aiutarla?
Ho bisogno di parlare col sergente Hannah Price, per favore.
Un momento. Ci furono dieci secondi di silenzio sulla linea, e poi: Spiacente. Il sergente
Price non  disponibile al momento.
Cazzo.
Pu chiederle di telefonare a Neil Dawson non appena possibile?
A che riguardo?  possibile che possa assisterla un altro ufficiale.
No, devo parlare assolutamente con lei. Ci pensai. Avevo bisogno di attirare la sua
attenzione, e c'era un unico modo per farlo. Pu dirle che ha a che fare coi corpi di Charles Dennison
e Robert Wiseman.
Con Charles...
Dennison. E Robert Wiseman. Adesso sto tornando a Whitkirk. Le dica di chiamarmi il prima
possibile... su questo numero, il mio cellulare.  molto importante. Urgente. Ha scritto tutto?
Mmm... S, signore. Fatto. Posso solo...
Riattaccai.
Poi presi l'atlante stradale di mio padre dal sedile del passeggero. Adesso sto tornando a
Whitkirk. Era esattamente ci che avevo intenzione di fare, ma il centro di Thornton era solo a qualche
chilometro da l, ed era pi o meno nella stessa direzione. Solo una piccola deviazione.
Per dare credibilit alla storia che avrei dovuto raccontare, sarebbe stato utile se fossi riuscito a
trovare quel cazzo di furgone.
Seguii le strade con la punta delle dita, cercando il percorso giusto... Anche se, realisticamente,
sapevo che una volta arrivato non avrei avuto nessuna possibilit di localizzare il veicolo. Il vecchio
poteva anche non aver usato il furgone per arrivare a Thornton. E anche se fosse stato l, come diavolo
avrei fatto a trovarlo? Poteva averlo parcheggiato ovunque in una citt in cui non ero mai stato prima.
Era un tentativo disperato. Ma che altro avrei potuto...
Vidi qualcos'altro. Il mio dito smise di muoversi.
A met strada tra l e Thornton, tra gli spazi e le linee sottili impresse sulla pagina, mio padre
aveva disegnato una minuscola croce con una biro nera. Era quasi impossibile vederla, motivo per cui
mi era sfuggita nel viaggio di andata, ma c'era. Proprio accanto a un minuscolo villaggio chiamato
Ellis.
Ellis F.??
Fissai la mappa e rabbrividii. Il calendario di pap: l'itinerario che vi aveva segnato. La prima
nota era Haggerty A., e poi, nel giorno in cui doveva andare a Whitkirk, aveva scritto Ellis F.,
seguito da due punti di domanda, come se non fosse sicuro che valesse la pena andare o meno.
Avevo immaginato che fosse un altro appuntamento per vedere una persona, come con
Haggerty, ma mentre osservavo la croce che aveva segnato, proprio l in aperta campagna, un'altra
idea cominci ronzarmi in testa. Non aveva necessariamente senso, ma non riuscivo a liberarmene.
Ellis F.: e se si fosse trattato di Ellis Farm, una fattoria?
26
Schemi, pens Hannah.
Era cos facile farsi ingannare da loro. Molto tempo prima, suo padre le aveva insegnato a
riconoscere alcune costellazioni nel cielo notturno, e poi le aveva detto la verit: in realt le stelle
raggruppate in una costellazione erano ad anni luce di distanza l'una dall'altra e non avevano nessuna
relazione tra loro. Ma i nostri avi avevano trovato schemi nel cielo e avevano dato loro nomi di dei,
animali ed eroi. Li avevano inseriti nei loro racconti, o addirittura avevano modellato quelle storie su di
essi. E tuttavia, perfino al giorno d'oggi, quando guardiamo il cielo vediamo delle costellazioni e
crediamo che siano reali, perch questo  ci che ci hanno insegnato a vedere.
Aveva interpretato male la mappa del padre. Dopo il ritrovamento dei cadaveri al viadotto,
aveva immaginato che mostrasse i luoghi in cui erano nascosti altri corpi, ricavando cos da quelle
croci un proprio schema. In realt, raccontava l'ultimo angoscioso percorso che una bambina  Anna
Price  aveva compiuto un pomeriggio di molto tempo prima. Era il resoconto del dolore, della rabbia e
del senso di colpa del padre.
In quel momento Hannah era di nuovo in cucina, a sfogliare lentamente le pagine del suo
prezioso album fotografico. Cominci dall'inizio, con quella che  ormai lo sapeva  era la foto di
un'altra bambina, accoccolata tra le braccia di Colin Price, e and avanti fino alla pagina in cui Barnes
si era fermato quand'era stato l.
Lei doveva avere cinque anni quand' accaduto.
La bambina, in sella alla sua bicicletta per la prima volta senza le rotelle, col maglione rosso
fatto a maglia e un enorme sorriso sul visetto. Il padre sullo sfondo, altrettanto deliziato. L'ultima
fotografia di Anna Price.
Sentendosi svuotata, Hannah gir pagina.
La bambina nella foto successiva era pi grande, ma non di molto: non abbastanza da creare
sospetti. Era di profilo, accovacciata in soggiorno accanto al caminetto, in jeans e maglietta azzurro
pallido. I capelli erano dello stesso colore. Il viso... Impossibile dirlo.
Sfogli qualche altra pagina, in cerca di un primo piano frontale di se stessa. Pagina dopo
pagina, non ne trov nessuno. Non finch non raggiunse i primi anni dell'adolescenza, e a quel punto
non aveva senso paragonare visi e valutare la loro somiglianza.
Era un uomo molto intelligente.
S, lo era: a quel punto Hannah se ne rese conto. Era stato molto attento ad assemblare
quell'album. Ancora schemi. Dall'inizio alla fine, aveva tutta l'aria di una linea retta ininterrotta:
un'intera infanzia rilegata in una copertina scricchiolante di pelle, della quale non c'era mai stata
ragione di dubitare, perch la menzogna che conteneva era stata nascosta troppo bene. I solchi nel
terreno in cui la bugia era stata sepolta erano stati smussati troppo bene per poterne scorgere il disegno.
Si massaggi il viso.
Non so chi sono.
L'album mostrava un amalgama di due bambine... e forse era giusto, lei era un misto di
entrambe. In qualche modo, era davvero la bambina che il padre dimostrava di amare cos tanto in
quella prima fotografia, o almeno avrebbe potuto benissimo esserlo. Ma era anche la donna adulta che
riusciva a guardare la morte e la violenza e a vederle come semplici dati di fatto, solo un'evoluzione,
momenti di un processo di trasformazione. Era nata come Charlotte, poi era cresciuta come Anna in
tutto fuorch nel nome, ma anche quello era praticamente identico. Suo padre le aveva raccontato le
storie come verit e le verit come storie, e ormai lei era un arazzo inestricabile di entrambe.
Lui aveva agito con le migliori intenzioni. Continuava a ripeterselo... Oltre che per curare se
stesso, lo aveva fatto per curare lei. Aveva preso gli orrori della sua infanzia e li aveva nascosti; l'aveva
tenuta al sicuro e aveva trasformato una bambina ferita e spaventata in una donna che avrebbe potuto
fare qualunque cosa.
Tu sei il sergente Hannah Price, figlia del sergente Colin Price.
Ma non era vero.
Non importava quante volte potesse ripeterlo. Il padre aveva studiato quei discorsi per farla
sentire sicura e intoccabile, ma erano menzogne. Non riusciva a ricordare i primi anni alla fattoria: tutto
quello che le veniva in mente era la storia che lui le aveva raccontato, e la familiare  e ormai sempre
pi intensa  sensazione di minaccia e terrore. Ma la storia era una bugia, e non sarebbe durata. Non
c'era nulla da fare per fermare la minaccia incombente. La vita di Hannah Price era stata costruita sulle
fondamenta gettate dal padre, e quelle fondamenta erano state distrutte.
Chiuse l'album, poggi i gomiti sul bancone e si prese il viso tra le mani.
E cominci a piangere.
Poco tempo dopo, il suo cellulare squill. Lo ignor. Qualche istante pi tardi, l'apparecchio
emise un bip per informarla che aveva un messaggio in segreteria. Alla fine, prese il telefono e ascolt
il messaggio.
Sergente Price? Sono Simon, dall'ufficio. Ho ricevuto adesso i rapporti, e... Non so, forse si 
presa davvero un giorno libero, ma se non  cos pu farmi uno squillo? Si tratta dell'ispettore capo
Barnes. Ho davvero bisogno di scambiare due parole con lei.
Bip.
Simon era uno dei suoi agenti. Fiss con sguardo vacuo il telefono per alcuni istanti, incerta sul
da farsi. Non se la sentiva di parlare del caso proprio in quel momento, ma se si trattava di Barnes
avrebbe dovuto chiamarlo. Gli vennero in mente le sue parole. C' un'ultima cosa di cui bisogna
occuparsi.
Che cosa aveva fatto?
Esit per un lungo istante, poi chiam l'ufficio.
Simon, sono io.
Salve. Grazie per avermi chiamato subito. Questa ...  un po' una stranezza, in realt. Ha
visto l'ispettore capo Barnes oggi?
No. La bugia venne spontanea. Chiss se sarebbe tornata a tormentarla. Perch? Che cos'
'una stranezza', Simon? Risparmiami i convenevoli.
Scusi, capo.  solo che un testimone ha dichiarato di aver visto qualcuno cadere dalla cima
della scogliera poco fa. Un possibile suicida.
Hannah si sent raggelare.
C' un modo per uscirne. Non protegger lei dalla verit, non protegger me... ma almeno
protegger la reputazione di suo padre. Anche il nome di Barnes era ovunque nel rapporto su
Dennison. Era stato interrogato. Era un sospettato.
Non andr mai in prigione, Hannah.
Si costrinse a fare la pi ovvia delle domande.
E questo cosa c'entra con Barnes?
Be', la sua macchina  nel parcheggio lass. L'agente si lasci sfuggire una risatina nervosa,
come se non potesse credere alle implicazioni di ci che stava dicendo.  chiusa e tutto quanto, ma 
abbandonata l. Ho provato vari numeri e lui non mi risponde.
Dovevo essere sicuro che lei facesse ci che volevo.
Chiuse gli occhi. Cap che Barnes aveva deciso di addossarsi la colpa di tutto. Pagare pegno.
Le aveva detto tutto quello che poteva, e aveva messo la fotografia nel rapporto per essere sicuro che
lei leggesse il resto prima di chiunque altro. Si era assicurato che fosse preparata per ci che sarebbe
venuto dopo. E poi l'aveva fatto.
Capir quando legger i dettagli. Ma non sar facile. Mi dispiace.
Hannah domand: Hai allertato la guardia costiera?
S, Simon l'aveva allertata, ma Hannah sent a malapena la risposta.
Se Barnes l'aveva fatto davvero, che piega avrebbero preso le cose? Era possibile salvare la
reputazione del padre? Una volta identificati i cadaveri di Dennison e Wiseman, i conseguenti
interrogativi, uniti al suicidio di Barnes, avrebbero condotto proprio a quest'ultimo.
Quando la gente avesse messo insieme i dettagli contenuti nei rapporti, l'identit di Hannah  o
almeno l'uccisione della vera figlia di suo padre  sarebbe stata rivelata, ma tecnicamente quella era
un'altra questione. Ammesso che le cose fossero andate in quel modo, e cio che lei fosse stata adottata
e avesse dimenticato le sue origini, non aveva commesso nessun crimine. Nessuno aveva infranto la
legge. Nonostante tutto, avrebbe spinto molto affinch la stampa si tenesse lontana dalla faccenda, e il
corpo di polizia avrebbe serrato i ranghi per proteggere i propri membri.
Suo padre era un brav'uomo, e l'ha sempre protetta. Ora  il suo turno di ripagarlo.
S, pens. Qualunque cosa avesse fatto, e chiunque lei fosse stata una volta, Hannah Price glielo
doveva. C'era una remota possibilit che ne uscisse indenne. Esteriormente, perlomeno.
Riapr gli occhi. D'accordo. Cerchiamo di non preoccuparci troppo nel frattempo. Sar l tra
poco.
Okay. Oh, c' solo un'altra cosa. Ho un messaggio da parte di Neil Dawson.
Alla buon'ora. Cos'ha detto?
Sta tornando a Whitkirk e vuole che lei gli telefoni. Dice che  urgente, a quanto pare. Ha
detto qualcosa riguardo a... Charles Dennison e Robert Wiseman? Questi nomi le dicono qualcosa?
Hannah l per l non rispose. Ecco qua. Barnes non sapeva se Christopher Dawson e la misteriosa
donna fossero collegati al vecchio caso. Ovviamente, in qualche modo lo erano, e Neil Dawson aveva
scoperto da solo l'identit dei cadaveri del viadotto. Non ne usciva cos pulita, dopotutto. Quindi eccola
l, l'incognita inaspettata: ci che avrebbe potuto farla inciampare e finire nella polvere. Capo?
Forse. Ho sentito parlare di Wiseman. Tu non hai riconosciuto il nome?
No.
Allora non pensarci. Hannah fece un respiro profondo. Puoi farcela. Devi farcela. Dawson
ha lasciato il suo numero di cellulare?

Estratto dal Fiore nero di Robert Wiseman
C' il rumore costante di una pala che smuove il terreno.
Sullivan osserva tutto attraverso un campo d'erba trascurata. C' un bunker di cemento pallido
sulla destra e, davanti a lui, sul limitare di un bosco, una fila di meli. L, un uomo grasso e calvo sta
lavorando la terra. Sembra un maiale:  sudato e arrossato dal sole, stretto nei jeans da lavoro, mentre
scava il terreno sotto gli alberi. Non appena ha finito, appoggia la pala contro un tronco. Sullivan
osserva l'uomo che getta qualcosa di bianco e informe nella buca alle radici dell'albero, poi comincia a
ricoprire tutto di terra con la pala.
Capisce cosa sta vedendo.
Sotto la casa alle sue spalle, Jane Taylor  stata seppellita fino al collo e lasciata l a morire.
Tutto attorno a lei, nello spazio scuro e angusto, c'erano i fiori neri che erano cresciuti nutrendosi della
sua vita mentre si dissolveva nel suolo. Adesso quest'uomo sta seminando un'altra vittima, ma stavolta
in un altro terreno. Questo corpo sar impiegato per gli alberi che vi crescono sopra, riciclato in
corteccia, fiori e frutta.
Quando ha finito, l'uomo allunga una mano e prende una mela dai rami pi bassi. Poi la morde,
e il rumore  quello di ossa che si spezzano.
Sullivan si sveglia di soprassalto. Nella piccola camera da letto regna un'atmosfera di
turbamento, come se qualcuno avesse gridato, facendola sussultare. Ma l c' solo lui, e non vuole
pensare di essere il genere d'uomo che urla nel sonno.
Giace sdraiato per un po', il suo corpo  caldo e madido di sudore, il cuore gli martella nel
petto.
Non hai urlato.
Ma sa che potrebbe benissimo averlo fatto.
Sono passati sette mesi da quando Charlotte  scomparsa. Quattro dal suicidio di Pearson. E due
mesi da quando si  separato dalla moglie e si  trasferito in questa casetta a schiera. All'esterno, la
facciata di mattoni rossi  scurita in alcuni punti, fino a sembrare quasi nera; l'interno  anche pi tetro.
Tutti i mobili sono stati forniti insieme con la casa, e lui passa la maggior parte delle serate seduto sul
divano polveroso, a bere, e molte delle sue notti a sognare cose orribili.
Non  pi un sergente di polizia. Non  pi niente, in realt.
Per, nel frattempo, sa di essere diventato esattamente il genere d'uomo che urla nel sonno. Il
suo comportamento  diventato instabile e bizzarro agli occhi del mondo esterno. L'igiene non  una
priorit; si lava ogni tre giorni e non fa eccezione nemmeno in quelle rare occasioni in cui esce di casa.
Quando va a fare una passeggiata, vaga senza meta lungo strade di campagna, o a volte per le strade di
Thornley. Cerca di pensare. Ma i suoi pensieri sono cos strambi e insensati che trovarvi un senso 
come guardare una folla disordinata e desiderare che si trasformi in una fila indiana.
Oggi si fa la doccia... o qualcosa del genere, visto lo stato della casa. Non c' una vera e propria
doccia: solo una specie di stetoscopio di plastica bianca tubolare, di cui due estremit sono collegate ai
rubinetti del bagno, e una terza diventa un rudimentale innaffiatoio che si tiene sulla testa mentre si sta
seduti nella vasca. L'acqua  sempre troppo fredda; lavarsi  una prova di resistenza. Mentre sta seduto
l, a capo chino e con le spalle doloranti, tremando sotto il getto ghiacciato, si dice che questa  la
ragione per cui spesso non si preoccupa pi di lavarsi: troppo sforzo; una cosa troppo umiliante. Ma la
verit  che non gli importa perch non gli importa.
Sullivan chiude i rubinetti, uno alla volta, e riceve un ultimo schizzo d'acqua gelida sui piedi.
Mentre si passa addosso l'asciugamano davanti allo specchio del mobiletto, nota che il suo corpo si sta
deteriorando allo stesso ritmo della sua mente. I mesi sembrano diventati anni.  deperito e beve
troppo. Gli effetti sono chiaramente riflessi nello specchio. L'alcol lo sta erodendo, tanto che riesce
quasi, e con dolore, a percepire la massa dei propri organi interni.  come se il suo corpo si stesse
assottigliando per prepararsi a un periodo d'ibernazione, o forse a qualcosa di peggio. Come se si stesse
purificando in previsione di un calvario.
Gi, nel salotto, sente il tappeto ruvido sotto i piedi, e la polvere che aleggia nell'aria... L'intera
casa  stagnante. Riesce a immaginarla mentre si divora da sola, rosicchiandosi dall'interno, proprio
come il suo corpo sta facendo con lui. Le pareti sembrano restringersi un po' di pi ogni notte, nel
tentativo di schiacciarlo e di cancellare la sua esistenza senza che nessuno se ne accorga.
Si prepara un caff, poi si siede al tavolo davanti alla finestra e sbircia fuori con cautela
attraverso le tende, aprendole il minimo indispensabile per non rischiare di attirare l'attenzione di chi 
in strada.
 cos che passa la maggior parte del suo tempo. Tiene d'occhio la gente e osserva i veicoli. 
sempre in attesa di vedere un furgone rosso arrugginito parcheggiato fuori, o che si allontana lungo la
strada, ma non c' mai. Non c' mai solo perch lui non guarda fuori al momento giusto per vederlo.
Sullivan pensa di continuo a Charlotte.
Ricorda quanto era spaventata quando l'ha trovata quel giorno sul lungomare, e come aveva
cercato di mostrarle umanit nei giorni seguenti. Le aveva promesso di badare a lei e di tenerla al
sicuro. Le aveva dato un barlume di speranza e poi l'aveva delusa completamente. Non avrebbe mai
dovuto fidarsi di lui. Certe cose, forse,  meglio che non siano accadute.
E c' perfino di peggio. La casa-famiglia della signora Fitzgerald non  mai stata ufficialmente
sull'elenco, e quindi c' un unico modo possibile in cui la famiglia di Charlotte  riuscita a localizzarla:
anche se pensava di essere stato attento, dovevano averlo seguito in una delle sue visite serali. Li aveva
condotti lui da lei. E mentre era occupato altrove, l'avevano portata via.
Questo  tutto ci cui riesce a pensare. La sola grazia salvatrice concessagli  la consapevolezza
che, se lo stavano seguendo allora, forse lo stanno seguendo anche adesso. Forse in questo senso sono
simili a Clark Poole. Ed  questo il motivo per cui continua a guardare fuori.
Apre un po' di pi le tende.
Il furgone non c'.
Pi tardi prende l'auto e va a Thornley.
 una cittadina pi piccola di Faverton,  pi lontana, ma Sullivan preferisce fare la spesa l.
Non ci sono facce familiari, e ha meno occasioni di fare incontri imbarazzanti con qualcuno con cui
non ha pi nessun interesse a parlare. L, nessuno lo conosce. Nessuno di quelli che incontra  mai
sorpreso di vederlo a un gradino tanto basso della scala della rispettabilit sociale.
 un giorno come tanti, senza un briciolo di magia. La pioggia picchietta l'asfalto e l'aria
profuma di mare. Carica le pesanti borse del fruttivendolo e le bottiglie nel bagagliaio dell'auto; il peso
fa torcere goffamente i manici, fermandogli il sangue nelle dita. Sente il rollio dei carrelli che vengono
spinti sull'asfalto. Sullivan si guarda attorno. Il parcheggio serve l'intera zona commerciale di
Thornley. Ci sono un piccolo supermercato, un garage e un negozio di fai da te.
Sullivan si ferma, un sacchetto per met infilato nel bagagliaio, per met sostenuto dalla sua
mano.
Il furgone  vecchio, arrugginito e rossastro: il colore e la consistenza del sangue rappreso. 
parcheggiato col muso verso il negozio di fai da te, praticamente teso verso gli scaffali e i secchi
allineati fuori. Dal punto in cui si trova, riesce a vedere che l'abitacolo  vuoto.
Senza distogliere lo sguardo dal furgone, Sullivan finisce di posare il sacchetto, il quale si
assesta goffamente, vomitando il contenuto nel portabagagli. I furgoni rossi sono all'ordine del giorno.
Non significa nulla, pensa. E tuttavia, dopo aver finito di caricare la propria spesa, si siede in macchina
e continua a fissare il veicolo.
La pioggia batte con pi forza sul parabrezza.
Qualche minuto dopo, la porta del negozio si apre ed esce un uomo. Quasi inconsapevolmente,
Sullivan si sporge in avanti sul volante. L'uomo  trasandato e dall'aspetto rozzo, come se passasse la
maggior parte del tempo all'aperto. Non ha un cappotto, le maniche della sua camicia sono arrotolate e
gli avambracci sembrano grossi pezzi di corda. Ha capelli scuri ma gi tendenti al grigio, di media
lunghezza e arruffati dal vento. Il viso che incorniciano  abbronzato e impassibile. Sta trasportando
un'enorme busta di carta marrone; Sullivan non riesce a vedere cosa ci sia dentro.
Dietro di lui, un ragazzino lo segue fuori del negozio.
Sullivan osserva la scena, il suo cuore si rianima.
Ma un attimo dopo, la porta del negozio si chiude. Sono solo loro due: padre e figlio. Mentre
salgono sul furgone, Sullivan si appoggia di nuovo allo schienale. Ha voglia di ripetersi che non 
nulla; e lo fa. L'uomo che ha appena visto  molto diverso da quel maiale che compare nei suoi incubi.
E perch non dovrebbe esserlo?
Mentre il furgone fa inversione nel parcheggio e gira in tondo verso l'uscita, Sullivan prende
una decisione. Cos' peggio? Seguirlo e togliersi la curiosit o perdere il proprio tempo? Alla fine, non
c' differenza, visto come ha vissuto negli ultimi mesi.
Mette in moto l'auto, il tergicristalli scricchiola ed elimina la pioggia dal vetro.
No, sarebbe peggio non sapere, restarsene seduto al suo tavolo, a sbirciare attraverso le tende
una strada vuota e pensare, senza fine, e se lo avessi seguito?
Segue il furgone con cautela, mantenendo una certa distanza, la stessa che quell'uomo, sette
mesi prima, doveva aver tenuto mentre seguiva lui. Sempre che si tratti della stessa persona.
Attraversano un piccolo villaggio rurale: poco pi che una fila di vecchi cottage, un ufficio postale, un
pub e un fruttivendolo. La strada curva pi o meno a met. Supera una vecchia chiesa cupa adagiata in
un campo disseminato di tombe, poi sbuca dall'altra parte. Mentre il veicolo procede rombando davanti
a lui lungo le infinite strade di campagna, Sullivan sente un brivido d'eccitazione dentro di s. Un
barlume di speranza. Non gli viene in mente che il mondo non funziona in questo modo  che non
concede mai nulla, prende soltanto  o che ormai non ha la pi pallida idea di dove si trovi.
Si permette di credere che  lui a seguire e non qualcun altro a guidarlo.
Ha dimenticato che certe cose sono impossibili.
27
Seguii la strada che mio padre aveva segnato sulla mappa.
Campi grigi e tetri si allungavano sulla sinistra nella luce morente. A destra c'era una specie di
bosco: gli alberi erano alti e nudi e il terreno sottostante era scuro, ricoperto com'era di fuscelli e rami
rotti. Stando alla mappa, dispiegata sul sedile del passeggero, la croce era circa a met lungo quella
striscia di strada. Ormai non mancava molto.
Era solo questione di tenere gli occhi aperti.
E di stare calmo, mi dissi. E non farsi illusioni.
L'eccitazione che avevo provato all'ospedale era svanita. Mio padre aveva segnato una croce
sulla mappa, ma non significava necessariamente che, anche se ci fosse stata una fattoria, vi avrei
trovato qualcosa. Stava facendo ricerche per un libro, dopotutto, non stava cercando di risolvere un
crimine. E, pi di ogni altra cosa, mio padre era un uomo attento, di buon senso. Se avesse saputo che
la fattoria del Fiore nero esisteva davvero, e se avesse scoperto in qualche modo la sua posizione,
sarebbe andato dritto dalla polizia e avrebbe fatto del suo meglio perch credessero alla sua storia. Di
sicuro non avrebbe semplicemente segnato a matita un percorso sullo stradario come se non si fosse
trattato che di una scampagnata.
Quindi non poteva essere quello che pensava. Doveva esserci un altro motivo.
E tuttavia... secondo il calendario, probabilmente era andato l prima di recarsi a Whitkirk, dove
aveva incontrato Charlotte sulla passeggiata per poi andare con lei al viadotto. Il vecchio all'ospedale
non era mai riuscito a trovarla da solo, ma aveva ucciso mio padre nel bosco. Come c'era finito lass?
L'unica possibilit era che avesse seguito pap, e doveva aver cominciato a seguirlo per un motivo... i
loro percorsi dovevano essersi incrociati prima. Mio padre doveva aver semplicemente svoltato nel
posto sbagliato e in qualche modo aveva attirato l'attenzione del vecchio bastardo.
Perch qui, pap? Cosa ti ci ha portato?
La domanda mi stava preoccupando cos tanto che superai l'entrata. Senza il minimo
avvertimento, gli alberi sulla destra lasciarono il posto a un muro a secco e campi aperti. Guardando
nello specchietto retrovisore, riuscii a vedere un'apertura tra gli alberi e il muro. Rallentai. La strada
dietro di me era vuota. L'auto stridette rabbiosamente mentre tornavo a marcia indietro verso la fine
degli alberi.
Bene dunque, era un'entrata, un'apertura su una strada sterrata, larga abbastanza perch vi
passasse attraverso un veicolo. Il sentiero seguiva l'estremit del campo, tenendosi adiacente alla linea
degli alberi. Un costante passaggio di ruote aveva sradicato l'erba, lasciando due strisce di terra nuda
separate da un manto erboso alto e arruffato.
Un vecchio cartello era inchiodato a un palo dietro il muro. Lettere rosse, su sfondo bianco.
PROPRIET PRIVATA  VIETATO L'ACCESSO.
Nessun'altra indicazione di cosa ci fosse laggi.
Addossata sul lato destro dello sterrato, la scheletrica boscaglia era scura e minacciosa. Il
campo sul lato aperto sembrava trascurato e in disuso. Circa una cinquantina di metri pi avanti lungo
la strada, era separato dal campo successivo da un altro muro a secco che correva parallelo al sentiero
e, al di l di quello, non si riusciva a vedere nulla se non un traliccio elettrico di metallo spruzzato di
vernice, a qualche centinaio di metri di distanza.
Spensi il motore e fui accolto dal pesante silenzio della campagna. Un attimo dopo, cominciai a
sentire piccoli fruscii e schiocchi provenienti dal fitto della vegetazione: il sospiro della brezza.
Controllai di nuovo la mappa. Quella doveva essere la strada giusta: pi in fondo, lungo lo
sterrato, non si vedeva nulla. Il posto doveva essere quello, no? Guardai il lungo sentiero. Era difficile
immaginare che ci fosse qualcosa di brutto laggi... non c'era nemmeno un cancello. C'era solo un
altro cartello. PROPRIET PRIVATA.
Ascoltai di nuovo il silenzio, la quiete che non era quiete.
Ally era l in fondo?
Fissando il sentiero davanti a me, pensai, rivolto a lei: Sei laggi?
Mi sembr quasi di sentire il pizzicore di un contatto medianico, che di sicuro era soltanto
paura. Ma non me ne sarei andato senza scoprire la verit, cos riavviai il motore e proseguii, fino a
dove la strada si allargava, e poi mi fermai.
Chiama di nuovo la polizia, Neil.
Sapevo che avrei dovuto farlo. Anche se non fossi riuscito a contattare Hannah Price, avrei
almeno dovuto far sapere a qualcuno dove mi trovavo. Il telefono era nella tasca dei jeans, lo tirai fuori.
La conversazione non sarebbe stata facile. Da dove cominciare?
Ma poi squill.
Cristo. Per poco non mi venne un colpo.
NUMERO SCONOSCIUTO.
Risposi. Pronto?
Neil Dawson?
S, chi parla?
Sono Hannah Price. Il sergente Hannah Price. Ha lasciato un messaggio per me.
Riconobbi la voce, ma sembrava diversa. All'obitorio, quando avevo identificato gli oggetti di
mio padre, era stata gentile, disponibile e comprensiva, come se le dispiacesse davvero per la mia
perdita. In quel momento per sembrava... inespressiva. Molto pi controllata e professionale,
comunque.
Grazie per avermi richiamato.
Come sapeva di Charles Dennison e Robert Wiseman, Neil? Quell'informazione di certo non 
stata ancora confermata neanche a livello investigativo, figuriamoci rivelata al pubblico. Mi dica come
fa a saperlo.
Be'...
A maggior ragione visto che suo padre  morto nello stesso posto.
Credo di poter spiegare tutto.
Ma davvero. Rimase in silenzio per un istante. Poi: Dove si trova? Aveva detto che stava
tornando a Whitkirk.
C' stato un cambio di programma.
Allora credo che debba cambiarlo di nuovo.
Quello che sto facendo potrebbe essere pi importante. Feci un respiro profondo. Sono nei
pressi di una fattoria.
Hannah Price fece per dire qualcosa, ma poi s'interruppe. Di nuovo, ci fu silenzio nella linea,
ma c'era qualcosa di diverso. Era a causa della fattoria. Lei sapeva tutto. O comunque sapeva qualcosa.
Dove? mi chiese.
Poco dopo un piccolo villaggio che si chiama Ellis. Lo conosce?
S.
Allora cominciai a parlare: raccontai tutto in un flusso ininterrotto, e tanto confuso che non
aveva senso nemmeno alle mie stesse orecchie. Ma riuscii comunque a raccontarle che Wiseman aveva
basato uno dei suoi libri su una bambina realmente esistita, su una famiglia altrettanto reale che aveva
voluto riprendersela, e che anche mio padre ne era a conoscenza. Le dissi che lo avevano ucciso e che
avevano preso Ally. Stavo balbettando.
E credo che lei sia qui. O perlomeno che potrebbe esserci.  incinta, e ho desiderato che la
gravidanza s'interrompesse  questo in parte  il motivo per cui l'hanno presa  e, oddio, devo trovarla.
Lei deve credermi.
Neil. Neil.
S.
Si calmi.
D'accordo. Sto bene.
Mi ascolti con attenzione. Questo  molto importante, d'accordo? Non faccia nulla.
Ma...
Non faccia nulla. Resti seduto nella sua auto e aspetti il mio arrivo. Sono per strada; sto
uscendo proprio in questo momento. Mi aspetti l dov'. D'accordo?
S. Guardai di nuovo l'apertura nel muro a secco, sentendo ancora quel pizzicore. Quel
contatto. S. Aspetter qui, dissi infine.
Fuori dell'auto, c'era perfino pi silenzio di prima. Mentre camminavo lungo la strada sterrata,
per, cominciai a sentire un suono diverso dai rumori del sottobosco e dal soffio della brezza. Era il
ronzio del traliccio in lontananza: un rumore elettrico, quasi una vibrazione nell'aria. Il genere di
ronzio che immaginavo si percepisse anche nei denti quando si entrava in un locale vuoto in cui si era
verificata una fuga radioattiva.
In alto, sopra di me, i cavi si estendevano sopra gli alberi. Nell'altra direzione, correvano
lontano, incrociando un traliccio gemello, e poi un altro, e via cos fino all'orizzonte. Quell'immagine
serv solo a enfatizzare il senso di vuoto e d'incommensurabilit dell'aperta campagna. Mi sentii
piccolo e tagliato fuori da tutto: invisibile al mondo reale, e molto lontano dalla sua sicurezza.
E lo sei.
Forse. Ma non potevo aspettare Hannah Price. Non quando Ally poteva essere ormai vicina.
Poteva esserle accaduta qualunque cosa, e sarebbe stata solo colpa mia.
Camminai mantenendomi vicino al limitare del bosco. Dopo essermi lasciato il traliccio alle
spalle, l'unico rumore che continu ad accompagnarmi fu lo sporadico schiocco di qualche ramoscello
che si spezzava sotto le mie scarpe. Gli alberi a destra erano alti e diritti. Sebbene fossero tutt'altro che
sparuti, trasmettevano una sensazione di morte. Non riuscivo a vederne le foglie, e i pochi rami erano
fragili e scheletrici, come se qualcuno fosse venuto l a spogliarli metodicamente per farne legna da
ardere, salvo poi lasciare tutto a terra. Anche nella penombra della sera, era evidente che il terreno tra
gli alberi ne era quasi del tutto ricoperto.
Di tanto in tanto, con la coda dell'occhio, mi sembrava di scorgere qualche movimento, come se
qualcuno mi seguisse passo passo. Ma ogni volta che mi fermavo e mi guardavo in giro, nulla.
Solo ombre che mi rendevano nervoso.
Davanti a me, il sentiero risaliva un dosso. Quando lo raggiunsi, mi guardai alle spalle. Vedevo
il muro in lontananza, ma ormai sembrava lontanissimo. Il campo, grigio e privo di colore, stava
tremando nella brezza serale. Ovunque guardassi, la notte sembrava filtrare su dal terreno, rendendo il
mondo sempre pi scuro, come inchiostro nero che si spandeva piano in un foglio di carta assorbente.
Ripresi a camminare, superai il dosso e proseguii dritto. Sembrava che non ci fosse anima viva
per chilometri e chilometri, in qualunque direzione. Ma non era vero, doveva esserci. Quella strada
doveva portare da qualche parte.
Un po' pi avanti, scoprii dove.
La prima cosa che notai fu l'angolo di una recinzione. Anzi, con l'oscurit che cominciava a
prendere piede, per poco non vi andai a sbattere: un palo di metallo arrugginito, alto pi di tre metri,
spuntava dal terreno a ridosso del bosco. Un reticolato per polli si estendeva per tutta la sua altezza,
continuando lungo il lato della strada sterrata, ma anche a destra, dritto nel bosco.
Qualcuno aveva recintato, isolandola, una porzione di bosco.
Mi avvicinai all'angolo della recinzione, in cerca di una visuale migliore, e qualcosa scricchiol
sotto il mio piede. Un suono diverso  e una sensazione diversa  dai rami calpestati. Indietreggiai e mi
chinai a guardare.
Poi mi rialzai, e rimasi immobile.
Un uccello morto. I suoi resti, perlomeno: solo qualche mucchietto sporco di piume ancora
appese alle ossa rotte.
Guardandomi in giro, ne avvistai un altro.
E poi un terzo.
E anche qualcos'altro. Alla base del reticolato, c'era una sottile striscia di fili di ferro che
scorreva parallela al terreno, un paio di centimetri pi su. Mi avvicinai con cautela. I fili erano
agganciati alla reticella con delle larghe pinze a coccodrillo, posizionate a circa un metro l'una
dall'altra.
Una recinzione elettrificata.
Perch qualcuno dovrebbe avere una recinzione elettrificata? Guardai di nuovo gli uccelli.
Serviva a tenere lontani gli animali, o forse a scoraggiare gli intrusi?
O, pi probabilmente, per evitare che qualcuno uscisse?
Rimasi in ascolto.
Da qualche parte, nel folto del bosco, dal lato pi lontano del reticolato, riuscii a sentire un
rumore diverso dagli altri. Era lontano, appena percettibile. Un leggero scoppiettio. Il rumore di un
macchinario lasciato girare a vuoto. Un generatore, immaginai.
Osservai il campo, in preda a un certo nervosismo, ma la notte stava calando cos velocemente
che era difficile vedere altro. Non c'era nessun movimento l fuori. Nessun suono oltre quello del
generatore e del sussurro vacuo della brezza.
Proseguii lungo il sentiero.
Che cos' questo posto?
Non dovetti andare lontano per scoprirlo. A breve distanza, gli alberi si assottigliavano; arrivai
in un punto dove il reticolato finiva in un'ampia apertura. I segni degli pneumatici svoltavano l prima
di procedere dentro, come se qualunque veicolo usato per entrare fosse largo abbastanza da necessitare
di una manovra completa. Pi avanti, c'era un ampio corridoio di terreno polveroso. Una specie di
vialetto improvvisato, rifinito per met.
C'erano altri animali morti accanto all'apertura, ma si trattava di conigli, i quali non si erano
avvicinati al reticolato e non erano stati fulminati. Al contrario, giacevano disposti in una fila ordinata.
Qualcuno li aveva catturati, uccisi in qualche modo, poi li aveva portati l e aveva allineato i loro
piccoli cadaveri. Quello pi vicino a me sembrava un gatto che si stiracchiava. Non fosse stato per la
lingua penzoloni fuori della bocca e per un occhio nero fisso nel vuoto. Era circondato da mosche. Un
attimo dopo, mi accorsi dell'odore che emanavano.
Non era strano andare a caccia, specie l in campagna. Per c'era qualcosa che non andava.
Guardai il cancello.
Perch lo avevano lasciato aperto? Se quella era la vera fattoria del Fiore nero, allora non aveva
nessun senso. Continuavo a pormi anche l'altra domanda: Com' riuscito mio padre a sapere di questo
posto? Perfino l'aria sembrava elettrificata.
Oltrepassai il cancello.
Un po' pi avanti, il viale sembrava aprirsi in un'area leggermente pi ampia. Riuscivo a vedere
un edificio, oscurato su un lato dal folto degli alberi. Mi costrinsi a proseguire, mantenendomi sempre
vicino al bosco. Pi mi spingevo oltre, pi forte diventava il ronzio del generatore. Ormai era l'unico
suono che riuscivo a sentire. Perfino la brezza sembrava scomparsa.
Mentre raggiungevo il perimetro della fattoria, notai che c'era un enorme fienile di metallo
ondulato sulla destra. Il vialetto non si allargava, piuttosto si curvava per evitarlo. L'edificio era
disposto su due piani, e non c'era nessuna porta: solo uno spazio scuro ad arco largo abbastanza per
introdurvi un trattore. Il terreno fuori dell'entrata era cosparso di fieno. Andai dall'altro lato del viale
per tenermi lontano dall'oscurit. Da quella parte, c'erano strisce di terra in rilievo, ricoperte di
germogli. Un orto ordinato, di diversi metri quadri di ampiezza.
Superando il fienile dal lato pi esterno, giunsi a uno spiazzo pi largo, che terminava con un
muro di alberi dritto davanti a me. Al centro c'era un pozzo. Il generatore che avevo sentito era sulla
destra, che scoppiettava forte dentro una baracca di metallo costruita goffamente. Sulla sinistra, una
serie di capanne di legno percorreva in lunghezza l'appezzamento di terra, con diversi attrezzi da
giardinaggio appoggiati contro quella pi vicina. Esitai, poi continuai in quella direzione. Sembravano
molto vecchi. I denti del forcone erano scuri di ruggine e contorti: come falangi grottescamente lunghe
e arse dal fuoco. Il manico di legno era ormai logoro.
Lo presi. Ne valutai il peso.
Che diavolo stai facendo, Neil?
Non ne avevo la minima idea. Il rumore del generatore riempiva l'aria: Pot-pot. Pot-pot. Pot...
Qualcuno era dietro di me.
Mi voltai di colpo, quasi brandendo il forcone... e mi fermai appena in tempo.
Una bambina, ferma a una decina di metri di distanza. Doveva avere sei o sette anni, con lunghi
capelli biondi e sporchi legati in due treccine, e indossava un vestito antiquato, come quello di una
bambola. Mi guardava dritto negli occhi.
Tremai, convinto di essere di fronte a un fantasma.
Ma, quando sbattei le palpebre, lei era ancora l. C'era del fieno sul fianco del suo vestito.
Doveva essere nel fienile, compresi. Mi aveva visto  un intruso nella sua propriet  ed era uscita. Ma
non sembrava spaventata dalla mia presenza. Stava semplicemente l a fissarmi. Come se non sapesse
cosa fossi.
Ciao, le dissi.
Nessuna reazione.
Il tuo pap  in casa?
Di nuovo, nessuna risposta.
Rischiai e feci un passo avanti. Volevo vedere il tuo pap.  qui?
Questa volta scosse la testa, un po' incerta.
Dov'? Lo sai?
 uscito. La sua voce era timida e flebile.
Sai dov' andato?
Credo che  andato a cercare il nonno.
Mi resi conto che stavo tenendo il forcone leggermente sollevato. Posai i rebbi a terra e mi
appoggiai al manico.
E la tua mamma? Lei  qui?
La mamma  sempre qui.
Valutai il significato di quelle parole. Il vecchio  il nonno  non era tornato, e cos il figlio era
andato a cercarlo. Ma la madre era l perch c'era sempre stata. Perch non si allontanava mai. Secondo
la storia di Wiseman  la storia di Charlotte Webb  la madre era una prigioniera. Ma, in teoria, quella
avrebbe dovuto essere la moglie del vecchio. La madre di questa bambina, invece, doveva essere pi
giovane. Il che significava che a un certo punto il figlio aveva scelto, tra le loro vittime, una che
fungesse da moglie, per dare nuovi eredi alla famiglia.
Non poteva essere vero.
La sola idea mi raggelava, ma ne segu una anche peggiore. C'era qualcos'altro che non mi
tornava. Il cancello era aperto. Il figlio era lontano. Forse quella bambina non aveva conosciuto altro
che quella vita, quello spazio recintato; ma se la madre era una specie di prigioniera, allora perch non
aveva cercato di scappare? Perch non se n'era andata? A meno che anche lei, come la figlia, non
conoscesse altro mondo che quello.
Quindi anche lei era cresciuta l.
Oddio...
Dov' la tua mamma? la incalzai.
In casa. La bambina si volt e indic un punto all'interno della fattoria.
Puoi portarmi l?
Lei si volt di nuovo. Non ho il permesso.
Andr tutto bene, dissi.
Lei ci pens su, poi, senza dire nulla, si volt e corse via in direzione degli alberi. Non era
chiaro se voleva che la seguissi, ma lo feci. Non correndo, ma camminando velocemente, cercando di
non perderla di vista. Nel farlo, sollevai il forcone impugnandolo orizzontalmente. Strinsi forte il
manico di legno.
Che diavolo  questo posto?
La bambina mi condusse attorno alla linea degli alberi. Sulla sinistra c'erano gabbie di polli,
con la base ricoperta di cibo sparso ed escrementi. Mentre passavo, una gallina acquattata in un angolo
si anim, starnazzando e agitandosi contro la grata. Superate le gabbie, c'erano recinti di legno vuoti e
un'altra fila di alberi. E dietro, qualcosa di pi grande.
Una casa.
Mi comparve davanti non appena ebbi girato l'angolo. Era una casa colonica di legno a due
piani. Al piano terra, c'erano una finestra e una porta, e al primo piano altre due finestre. In altre
circostanze, l'edificio avrebbe potuto sembrare semplice e accogliente, ma l, in quel momento, mi
ricordava solo le orribili case stregate delle favole, immerse nei boschi.
La bambina stava correndo verso di essa e io sentii l'impulso di gridare, di dirle di fermarsi. Ma
poi le sue scarpe ticchettarono sui gradini di legno del portico, e lei spar all'interno.
Guardai da entrambi i lati, poi dietro di me. Niente.
Coraggio, Neil.
Sotto il portico, accanto alla porta d'ingresso, c'erano un vecchio divano sporco e un vaso pieno
di fiori morti, avvizziti. Quando raggiunsi gli scalini, vidi che l sotto  sotto l'intera casa  doveva
esserci un'intercapedine alta almeno un metro oscurata da paletti, cui si sarebbe potuto accedere
strisciando.
Ally.
Il cuore mi martell nel petto, e mi accovacciai. L sotto era troppo scuro per riuscire a vedere,
ma sbirciai dentro. Da quel poco che si scorgeva, il terreno sembrava umido e fertile... e puzzava. Tesi
l'orecchio, immaginando di sentire il passo ticchettante degli scarafaggi, intenti nel loro lavoro. Iniziai
a sussurrare il suo nome...
Ma poi la porta d'ingresso si apr scricchiolando, e io mi tirai su velocemente. Feci qualche
passo indietro. La donna sulla soglia mi stava fissando in preda a choc e terrore.
Mentre la fissavo a mia volta, provai esattamente la stessa sensazione.
Oddio, no.
Erano passati diversi anni, ma riconobbi Lorraine Haggerty dalla foto che avevo visto in rete.
28
Hannah era quasi arrivata a Ellis quando la notte cal del tutto.
Per un po' aveva guidato seguendo la scia morente del giorno. Davanti a lei, il sole era calato,
poi aveva preso fuoco all'orizzonte, divampando come la scintilla di un fiammifero. Per quanto andasse
veloce, le sembrava d'inseguire la luce, mentre il mondo le voltava le spalle e si allontanava, spingendo
progressivamente quel bagliore fuori della sua portata.
Ormai si vedevano solo le ultime lingue di luce, lievi fulgori che sfumavano di rosa le nuvole.
Allo zenit, il cielo era di un blu tendente al nero, intarsiato di costellazioni senza senso, difficili da
vedere attraverso il bagliore arancio delle luci stradali. Il percorso era rallentato dagli strascichi del
traffico di fine giornata lavorativa, ma si procedeva ugualmente. Era rimasta sulla corsia di sorpasso
per tutto il viaggio, mantenendo una velocit alta e costante. Immaginava la strada vista dall'alto: una
vena di luci bianche e arancioni, che punzecchiava la terra, con lei che si proiettava rapidamente avanti
a un'estremit.
Doveva fare in fretta. Se si fosse fermata a considerare la vicenda nel suo complesso, anche solo
per un istante, avrebbe fatto marcia indietro. Quindi faceva del suo meglio per ignorare la paura che le
sgorgava dal petto. Ma riusciva ancora a percepirla: quella minaccia familiare, che diventava via via
pi intensa mentre si avvicinava a destinazione.
Che stai facendo? Che stai facendo?
La voce nella sua testa era come un frullio d'ali. Il battito del suo cuore andava di pari passo
con l'aumentare del panico. Mise la freccia, svolt e per poco non fece inversione per tornare verso
Ellis.
Che stai facendo?
L'esatto opposto di quello che avrebbe dovuto fare. Dawson, al telefono, non aveva fatto altro
che farfugliare frasi sconnesse, ma lei aveva capito abbastanza. Qualunque indagine avesse condotto
per proprio conto, ormai stava per congiungersi con la sua, ed entrambe convergevano nello stesso
luogo.
Una fattoria.
Era l che stava andando... il padre aveva lottato tanto nel corso degli anni per tenerle nascosto
quel posto, la fattoria che era all'origine della storia che le aveva raccontato: quella di una bambina che
era stata salvata e avrebbe potuto giocare felice in un posto in cui i fiori erano colorati. Tutto per
impedirle di ricordare gli orrori di quel posto, e alla fine era proprio l che stava andando.
Cerc di ripetersi che era impossibile che Christopher Dawson fosse riuscito a localizzare la
fattoria in cui era cresciuta. Non aveva nessun senso. Secondo il fascicolo Webb, Colin Price, insieme
con altri ufficiali, l'aveva cercata in lungo e in largo, ma nessuno di loro aveva la minima idea di dove
fosse. Quindi era assurdo pensare che Dawson fosse incappato in qualche modo nella sua famiglia
d'origine, o che qualcosa di sorprendentemente ovvio le fosse sfuggito.
Del resto, spesso erano proprie le cose pi ovvie a sfuggire.
Il che significa che non dovresti farlo.
E tuttavia, oltre al panico, c'era anche qualcos'altro, e le ci volle un momento per scoprire cosa
fosse. La sorprese, ma era proprio cos: nel momento esatto in cui raggiungeva la periferia di Ellis,
prov uno strano senso di euforia. Il sergente Hannah Price, figlia del sergente Colin Price. S, quella
era una bugia: una difesa costruita attorno a una bambina spaventata per tenere a distanza l'orrore del
mondo reale. Ma ormai il velo era stato squarciato e lei era l, che guidava dritto verso ci che pi la
terrorizzava, verso l'origine di quella strisciante minaccia. Forse il padre le aveva dato qualcosa in pi
di bugie e illusioni. Forse le aveva regalato una corazza.
E comunque non  la tua fattoria.
Non poteva esserlo.
Ellis era esattamente il piccolo villaggio rurale che sembrava dalla mappa: poco pi che una fila
di vecchi cottage, un ufficio postale, un pub e un fruttivendolo. La strada curvava pi o meno a met.
Hannah super una vecchia chiesa cupa adagiata in un campo disseminato di tombe, poi sbuc
dall'altro lato. Guard la mappa dispiegata sul sedile del passeggero.
Ancora un'altra svolta e sarebbe stata sulla strada giusta.
Non  la tua fattoria.
Be', lo avrebbe scoperto presto. Anzi sarebbe gi arrivata se, dall'ingresso in autostrada, non
fosse rimasta bloccata dietro un vecchio furgone rosso.
29
Dov' Ally?
Avevo posato il vecchio forcone contro un muro accanto alla porta d'ingresso. Adesso tenevo le
mani su entrambe le braccia di Lorraine Haggerty. La tenevo con delicatezza ma in modo fermo,
cercando di essere rassicurante, e di resistere all'impulso di scuoterla. In fondo lei era una vittima;
dovevo continuare a ricordarmelo, nonostante l'ansia di trovare Ally. Non riuscivo nemmeno a
immaginare cosa doveva aver passato negli ultimi... dieci anni.
Cristo.
Lorraine. Dov' Ally?
Ma lei non mi guardava nemmeno. Continuava a scuotere la testa, in parte per la confusione, in
parte per il terrore. Era come se avesse vissuto in un incubo tanto a lungo da dimenticare che non era
reale. Quando parl, non sembr in grado di elaborare quel che stava succedendo.
Non dovresti essere qui.
Io sono qui. Dov'?
No, non dovresti essere qui.
Sta arrivando anche la polizia. Andr tutto bene.
Era una frase terribilmente stupida e vuota. Era ovvio che non sarebbe andato tutto bene. Molto
tempo prima, lei e il figlio erano stati rapiti. Da allora, lei era stata prigioniera. Se  una bambina, la
teniamo noi, aveva detto il vecchio. Non avevo dubbi che Kent Haggerty fosse morto... e che forse lei
avesse perfino assistito a quell'orrore. Non potevo soffermarmi a riflettere su tutto quello che doveva
aver passato, ma era evidente che niente sarebbe andato bene, mai pi.
Dov'? Dov' Ally?
Non dovresti essere qui. Devi andartene subito. Le lasciai andare le braccia. Non dovresti
essere qui. Non era chiaro se stesse davvero parlando con me o se continuasse a ripetere la frase a se
stessa. In ogni modo, non era in grado di aiutarmi, e dovevo lasciarla in pace.
La polizia sta arrivando.  tutto finito.
Ti prego, Hannah, vieni di corsa. E ti prego, vieni con una marea di rinforzi.
Lorraine si stava stringendo il gomito, con una mano sulla bocca, e uno sguardo carico d'orrore
le balen sul viso, come se si fosse appena ricordata qualcosa.
Oddio.
E poi corse dentro casa.
Presi il forcone e la seguii. La porta conduceva in un soggiorno spartano. Sulla sinistra, una
rampa di scale portava di sopra  e Lorraine le stava salendo di corsa  e una porta aperta in fondo alla
stanza dava su una cucina grigio nebbia. Mi guardai attorno. C'era un altro vecchio divano, e un
tappeto rosso circolare giaceva mezzo arricciato sulle assi di legno. Una vecchia lampada a piantana
ronzava leggermente nell'angolo. Tutto ci che la luce illuminava appariva sporco, raggrinzito e
consunto. Potevo quasi sentire l'odore delle venature del legno.
Urlai pi forte che potei: Ally?
Non ci fu nessuna risposta. Guardai in cucina  vuota , poi corsi dietro Lorraine, su per le scale
scricchiolanti. Al piano di sopra, c'erano tre stanze. In fondo, sopra la cucina, c'era una vecchia stanza
da bagno puzzolente, la ceramica bianca percorsa da vene scure. Lo spazio sopra il salotto era diviso in
due. La stanza pi vicina era piena di materassi, incrociati sul pavimento. Lorraine era l, e stava...
Mi fermai sulla soglia e guardai dentro.
Lorraine, la chiamai. Stava al centro della stanza, con un bambino tra le braccia. Lo cullava.
Un altro bambino  un maschietto  era accovacciato nudo ai suoi piedi, terrorizzato, aggrappato a lei
come un ragno. Mi fissava con occhi scuri e grandi come monete di rame. Lorraine...
Sta' indietro. Non ti avvicinare.
Li porti da qualche parte al sicuro. Se ne vada da qui. Per amor di Dio.
Sta' indietro.
Lo feci, indietreggiai nel corridoio. C'era un'altra porta su quel lato, ed era chiusa con un
lucchetto. Ally. Appoggiai la schiena contro il muro del corridoio e diedi un calcio alla porta con tutta
la forza che avevo. Si apr con un botto, forte come un colpo di pistola. Un pannello spezzato, le fibre
come fiamme di legno pallido, penzolava attaccato alla serratura.
Dentro era buio. Entrai e cercai un interruttore sulla parete.
Ally?
Solo una lampadina nuda illuminava la stanza.
Dentro non c'era nessuno. Era un ufficio, o forse un magazzino. In fondo c'era una scrivania,
circondata da schedari su entrambi i lati. A sinistra della porta, c'erano pile e pile di vecchi libri
malconci, le copertine disseminate di adesivi coi prezzi scontati per le vendite di beneficienza, le
pagine ingiallite e arricciate, macchiate di umidit. La stanza puzzava di muffa. Tutto il resto sembrava
un guazzabuglio casuale di oggetti. C'erano sacchi di vestiti, vecchie borsette gettate in un angolo,
pezzi rotti di mobilio, cumuli di telefoni cellulari, macchine fotografiche e chiavi.
E le pareti...
Mi accostai a quella pi vicina.
Pagine. Ogni pezzetto visibile del muro era coperto di pagine. Erano state strappate da libri e
incollate sul legno, cos che i minuscoli caratteri erano increspati e irregolari. Lessi:
Sullivan si china davanti alla bambina. La gamba sinistra dei calzoni inamidati si solleva
formando un profilo aguzzo dal ginocchio alla coscia.
... E capii cosa stavo guardando.
Non erano libri. Era un solo libro. L'intera stanza era tappezzata di pagine strappate da copie
del Fiore nero.
Tra le mani, Pearson tiene un martello fasciato in un sacchetto di plastica bianco. Ha la
mascella serrata, poi si mette a cavalcioni su Poole e lo colpisce quattro volte dritto in faccia.
Cominciai a tremare per la follia di quello spettacolo. Le parole di Robert Wiseman mi
circondavano, ovunque guardassi. Il vecchio aveva trasformato la stanza in un santuario del romanzo.
Anzi non un santuario. Sembrava di essere letteralmente immersi nel romanzo.
Col forcone ancora in mano, m'infilai tra i sacchi di vecchi vestiti, per avvicinarmi alla
scrivania in fondo alla stanza. Tra calendari, scatole di cartone e fogli sparsi che la coprivano, qualcosa
attir il mio sguardo.
Un vecchio computer portatile argentato.
Il coperchio aveva perso ogni lucentezza, come se vi avessero rovesciato sopra qualcosa di
corrosivo, ma sapevo che non era cos. Era stato il tempo: anni di dita che lo avevano aperto e chiuso,
sempre le stesse e sempre nello stesso modo. Le impronte digitali su quel coperchio raccontavano una
storia, proprio come quelle, pi elaborate, nascoste nella sua memoria. Era il computer di mio padre.
Il cuore mi s'infiamm nel petto.
Proprio accanto al portatile, c'era un album di fotografie. Era in formato A4, aveva una
copertina bianca, decorata con un turbinio di viticci neri, sagome di gambi, petali e foglie. Mi
appoggiai al forcone con una mano. Allungai l'altra, tremante, e aprii la copertina.
Sulla prima pagina erano incollate due fotografie. Erano entrambi scatti in esterna, e
sembravano davvero molto vecchi: granulosi e macchiati, come sviluppati da una macchinetta a buon
mercato. Quella in alto mostrava una donna nuda vista dall'alto. Giaceva sulla schiena ed era morta, la
pelle talmente pallida da sembrare quasi blu, i polsi legati cos stretti che le corde forzavano le sue
mani verso l'esterno, aprendole in modo che sembravano afferrare un cuore invisibile. I vestiti,
strappati in malo modo dal corpo esanime, le giacevano attorno e sotto la schiena.
Nella foto in basso, l'inquadratura era pi vicina al soggetto. Il gambo sottile del fiore tagliava
la foto in diagonale, sbocciando in una corona di petali neri sul lato sinistro dell'album. Era una cosa
orribile, fragile: pi che qualcosa realmente in grado di crescere o sbocciare, sembrava la radiografia di
un fiore. Uno dei petali era girato verso l'esterno, e alcuni mancavano del tutto: un sole nero dai raggi
deformi.
Non farlo...
Ma voltai lo stesso la pagina.
A parte per il sesso della vittima, quella foto era identica alla prima: un uomo morto, nudo e
legato. Il fiore nella fotografia sotto era quasi indistinguibile dal precedente, ma era deforme in un
modo tutto suo.
Voltai un'altra pagina. Un bambino, che non riuscii a guardare.
E ancora.
Ancora e ancora.
Non c'erano date o nomi, ma era ovvio di che si trattasse. Un catalogo. A giudicare dalla
qualit della stampa, le immagini sembravano inserite in ordine cronologico. Mi tremava la mano
mentre lo scorrevo, prendendo due, tre pagine alla volta, il fuoco nel mio cuore ardeva pi forte a ogni
nuova fotografia... finch non ne potei pi e andai direttamente all'ultima pagina, all'ultimo gruppo di
fotografie. Una donna di mezza et, che giaceva nuda sull'erba. Sembrava aggiunta di recente, e non
c'era una seconda fotografia sotto.
Non era Ally.
Guardai a caso le pagine incollate al muro sopra la scrivania.
Attraverso la porta aperta della sua cella, Sullivan riesce a vedere i fiori che crescono nel
giardino.
Il giardino.
Mi voltai e uscii di corsa dalla stanza. Il cuore mi pulsava nelle tempie, e mi sembrava che tutto
fosse sott'acqua. Tornai in corridoio. Guardai nella camera da letto e Lorraine era ancora l, a cercare di
calmare i suoi figli.
Tornai alle scale. L'uomo che stava salendo era quasi arrivato in cima, e mi vide per primo.
Ebbi il tempo di notare un groviglio di capelli castani arruffati, un pesante cappotto nero sul corpo
massiccio e poi  crac crac  il fucile. Spar tenendolo all'altezza del fianco, senza prendere la mira.
Aghi di dolore rovente penetrarono nel mio stomaco, bruciando come fiammiferi accesi sulla pelle.
Il dolore e il panico  un fucile, un fucile, un fucile  mi fecero guizzare in avanti, dritto addosso
a lui, protendendo il forcone e accompagnandolo col mio peso. Vidi un volto sfigurato dall'odio e sentii
 crac, ting!  il terzo colpo rimbalzare sui rebbi, che poi lo trafissero, mentre il mio peso spingeva
entrambi gi dalle scale, lui all'indietro, io addosso a lui. Persi contatto col mondo. Tutto girava come
in un vortice. D'un tratto, il manico del forcone mi fu come strappato dalle mani, e udii un rumore
come di una vanga che smuoveva il terreno.
Le scale si capovolsero sopra la mia testa, poi presi un colpo alla spalla, un altro alla schiena, e
colpii la parete sopra di me col tallone. Ruzzolammo aggrovigliati gi per le scale. L'uomo, che mi
stava sopra, rotol sulla schiena, con le gambe per aria. I denti del forcone erano conficcati nel suo
stomaco, e avevano trapassato il legno marcio del fucile inchiodandoglielo al corpo, ma il calcio oscill
e picchi forte sulla balaustra, piegandosi leggermente, bloccandolo con una gamba appoggiata contro
il muro. Il sangue si riversava sui gradini sopra di me.
Lentamente, la sua gamba si accasci.
Mi sforzai di alzarmi e allontanarmi, tenendomi lo stomaco e spingendomi gi dagli ultimi
scalini. Lui scivol gi un attimo dopo di me, facendo un gran baccano, e atterr ai miei piedi, sdraiato
su un fianco. Un istante dopo, mi feci indietro, mentre lui rannicchiava lentamente le gambe in
posizione fetale.
Oddio.
Oddio. Oddio, oddio, ripetei pi e pi volte.
Non era un uomo. Dalla corporatura, lo era sembrato; il cappotto era voluminoso, e lui era ben
piazzato e molto forte per la sua et. Ma aveva il viso di un ragazzino. Sedici o diciassette anni al
massimo. Non era l'uomo che avevo visto nel furgone dietro casa mia. E non era abbastanza vecchio
per essere l'uomo avvistato all'epoca in cui Lorraine e Kent Haggerty erano scomparsi. Non poteva
neanche essere il padre della bambina che avevo visto fuori.
Un fratello, forse? Un nipote?
Pensai a Lorraine Haggerty e ai bambini al piano di sopra.
Ma quanti cazzo erano?
Il pensiero mi caus una fitta di panico. Poi capii: I conigli. Ecco spiegato il perch dei conigli e
del fatto che, sebbene il cancello fosse aperto, Lorraine non avesse cercato di scappare. Quel ragazzo
era fuori nei campi, a cacciare e sorvegliare la zona. Il figlio maggiore era uscito in cerca del padre, e
aveva incaricato il ragazzo di badare alla fattoria in sua assenza.
La porta d'ingresso era ancora aperta. Riuscivo a sentire qualcosa, fuori.
Un rumore che si avvicinava.
Una macchina.
No, un furgone.
Guardai in basso. Le fitte allo stomaco erano diventate lancinanti, e avevo la maglietta intrisa di
sangue. Non sapevo quanto di quel sangue fosse mio. Non volevo guardare sotto, non osavo sollevare
la stoffa e controllare le ferite. Stai bene. Il dolore era insistente e acuto, ma non invalidante. Avevo
bisogno di andare in ospedale, ma per il momento non sarei morto.
Per un po', gli occhi mi si riempirono di uno sfarfallio di stelle.
No. Non morirai.
Girai attorno al corpo del ragazzo e uscii sul portico. Il mondo davanti a me dardeggiava ancora
di luci, il muro di alberi scintillava nell'oscurit. Molto lentamente, quei cristalli luminosi
cominciarono a scomparire dalla mia retina. Quando furono spariti del tutto, il rumore era molto pi
forte di prima, ed era decisamente quello di un veicolo. Il motore rombava in lontananza. Aveva ormai
superato il perimetro del recinto.
Va bene, d'accordo.
Ero in fondo agli scalini, poi toccai il terreno barcollando leggermente. Quella di muovermi non
era stata una scelta cosciente. Era successo e basta.
Il giardino. Girai attorno al lato della casa.
Ally, ti trover.
30
Quella non era la sua fattoria.
Ferma all'angolo del reticolato, Hannah ne era certa. In testa aveva immagini. Ricordi. E se le
storie del padre erano invenzioni, allora quelle immagini dovevano appartenere alla realt. E non
coincidevano con quel posto. Anche coi ricordi distorti dal tempo, di sicuro avrebbe dovuto riconoscere
il posto orribile in cui era cresciuta. Se non grazie alla vista, almeno per la morsa che sentiva al petto.
Per...
C'era qualcosa d'inquietante, l.
Da quel punto del campo, riusciva a sentire il lieve scoppiettare di un generatore proveniente da
qualche parte al di l della recinzione, ovviamente elettrificato. Riusciva a vedere i collegamenti nella
grata, il cavo che serpeggiava tra gli alberi, e aveva notato gli uccelli morti che giacevano a terra.
Accorgimenti un po' troppo elaborati per una semplice fattoria.
A breve distanza lungo il sentiero c'era quello che sembrava un cancello. Era difficile
distinguerlo dal resto della recinzione, e presumibilmente era elettrificato anch'esso, ma riusc a
scorgere un paletto e un paio di cardini. Un cancello, quindi, probabilmente azionato da un
telecomando. Non c'era traccia del furgone rosso che aveva imboccato quella strada. Immagin che
fosse gi entrato.
E anche Neil Dawson.
Fortunatamente, quando il furgone aveva svoltato verso la strada sterrata senza nemmeno
mettere la freccia, era rimasta abbastanza indietro da scorgere il punto di accesso senza farsi vedere.
C'era una macchina, parcheggiata un po' pi indietro lungo la strada. Aveva immaginato fosse quella
di Neil Dawson, cos era andata poco pi avanti, poi era tornata indietro e aveva parcheggiato proprio
dietro di lui.
Dopo aver raggiunto la strada sterrata, il furgone era scomparso e il campo era buio e
silenzioso. Aveva cercato di telefonare a Dawson e non aveva ricevuto risposta. Squillava e squillava.
Probabilmente aveva ignorato il suo consiglio e aveva proseguito. Innervosita, si era fermata un attimo
a considerare tutte le opzioni. Ma che altro poteva fare? E cos prosegu a piedi costeggiando il bosco,
tenendo d'occhio i campi sulla sinistra, bui e apparentemente deserti. Si guard di nuovo attorno,
nell'oscurit. Non si riusciva a vedere nulla. La campagna stessa risuonava per quel senso di vuoto. Era
come tenere l'orecchio appoggiato a una conchiglia. Bench avesse con s lo sfollagente, si sent
vulnerabile, in pericolo.
Qualcosa non tornava.
Hannah costeggi di nuovo il reticolato.
Vediamo se c' un altro modo per entrare.
Avrebbe dovuto addentrarsi nel bosco. Tenendo lo sfollagente con la mano sinistra, e usando la
destra per seguire i tronchi come punti di riferimento, prosegu attraverso la vegetazione. Sotto i suoi
piedi, rami abbandonati scricchiolavano lievemente. Si mosse con calma, mantenendosi lontana dal
reticolato, cercando di non fare rumore. Dopo un minuto, raggiunse un vecchio albero caduto,
appoggiato di traverso tra gli altri. Qualcuno lo aveva colpito ripetutamente alla base con un'ascia e lo
aveva abbattuto, ma solo per met. Era ancora attaccato alla base del tronco da enormi tendini tesi di
legno, come un bastone mezzo spezzato. La recinzione era tagliata in corrispondenza della cima del
moncone. L'albero era stato tagliato in quel modo per creare una via d'accesso. Si accovacci e vi
pass sotto. Un po' pi avanti vide, in una radura in mezzo al bosco, altri alberi tagliati, disposti in
enormi pile come balle di fieno e tenuti insieme da corde sudice.
Raggiunse la radura, sentendo l'odore di legno vecchio bagnato. Dall'altra parte della
recinzione c'erano alberi ancora in piedi, ma pens di aver visto anche qualcos'altro, pi avanti. In
quell'oscurit, era difficile capire cosa fosse. Era metallo ondulato? Come il retro di una fabbrica, o
forse un fienile...
Sent un rumore di vetri infranti.
Sussult, accovacciandosi d'istinto. Il rumore era lontano e attutito. Veniva da qualche parte
dentro il recinto, e nel silenzio che segu il cuore le martell nel petto e la pelle cominci a pizzicarle.
Poi qualcuno grid.
Non di dolore, ma di rabbia. Rimase l immobile, pietrificata dall'orrore. Era a malapena un
suono umano, sembrava quasi l'ululato di un animale selvaggio. Fu scossa da brividi per tutto il corpo;
la sua pelle era gelata. E allora lo seppe per certo.
Questa non era la sua fattoria... ma in un certo senso lo era.
Era tornata a casa.
Giunto sul retro del cottage, la mia vista si offusc di nuovo. Il dolore allo stomaco era
sembrato sopportabile fino a qualche minuto prima, ma pi mi muovevo, pi si acutizzava. Passo dopo
passo, il mondo perdeva i propri contorni. Mi costrinsi a fermarmi e posai una mano contro un sostegno
di legno ruvido.
Respiri profondi, Neil.
Lunghi, lenti, respiri profondi.
Qualche secondo dopo, il mondo cominci a ricomparirmi davanti. I cristalli di luce che
scintillavano nell'aria sparirono di nuovo.
L finiva la fattoria. Venti metri pi avanti c'era una lunga fila di meli; riuscii appena a
distinguere il recinto che li separava dagli alberi scuri nel bosco. A destra, a met strada tra la casa e gli
alberi, c'era quello che sembrava un bunker di cemento, pallido come un teschio.
Barcollai in quella direzione e, quando lo raggiunsi, dovetti allungare una mano per
appoggiarmi. Da vicino, vidi che era fatto di blocchi di calcestruzzo. Appoggiai la spalla contro il muro
e mi feci strada lungo il lato della struttura, incespicando, a malapena in grado di reggermi in piedi.
Ally?
Lo dissi troppo piano, ma ero terrorizzato al pensiero di fare qualsiasi tipo di rumore. Dal lato
pi lontano della casa, sentii la portiera di una macchina sbattere: un suono abrasivo, graffiante, come
una metallica eco sottomarina che mi pulsava nelle orecchie.
Girai l'angolo del bunker, sempre sorvegliando il giardino alle mie spalle. Proprio allora
qualcuno grid. Era la voce di un uomo. Un urlo di orrore, di perdita e di rabbia. E poi qualcosa si
frantum.
Coraggio, Neil.
La casa ormai era fuori della visuale. Mi sforzai di procedere lungo il muro del bunker, mentre i
blocchi di cemento mi graffiavano la spalla. Trovai una porta. Un'entrata. Non avevo idea se Ally fosse
l dentro, o addirittura se fosse ancora viva, ma non c'era altro posto dove andare. Mi tenevo lo
stomaco con la mano sinistra, e sentivo il sangue sgorgare e appiccicarsi tra le dita. A parte il mio
stomaco, pervaso da un calore torrido, il resto del corpo stava diventando gelido e cominciava a
tremare.
Non c'era altro posto dove andare.
E se anche ci fosse stato, non ce l'avrei fatta ad arrivarci.
La porta era d'acciaio, a filo col muro del bunker. Attorno alle estremit c'erano alcuni rivetti e
solidi cardini cilindrici avvitati nel cemento. L, a un passo da me, c'era una striscia metallica
cementata lungo i blocchi di calcestruzzo e fissata a un anello di ferro sporgente. Il lucchetto appeso era
enorme. L'arco di metallo che lo teneva chiuso era spesso come il mio dito.
Allungai la mano e lo tirai. Si mosse appena.
Ally? sussurrai.
C'era una finestrella accanto alla porta. Mi ci avvicinai, e per poco non caddi di nuovo. Non era
propriamente una finestra: solo un quadrato tagliato nel cemento con tre sbarre scure di metallo che lo
chiudevano nel mezzo. Niente vetro. Sbirciai all'interno, cercando di scorgere qualcosa. Qualunque
cosa. Le pareti e il pavimento sembravano coperti di mattonelle bianche, disseminate di sporcizia.
Sembrava un posto in cui macellare il bestiame.
Ally?
Il bunker riecheggi di un suono cavernoso, come quando si poggia l'orecchio a una conchiglia
per sentire il mare. Per un istante le mie parole risuonarono attorno e non ci fu nessuna risposta. Poi
sentii un rumore graffiante.
E un sussurro: Neil?
Nonostante la vista annebbiata e il dolore all'addome, fui pervaso dal sollievo. Una sferzata di
energia. Per un momento, la pelle mi sembr di nuovo calda. E riuscii anche a vederla. Era proprio l,
tra le ombre, accanto alla finestra.
Ally, sono io, le dissi.
Le sue mani spuntarono attraverso le sbarre: piccoli pugni bianchi che afferrai, che si schiusero
e mi strinsero a loro volta.
Oh, mio Dio. Oh, mio Dio. Oh, mio Dio.
Va tutto bene.
Non voleva lasciar andare le mie mani. Non poteva sporgere di pi le sue perch erano legate
all'altezza dei polsi con dello spesso nastro adesivo nero.
Stai sanguinando. Oddio, stai sanguinando.
Non  mio il sangue, dissi, anche se lo era, e mi accorsi che era anche aumentato. Mi avevano
sparato e stavo sanguinando, e trovavo sempre pi difficile rimanere in piedi. Le strinsi la mano. Sto
bene, te lo giuro. Sei ferita?
No. Non proprio... siamo al sicuro adesso? La polizia  qui?
La sua voce d'un tratto fu piena di speranza, e fece evaporare l'energia che avevo provato. Per
tutto quel tempo, non aveva capito dove si trovasse o che cosa le fosse successo; probabilmente si era
convinta che stava per morire, forse lo aveva perfino accettato. E poi eccomi l. Pensava che finalmente
fosse tutto finito.
La polizia sta arrivando, le dissi.
Non avevo la minima idea se fosse vero. Allungai la mano verso il telefono... sparito. Ricordai
il ruzzolone gi per le scale. Dal retro della casa, sentii un altro schianto. Delle grida.
Le presi di nuovo la mano. Non ci vorr molto. Nel frattempo dobbiamo stare calmi, e in
silenzio.
Oddio.
Andr tutto bene.
Puoi aprire la porta da l?
Ci prover.
Lasci andare la mia mano, e io tornai indietro con cautela verso la porta. Ma era un tentativo
disperato; non c'era modo d'infrangere il lucchetto a mani nude. Non sarei stato in grado di farlo
nemmeno col forcone, anche se avessi pensato di portarmelo dietro. Ma quello cos'era?
Per un istante, fissai il lucchetto con aria idiota.
Che cazzo avevo intenzione di fare?
E poi voltai la testa, distratto da un nuovo rumore: vump.
Vump.
Vump.
Vump.
E all'improvviso, il giardino sul retro fu invaso da un bagliore accecante. Socchiusi le palpebre,
sbattendole per lo choc. L'uomo doveva aver acceso tutte le luci della fattoria. Si stava preparando per
andare a cercare chi aveva ucciso il ragazzo.
Ma in quel momento, riuscii solo a fissare la scena davanti ai miei occhi.
Il giardino, finalmente rivelato.
Hannah rimase accovacciata all'estremit della radura, in ascolto. Dopo il grido, non c'erano
stati altri rumori.
Non sapeva che fare. Era come se avesse bisogno che qualcuno le tendesse la mano e la
guidasse. Qualunque euforia avesse provato, ormai era sparita. Era stata una strana illusione, che non
riusciva pi a ricordare: in quel momento, tutto era definitivamente reale e lei era davvero l. Quello
che desiderava, pi di ogni altra cosa, era trovarsi in qualunque posto al mondo tranne quello.
Ma in quel momento non osava nemmeno muoversi.
Poi: vump.
Vump.
Vump.
Vump.
Da qualche parte, vicino alla struttura di metallo ondulato, usc un fascio di luce. Puntava
all'interno, ma attraverso il reticolato arriv luce sufficiente per illuminare lo spiazzo e rivelare le
centinaia e centinaia di fiori neri. Hannah li fiss con assoluto orrore, pietrificata. Erano sbucati
dall'interno del recinto, come un esercito di formiche che si faceva strada ordinatamente attraverso il
sottobosco.
Nella sua mente, li immagin cinguettare mentre i loro petali si aprivano e si chiudevano... e le
venne in mente qualcosa: non una delle storie del padre, ma un ricordo vero. Una donna seppellita nella
terra fino al collo, sotto una casa. La donna una volta le aveva parlato in tono molto calmo, le aveva
detto che sarebbe andato tutto bene e che sarebbero uscite di l insieme, ma in quel momento, in
quell'immagine, i suoi occhi roteavano, la bocca gemeva, e le parole fuoriuscivano senza formare alcun
linguaggio comprensibile.
Oddio.
Era troppo. Non ce l'avrebbe fatta.
D'un tratto scatt in piedi e si mise in movimento. Doveva tornare indietro verso gli alberi.
Verso il sentiero. La sua mente era svuotata... Non aveva nessuna corazza con cui proteggersi da
quell'orrore. Era solo determinata ad andar via da l il pi rapidamente possibile. Per scappare, ancora
una volta, pi lontano che poteva da quell'incubo.
31
Dapprincipio pensai che la mia vista fosse di nuovo costellata di stelline.
L'intero campo era ormai esposto alla vista, e ogni metro quadro di terra era stato scavato e
riempito di nuovo, quindi era irregolare: punteggiato di ciuffi d'erba tra i rilievi di nuda terra smossa.
Tutto risplendeva sotto i riflettori, ma capii che non era la mia vista a creare le stelle. Erano i fiori.
Centinaia di fiori. Fiori neri ricoprivano l'intero spiazzo, spuntando dal terreno con petali
frammentati e mancanti. Sembravano uccellini che allungassero i colli esili. Le bocche spalancate per
ricevere il cibo. Ciechi, sporchi e indifesi.
Oddio.
Era un'enorme fossa comune, divisa in nove sezioni. Era l che il vecchio e la sua famiglia
seppellivano i morti. Quello era il campo che avevano coltivato.
Una porta sbatt da qualche parte dietro la casa.
Mi guardai attorno, impotente. A terra non c'era nemmeno una pietra. Figurarsi una abbastanza
grossa da rompere il lucchetto. Anche se ci fosse stata, dubitavo di avere la forza necessaria per
sollevarla. Non c'era nulla con cui potessi difendermi.
Tornai indietro incespicando verso la finestra.
Il viso di Ally era premuto contro le sbarre, pallido e spaventato.
Non riesco ad aprirla.
Neil...
Dammi le mani. Lascia che provi almeno a toglierti il nastro.
Non serve a niente. La mia gamba  incatenata a questo cazzo d'affare.
Quale affare?
Una specie di tavolo d'acciaio.  avvitato al pavimento.
Mi spinsi lontano dal muro per raggiungere l'estremit pi vicina alla casa e per poco non
caddi. Controllai a terra. In cerca di qualunque cosa. Non trovai nulla.
Non avevo idea di cosa avremmo fatto.
Mi dispiace, Ally.
Presto o tardi sarebbe arrivato l. Anzi sarebbe venuto subito. Mi fermai all'angolo: l'unico
piano che mi veniva in mente era aspettare l. I riflettori non superavano il bunker. Potevo restare nella
semioscurit e cercare di aggredirlo quando fosse arrivato, prima che avesse modo di vedermi.
Era un'idea ridicola, cazzo. Me ne resi conto quando un arco di dolore mi attravers da parte a
parte. Le mie mani erano scivolose per il sangue. Immaginai arcobaleni di fuoco, e il mio stomaco
pieno di luce vorticante. Mi vennero in mente le parole di Barbara.
Il poliziotto non  stato torturato a morte in quella fattoria.
Un'ombra cominci ad allungarsi lungo il giardino. Sembrava enorme, e s'increspava sui
cumuli di terra. I suoi passi risuonarono mentre si avvicinava, il suolo scricchiolava sotto i suoi
scarponi, i petali s'infrangevano silenziosi.
Mi preparai. Respirai lentamente e profondamente dal naso. Per un istante, le stelle sparirono di
nuovo. Quello era il momento migliore per provare...
Ma l'ombra si spost di lato attraverso i fiori neri. E, quando fu di nuovo visibile, era a diversi
metri di distanza dall'angolo del bunker. Una distanza che non avrei mai potuto coprire, perfino se fossi
riuscito a stare in piedi senza il sostegno del muro. Non avrei avuto la minima possibilit.
Cos rimasi l, a guardarlo. In attesa.
Era un uomo enorme: di sicuro era lui che avevo visto nel furgone sotto il mio appartamento
quella notte. Per met era illuminato dal riflettore in cima al prato; l'altra met era in ombra. L'occhio
che riuscivo a vedere era puntato dritto nella mia direzione.
E aveva con s un fucile.
Ci fissammo in silenzio per qualche secondo, poi cominci a venire verso di me. Mentre
raggiungeva l'angolo del bunker, mi resi conto che non riuscivo pi a stare in piedi. Caddi sulla
schiena. E poi, un attimo dopo, l'uomo fu su di me e oscur il mondo intero.
Cammina in fretta, ma non correre. Cerca di non correre.
Hannah emerse dalla vegetazione e raggiunse il sentiero sterrato all'angolo della recinzione, che
ormai era illuminata. Vicino all'ingresso c'era un riflettore che gettava un angolo di luce sul campo l
davanti, attraversato dall'ombra avvizzita del recinto. Guard in quella direzione abbastanza a lungo
per assicurarsi che non arrivasse nessuno. Tutto tranquillo. Si volt e si diresse immediatamente verso
il sentiero che conduceva alla strada.
Lei camminava in fretta, il suo cuore invece correva.
Va tutto bene, pens. Era semplice: se riusciva a tornare alla sua macchina e ad allontanarsi da
quel posto, allora sarebbe andato tutto bene. Perch Neil Dawson era l, bloccato dentro la fattoria, e la
sua vecchia famiglia si sarebbe occupata di lui e di tutto ci che sapeva. Si sarebbero occupati anche
della sua macchina. Tutto sarebbe stato cancellato, dimenticato. Se qualcuno si fosse ricordato del
messaggio lasciato al centralino della polizia, lei si sarebbe inventata una storia, dicendo di averlo
chiamato e di non averlo trovato. Nessuno doveva sapere che era stata l. Nessuno avrebbe mai dovuto
sapere nulla di quel posto.
E soprattutto lei non avrebbe mai pi dovuto tornarci.
Sarebbe stato facile.
Vacill, ma si sforz di andare avanti. L'oscurit, il silenzio, era come se premessero con forza
contro la sua schiena, ed era la paura a spingerla. Di fronte a lei, sulla destra, vide il traliccio: un
reticolo deforme, nero come la pece, stagliato contro il cielo notturno. Riusciva gi a sentirlo ronzare
minaccioso.
Tu puoi fare qualunque cosa.
E vacill di nuovo, proprio sul ciglio della collina.
Si volt, guard dietro di s.
Da quel punto, la luce era ancora visibile attraverso il cancello, solo pi piccola e pi
trascurabile, come se qualcuno avesse capovolto una torcia. Ma anche da quella distanza riusciva a
vedere il piccolo nucleo di oscurit sul campo davanti a lei. Un'ombra minuscola.
C'era qualcuno, al cancello.
Hannah si ferm. Non puoi tornare indietro. Ogni fibra del suo corpo le diceva di voltarsi e
continuare a camminare. E finalmente poteva correre: la macchina era a non pi di un minuto da l. I
campi attorno a lei erano deserti e privi di vita. Nessuno avrebbe saputo che era stata l.
Non puoi tornare indietro.
Ma quella era la voce di una bambina spaventata. Una bambina trattata in modo brutale per tutta
la vita e picchiata, fino a essere resa insignificante e terrorizzata. Un esserino che non aveva mai saputo
cosa fosse la sicurezza, finch qualcuno non aveva riacceso le sue braci smorte soffiandoci sopra con
delicatezza anni e anni d'amore. E forse Hannah era davvero quella bambina, ma era anche qualcosa di
completamente diverso, pi tutte le sfumature che intercorrevano nel mezzo.
Hannah, tu puoi fare qualunque cosa.
E prima di poterci ripensare, corse indietro lungo la collina. Il mondo notturno le vibrava
attorno, una foschia verde-nerastra con un punto di luce danzava davanti a lei, diventando sempre pi
grande a mano a mano che si avvicinava.
Quando raggiunse il cancello, la figura si avvicin. Non tocc la recinzione, ma venne il pi
avanti possibile per raggiungerla.
Una bambina. Era perlopi una silhouette che si stagliava contro la luce, ma Hannah riusc a
vedere abbastanza. Aveva capelli lunghi e sporchi, raccolti in due trecce irregolari, indossava un vestito
antiquato, e l'espressione sul suo viso la fece rallentare leggermente. Il suo cuore batt all'impazzata,
ma non per la corsa.
Si avvicin al reticolato, tanto quanto il coraggio le permetteva, e si accovacci. I jeans si tesero
attorno alle sue cosce.
Parl sottovoce. Ciao. Come ti chiami? La bambina non rispose, ma sollev la testa
leggermente. Puoi farmi entrare?
Per un istante, non ci fu nessuna reazione. Dopo qualche secondo, la bambina guard da un lato,
poi pos di nuovo lo sguardo su di lei, e annu. Sussurr, e la sua voce era cos sottile e spaventata che
Hannah cap quanto la piccola stesse rischiando anche solo nel provare a fidarsi di un'estranea. D'un
tratto, qualcosa di nuovo le balen negli occhi. Un senso di determinazione che andava ben oltre i suoi
pochi anni.
Piccola creatura selvatica.
La bambina disse: Mi aiuterai?
Hannah fece un cenno con la testa. S.
Dopo che ebbe aperto il lucchetto, l'uomo afferr un lembo della mia giacca e mi trascin di
peso nel bunker con una mano sola, poi mi gett in un angolo, lontano da Ally. L'impatto fu cos forte
da farmi perdere i sensi.
Quando ripresi conoscenza, iniziai a tossire cos forte che per poco non diedi di stomaco,
rischiando di soffocare. A parte il dolore, non avevo idea di dove mi trovassi o di cosa stesse
succedendo. Le mattonelle bianche sotto di me erano gelide. Quando aprii gli occhi, vidi la mia mano
che lasciava scie di sangue sul muro. C'era un'ombra sopra di me, e mi sembr quasi che il mio
stomaco stesse andando a fuoco.
Ally stava urlando. Strillava come una pazza.
Voltai la testa di scatto e la vidi nella semioscurit della cella. Era a ridosso della finestra, un
piede incatenato alla gamba di un tavolo d'acciaio, e non stava urlando perch le stavano facendo del
male. Urlava contro l'uomo che  me ne accorsi solo in quel momento  premeva con un piede sul mio
stomaco martoriato.
Brutto bastardo! Bastardo pezzo di merda! gli disse.
Lui mi tolse il piede di dosso e and da lei. Ally si zitt immediatamente: si allontan il pi
possibile, le mani legate sollevate davanti a s a mo' di scudo.
Ehi, gli dissi. L'uomo m'ignor. La sua schiena era pi larga della porta del bunker.
Nonostante il dolore, cercai di pensare a qualcosa, qualunque cosa, che potesse distrarlo. Ehi, gridai
pi forte. Tuo padre  morto. Quella frase lo fece fermare. Molto lentamente, si volt. Nell'oscurit,
non riuscivo a vedere il suo viso. Torn indietro e rimase l a sovrastarmi. L'ho visto in ospedale. 
morto. Si accovacci sopra di me. Colsi l'odore che emanava. Era orribile, puzzava di terreno
boschivo e di carcasse appena riesumate. La rabbia pulsava in lui, sembrava emettere ondate di calore.
Gli ho messo un cuscino su quella faccia di merda.
Non fu difficile infondere odio in quella menzogna, farla sembrare convincente. In quel preciso
istante, desiderai di averlo fatto davvero. Perlomeno avrei fatto qualcosa.
Mi schiacci le braccia sotto le ginocchia, inchiodandole al suolo. Il suo peso era insostenibile.
Sembrava che mi stesse spappolando i bicipiti. Il dolore era impossibile da sopportare, e il mio corpo
url perch smettesse, ma io non potevo fare nulla. Merda merda merda, non ce la faccio, non ce la
faccio, levati subito, cazzo. Tutto quello che riuscii a fare fu sbattere le palpebre, ancora e ancora, e
pensare che se rimaneva l addosso a me c'era almeno una possibilit che i soccorsi arrivassero in
tempo per salvare Ally.
Il primo pugno fu soltanto un colpo leggero, ma mi stord non poco. Mi ci volle almeno un
secondo per capire che era accaduto davvero. Ally ricominci a urlare, emettendo un suono continuo e
disperato. L'uomo sollev il pugno e mi assest un secondo colpo, pi deciso.
Voltai lo sguardo. Attraverso la porta aperta della cella, un attimo prima che mi colpisse di
nuovo, l'ultima cosa che ricordo  la vista dei fiori che crescevano l fuori.
Attraverso la porta aperta della cella, Sullivan riesce a vedere i fiori che crescono nel giardino.
Anche alla luce del sole sono neri come la pece. Sembrano colonizzare la terra come muffa, attirando
la sua attenzione, che prima era rivolta ai meli sullo sfondo. Senza i fiori, e quello che rappresentano,
sembrerebbe una scena curiosamente idilliaca... riesce perfino a sentire gli uccelli che cantano, e
sembrano cos allegri. Sono ignari di ci che gli sta accadendo qui, legato a questa sedia.
L'uomo lo colpisce di nuovo. La sedia dondola sulle gambe posteriori per un istante, e tutto si
fa confuso.
La vista attraverso la porta gradualmente si riassesta, e ricorda dove si trova. Sbatte le
palpebre per eliminare il sangue e sente un gran rumore raschiante, poi un colpo secco. L'uomo ha
appena sputato sulle sudice mattonelle bianche del pavimento del bunker. La testa di Sullivan pende da
un lato e vede lo sputo, poi si volta mollemente di nuovo verso l'uomo, che si asciuga la bocca col
dorso della mano.
I loro sguardi s'incontrano... per quanto sia possibile per Sullivan guardarlo.
Dietro la mano, l'uomo comincia a ridacchiare.
Sullivan non  molto sicuro del perch. Forse ha visto il danno che gli ha inflitto, che Sullivan
pu solo sentire, e vagamente immaginare nell'intontimento. Ma non gli importa nemmeno pi.
L'uomo lo ha colpito ripetutamente, sempre sul viso, perch  l che i veri sadici concentrano le loro
attenzioni. Il nostro volto  importante per noi perch definisce la nostra identit, ed  per questo che i
torturatori hanno un desiderio particolare di sfigurarlo. In parte perch prima lo temiamo noi, e in
parte perch dopo lo temono gli altri. E tuttavia forse questo  in contraddizione con ci che sta
accadendo. Perch quest'uomo non intende lasciarlo in vita affinch gli altri possano vederlo. E
perch Sullivan sa che in una persona c' di pi di quel che appare agli occhi degli altri.
Volta di nuovo la testa, il suo campo visivo si sposta nuovamente verso la porta aperta e i fiori
neri l fuori, paradossali nella luce del sole. Mentre l'uomo comincia di nuovo a picchiarlo  ora con
pi forza, forse determinato a farla finita , la mente di Sullivan si libera di colpo. I fiori neri, pensa.
Una volta piantato il seme,  inevitabile che il fiore sbocci. Pensa a Clark Poole e a ci che ha fatto
alla piccola Anna Hanson, e a come tutto in realt si riconduce a quello. Si chiede come facciano gli
organismi che crescono da quel terreno orribile a diventare cos elaborati, cos bizzarri.
E poi capisce che riesce a vederla.
Prima pensa che si tratti di un sogno. O peggio. La cascata ininterrotta di pugni ha alienato la
sua mente, e forse sta ricevendo la visita degli spettri o di un angelo. Forse tra un momento gli
prender la mano lo porter via con s.
Ma no, la vede.  proprio l.
Anna Hanson. No, naturalmente, non lei. Charlotte.  sulla soglia del bunker, a bloccare la
visuale sul giardino. L'uomo non l'ha vista, si sta ancora dando da fare sino allo sfinimento. Ma
mentre la testa di Sullivan viene colpita avanti e indietro, la vede. E ogni volta che si gira da quella
parte, lei si  avvicinata un po' di pi al fucile che l'uomo ha appoggiato contro il muro accanto alla
porta.
 sempre pi vicina.
La sua espressione  carica di terrore. Nonostante tutto, se potesse, le sorriderebbe. Sta
facendo una cosa che richiede grande coraggio. Deve essere molto difficile per lei, perch Sullivan sa
bene quanto quest'uomo la terrorizzi, e lei sa cos' successo l'ultima volta che ha osato farlo
arrabbiare.
Sempre pi vicina.
Nessuno ha il diritto di aspettarsi da lei un altro atto di coraggio.
Ma lo sta facendo.
Sullivan chiude gli occhi, sta perdendo coscienza del tutto. L'ultima cosa che ricorda  la
bambina che prende il fucile e lo solleva velocemente. Anna Hanson. Charlotte Webb. Nella sua mente,
non c' pi nessuna differenza. Non ha pi importanza.
E poi, prima che Sullivan riesca a pensare a qualunque altra cosa, il mondo esplode di
vermiglio e nero.
Hannah abbass il fucile.
Era stato un colpo controllato. Aveva puntato, preso la mira e fatto fuoco. Il calcio aveva
rinculato contro la sua spalla, facendola sobbalzare, ma non troppo. La cosa peggiore fu il rumore. Il
colpo esploso sembr aver risucchiato tutti gli altri suoni del mondo e, alla fine di tutto, le orecchie le
fischiavano a vuoto.
Mentre il fischio si attutiva, tornarono le urla.
Spost lo sguardo sulla donna dall'altra parte del bunker... poco pi che una ragazzina, in realt.
La compagna di Dawson. Era accovacciata accanto a un tavolo d'acciaio, con le mani legate, e
sembrava che stesse cercando di farsi sempre pi piccola, mentre sbirciava da sopra il proprio braccio
la scena che aveva davanti gli occhi.
Va tutto bene, disse Hannah.
Era ancora difficile sentire le proprie parole, e non era del tutto certa se stesse gridando o
sussurrando.
L'uomo che una volta doveva essere stato suo fratello giaceva in fondo al bunker. La sua testa
era andata, insieme con la maggior parte della spalla sinistra. La forza del colpo aveva gettato il resto
del suo corpo dritto addosso all'uomo che giaceva sul pavimento. Immagin che si trattasse di Neil
Dawson. Era difficile dirlo: era sdraiato sulla schiena, completamente immobile, il suo viso era una
maschera di sangue.
Hannah fiss per qualche secondo Dawson, poi il corpo del fratello. Al momento, si sentiva
svuotata. Pens che, per quanto quella situazione potesse essere orribile, non lo era sino in fondo. Si
percepiva la strana sensazione che le cose stessero tornando a posto, cose che non capiva ma che
considerava giuste... Come se quello fosse, anzi dovesse essere, il finale della storia.
Scarrell il fucile da un lato e il bossolo salt all'indietro con un clic. Si accovacci accanto a
Dawson, si accert che le vie respiratorie fossero libere, e lo gir delicatamente su un fianco.
Poi torn fuori nel giardino, tra i silenziosi fiori neri, e chiam un'ambulanza.
Un anno dopo
32
Era un giorno come tanti, privo di quel pizzico di magia che rende tutto speciale.
Di sicuro era cos per le persone che sfidavano il lungomare di Whitkirk, comunque. Molti
stavano facendo le vacanze dell'ultimo minuto, e il tempo all'inizio di settembre non era stato clemente
con loro come l'anno precedente. Faceva decisamente freddo, la pioggia obliqua era sferzante e
punzecchiava la strada lungo la costa. Dietro il parapetto, le onde erano turbolente e selvagge.
S'infrangevano violentemente contro i grossi blocchi di pietra, e di tanto in tanto cadevano perfino a
cascata sul lungomare stesso, atterrando con un sibilo e uno schiaffo.
Negli attimi in cui il vento smetteva di ruggire, Hannah sentiva il rumore delle sale giochi. Il
ticchettio della vittoria; il desolato segnale sonoro di un game over. Di fronte a lei, riusciva a vedere
The Fisherman's Catch. Una cameriera era china su un tavolo accanto alla vetrina e lo puliva con
energia. Di fronte alla tavola calda, sul lungomare, c'era una donna.
Era avvolta in un cappotto, i capelli tinti di nero vorticavano nel vento come nastri, e pure da
una certa distanza Hannah poteva accorgersi che era molto bella. Ma c'era anche qualcosa di spettrale
in lei... qualcosa d'indefinibile, o perfino soprannaturale. Ferma in quel punto, con la borsa in mano,
avrebbe quasi potuto essere il fantasma di qualche vecchio film, un ricordo seppiato e tremolante del
lungomare di un tempo. Mentre si muoveva verso di lei, le venne in mente un passo del Fiore nero.
 come se il mondo si fosse rigirato nel sonno, poi si fosse svegliato con un'idea talmente
importante, talmente bisognosa di essere espressa da mutarsi di colpo in realt.
Qualcosa del genere, comunque.
Ma quella donna non era un fantasma, e nemmeno un ricordo seppiato o un'idea. Era una
persona reale, in carne e ossa, bench la sua identit fosse stata costruita su menzogne di una tale
efficienza che avrebbe potuto benissimo essere un prodotto dell'immaginazione. Di sicuro quello era
uno dei pochi giorni dell'anno in cui tornava a Whitkirk.
Ciao, Charlotte.
La donna stava fissando il mare, persa nei propri pensieri, e non aveva notato Hannah che si
avvicinava. Fece per allontanarsi, poi si volt e scosse la testa.
Come ha detto?
Sei Charlotte, vero? Charlotte Webb? chiese Hannah.
No. La donna finse confusione, ma fu colta alla sprovvista. Non era poi una grande attrice.
Quel nome aveva colpito nel segno, e sotto la superficie era ovviamente cauta, nervosa. Il vento soffi,
i capelli le si avvolsero attorno al viso. La mano che us per riportarseli dietro le spalle tremava
leggermente. Mi dispiace, ma non  il mio nome.
S, invece. Si appoggi al muretto accanto a lei. Sappiamo entrambe di cosa sto parlando. E
ci siamo solo noi due qui, non ha senso mentire, giusto?
Si mise a osservare le caffetterie dall'altro lato della strada. Riusciva a sentirsi addosso lo
sguardo della donna, il cui vero nome era Suzanne Doherty. Era curiosa di vedere che cosa avrebbe
fatto. Proprio in quel momento, probabilmente si stava chiedendo chi diavolo fosse Hannah, e stava
valutando le proprie opzioni. Avrebbe continuato a negare di conoscere quel nome  trovando forse una
scusa estemporanea e allontanandosi  o avrebbe ammesso tutto?
Quando la donna parl di nuovo, cerc di sembrare pi decisa. Il mio nome  Suzanne.
Hannah fece un cenno d'assenso e sorrise, ma aggiunse: No, il tuo nome  Charlotte.
Le ho appena detto che...
Ti ricordi di me? Eravamo nella casa-famiglia della signora Fitzwilliam nello stesso periodo,
anche se allora avevo un nome diverso. Allora mi chiamavo Charlotte. Ma adesso mi chiamo Hannah
Price.
Temo... temo di dover andare. La donna cerc davvero di allontanarsi, cos Hannah l'afferr
per un braccio, molto forte. Che cosa credi di...?
Il sergente investigativo Hannah Price. Attese che l'informazione fosse recepita, e che la
donna capisse che andarsene non sarebbe stata una possibilit praticabile. Non appena smise di fare
resistenza, Hannah le lasci andare il braccio. Decisione sensata, Charlotte.
Smettila di chiamarmi cos.
 il tuo nome, no? Oppure potrebbe esserlo. Se ripeti una cosa abbastanza spesso, diventa
vera.  cos che funzionano le storie. E sappiamo entrambe che  quello che hai fatto. Hai rubato la mia
storia e fatto finta che fosse la tua.
La Doherty sembr sul punto di negare di nuovo, ma poi parve capire che non aveva nessun
senso. Invece fiss Hannah, senza battere ciglio, non sapendo cosa dire. Scoperta, e spaventata per le
conseguenze del guaio in cui si era cacciata. Stava quasi tremando.
Bene, pens Hannah.
Ma, allo stesso tempo, sent una fitta provocata dal senso di colpa. Non si ricordava davvero di
Suzanne Doherty  il tempo che aveva passato alla casa-famiglia era nebuloso e indistinto come tutti i
suoi primi ricordi , ma guardando quella donna adulta pot facilmente trovare traccia della bambina
che era stata. Da quel che aveva letto nei rapporti, sapeva che all'et di sei anni Suzanne Doherty era
stata una di quelle bambine dallo sguardo vacuo e le spalle ossute che non erano mai state al sicuro in
casa propria. Sapeva anche che, a differenza di lei, Doherty era stata mandata alla casa-famiglia non
perch i suoi genitori fossero spariti, ma perch erano orribilmente presenti.
Era naturale provare empatia per la bambina che era stata. Di solito, quando la gente cresce e
commette atti crudeli a sua volta, quell'empatia lascia il posto al biasimo e alla rabbia. Non importava
ci che era successo loro in passato, gli adulti erano colpevoli. In altre circostanze, non avrebbe avuto
problemi a scagliarsi contro Suzanne Doherty per quel che aveva fatto, ma il problema era la bambina
ancora visibile sotto il guscio. Anche se era cresciuta fisicamente, dentro di s Suzanne Doherty era
ancora una bambina.
Forse c'erano anche altre ragioni. Aveva rubato la sua storia, cos le loro identit in un certo
senso erano connesse. E senza l'intervento di Colin Price, Hannah sarebbe potuta diventare come lei.
Suzanne disse: Non ho fatto niente di male.
Anche il modo di esprimersi era quello di un bambino. Hannah not che era sulla difensiva, con
quel tono quasi supplichevole nella voce. Non negava pi quello che aveva fatto, ma ancora si
schermava rifiutando di prendersi la colpa. Non sono stata io, non  colpa mia.
Questione di punti di vista. Forse non c'era nulla di legalmente sbagliato nel fingere di essere
qualcun altro, ma ha avuto ripercussioni su altre persone, e tu lo sai. Tu hai raccontato la mia storia a
Robert Wiseman e lui ci ha scritto un libro. E questo ha avuto delle conseguenze per lui e sua moglie.
Dev'essere stato molto eccitante, per te, avere qualcuno che ti prestava cos tanta attenzione. Ma non ti
ha mai sfiorato quello che gli  successo? La donna non rispose. E l'anno scorso, naturalmente,
Christopher Dawson  morto cercando di proteggerti. Non era certo un gigante, ma probabilmente ti ha
concesso abbastanza tempo per scappare nel bosco. Il che significa che  morto a causa delle tue
mistificazioni. Ancora non credi di aver sbagliato?
Non  stata...
Colpa tua. Hannah incroci le braccia, scosse il capo. Non sapevo davvero se quest'anno,
dopo quello che  successo l'ultima volta, saresti tornata. Perch dev'ssere stato terrificante per te.
Suppongo tu abbia pensato che stavolta non ci sarebbero stati problemi, vero? Dopotutto, sapevi che la
famiglia era stata trovata. Quindi cosa c'era da temere?
Suzanne Doherty si volt, poi fece un lungo respiro profondo. Pass qualche secondo a
osservare le onde che s'infrangevano in basso, e Hannah glielo concesse. Il vento si alz di nuovo.
Sembrava percuotere la gente che passava l accanto, ma lei lo ignor, e alla fine rispose: Non credevo
che esistessero davvero.
Gi.
Era sufficiente che ci credessero altre persone. Lui ci ha creduto. Christopher Dawson. L'ho
incontrato il giorno prima che... succedesse. Abbiamo deciso di andare al viadotto. Lo avrei aiutato
nelle ricerche per il suo libro. Pensavo che sarebbe stato divertente. Hannah non disse nulla. Non
credevo che qualcuno sarebbe venuto a saperlo.
Be', se ti fa sentire meglio, venire qui oggi non ha fatto nessuna differenza. Ero solo curiosa di
vedere se ti avrei trovata qui. Se non ti avessi vista, sapevo gi il tuo nome e indirizzo, e sarei venuta a
cercarti di persona.
Come mi hai trovata?
Hannah si strinse nelle spalle. Non  stato difficile. Se Neil Dawson fosse morto per le ferite
riportate alla fattoria, non avrebbe mai saputo che c'era una donna che si spacciava per lei. Ma, dopo
che Dawson si era ripreso abbastanza da essere interrogato, era stato piuttosto semplice mettere insieme
i vari pezzi. Sapeva che qualcuno aveva finto di essere Charlotte Webb. Chiunque fosse, doveva aver
sentito la storia da qualche parte, e sembrava anche che avesse una ragione per tornare alla
casa-famiglia della signora Fitzwilliam ogni anno. Era ragionevole presumere che i due fatti fossero
collegati, e cos Hannah aveva ottenuto i registri della casa-famiglia relativi al periodo della sua
permanenza l. In realt ne era servito uno solo. La ragazzina era proprio l nella fotografia sul
caminetto della signora Fitzwilliam. Anche dopo tutti quegli anni, era possibile riconoscerla. Anche
Dawson l'avrebbe riconosciuta, se non avesse cercato la bambina sbagliata... o, piuttosto, quella giusta.
Hannah aggiunse: Non sei cambiata molto, Suzanne. Nel momento in cui ho visto la fotografia di te
da piccola, ti ho riconosciuta nella foto insieme con Robert Wiseman. E la foto nel tuo fascicolo da
adulta non  poi cos diversa.  come se non fossi cambiata molto in tutti questi anni.  interessante,
no?
Suzanne continu a fissare il mare e non rispose.
Non era soltanto la somiglianza fisica. Da adulta, Suzanne Doherty era stata condannata per
aver fatto perdere tempo alla polizia in diverse occasioni. Una volta era stata accusata di frode, dopo
aver finto di essere la vittima di un vero omicidio in cui il cadavere non era mai stato ritrovato. La
Doherty aveva dichiarato che in realt era fuggita per nascondersi dal suo presunto aggressore, e aveva
estorto soldi e alloggio a un buon samaritano che aveva conosciuto in un bar. Le accuse alla fine erano
state fatte cadere su richiesta dell'uomo, ma il suo fascicolo era pieno di riscontri simili. False accuse;
falsa testimonianza. La bambina era diventata una donna che, sia a livello personale sia per professione,
mentiva per attirare l'attenzione. Una donna che aveva imparato in prima persona quali storie
importavano alla gente e quali no: la donna che in quel momento stava sospirando, sconfitta.
Mi ricordo di te, disse.
E...?
Parlavi troppo. Te lo ricordi? Raccontavi la tua storia, in continuazione. E quel poliziotto che
veniva a trovarti, credimi, non si stancava mai di ascoltarti. Continuava a tornare per vederti. Quel
poliziotto. Parlava del padre, naturalmente, l'uomo che alla fine l'aveva adottata. Con una certa
trepidazione, Hannah aveva frugato nel proprio passato e aveva fatto riaprire i relativi fascicoli. Aveva
letto i documenti che Colin e Melissa Price avevano presentato per la richiesta di custodia, le indagini e
i rapporti dei servizi sociali, le valutazioni e le conclusioni. Colin Price era un membro rispettabile
della comunit, e diverse fonti altrettanto rispettabili avevano rilasciato dichiarazioni in suo favore. E,
cosa ben pi importante, le relazioni sottolineavano che aveva gi stabilito un legame piuttosto solido
con la bambina allora nota come Charlotte. Un passaggio contenuto in una di quelle relazioni aveva
catturato l'attenzione di Hannah. E non lo aveva pi dimenticato.
Bench traumatizzata,  evidente che Charlotte ha sviluppato un profondo e reciproco legame
di affetto con Colin Price, e che la sua presenza le fornisce sicurezza e conforto: nelle parole della
bambina, lui la fa sentire al sicuro.
Tra i documenti del padre, aveva trovato il suo certificato di nascita posticcio. Era stata adottata
come Hannah Price, nel tentativo di creare una rottura col suo passato. Un nuovo inizio, per cercare di
dimenticare.
Ed era esattamente ci che era successo. La Doherty continu. Ero cos invidiosa di te. Cos
invidiosa di quanto tu fossi importante per le persone. Perch io non ero importante per nessuno.
Nessuno mi ascoltava. Nessuno veniva mai a trovarmi. A nessuno importava di me, tutto qui. Voglio
dire, credi che qualcuno come Robert Wiseman avrebbe mai scritto un libro su di me?
Sembr sul punto di dire qualcos'altro, ma le parole vennero meno. Guard di nuovo il mare.
Hannah la osserv per un istante, e pens a tutte le cose che avrebbe potuto dire. Tutta la rabbia
che avrebbe potuto scatenare su quell'egoista... cui non importava delle conseguenze delle proprie
azioni. Era solo una bambina che aveva sentito una storia e aveva capito come trarne vantaggio. E, in
ultima istanza, la Doherty aveva ragione. Non era mai stata adottata, era semplicemente rimbalzata da
una casa-famiglia all'altra fino alla maggiore et. E no, al tempo Robert Wiseman non avrebbe mai
scritto una storia su di lei, anche se dopo tutto quello che era successo avrebbe potuto farlo.
Non devi preoccuparti. Non ho intenzione di arrestarti. Potrei, e probabilmente dovrei, ma non
ne vedo il motivo.  tutto finito, nel bene e nel male. Nessuno avr mai la certezza che eri tu la donna
al viadotto con Christopher Dawson. A dire il vero, nessuno ha il minimo interesse per te.
La Doherty si accigli. Ma...
Sono venuta semplicemente per curiosit. Forse volevo vedere che ne era stato di me. Hannah
si allontan dal muretto. Addio, Charlotte.
Non  quello il mio nome.
Puoi averlo. Tu lo volevi e io no.  tuo, adesso. Infil un pezzo di carta nella mano di
Suzanne; c'era il suo numero di telefono scritto sopra. Se non lo vuoi neanche tu, magari un giorno
potrei esserti d'aiuto.
E poi, prima che la donna potesse rispondere, si allontan a passo spedito sul lungomare. Se
Suzanne Doherty voleva continuare la sua sciarada, liberissima di farlo. Non significava pi nulla.
Quella storia apparteneva al passato, ormai. Non si deve per forza leggere qualcosa, se non se ne ha
voglia, e se la Doherty si fosse messa in contatto con lei allora avrebbe cercato di fare del suo meglio
per spiegarle perch e per come.
Fine.
Quando Hannah raggiunse il Southerton, pens di guardarsi indietro... ma non lo fece. Non
aveva nessun desiderio di vedere Suzanne Doherty l dove l'aveva lasciata, coi capelli tinti di nero che
vorticavano nel vento come petali strappati. Ormai aveva fiori tutti suoi, che crescevano nel giardino
sul retro della casa paterna. Li aveva piantati quell'estate, ed erano davvero molto belli. Rossi, blu e
gialli, proprio come li ricordava lei. Quello che voleva fare in quel momento era accendere un fuoco e
starsene seduta in casa, e forse andare in cucina di tanto in tanto, a guardare fuori, per ricordarsi che
erano l.
E poteva farlo.

Estratto dal Fiore nero di Robert Wiseman
 una sera dei primi di settembre.  il 1993.
 seduto a casa con la moglie e stanno guardando la televisione... perlomeno Laura lo fa. Il
programma  un documentario sul cancro. Anni dopo, questa sar la malattia che reclamer la sua vita,
anche se nessuno dei due ancora lo sa. Guardando il programma, Laura continua a produrre piccoli
versi di tristezza per i racconti di sofferenza e coraggio che passano sullo schermo. Riesce a sentire i
pensieri di lei:  impossibile da immaginare,  orribile trovarsi in una situazione del genere, grazie a
Dio non  toccato a noi. Nel futuro, quando succeder, Laura dimostrer livelli di risolutezza e di forza
per nulla inferiori a quelli che sta osservando ora, e lui serber le sue manifestazioni di tristezza e
dolore per tempi e luoghi in cui lei non potr sentirle.
Per il momento, per, se ne sta semplicemente seduto accanto a lei, a leggere. Il salotto 
vecchio (non possono permettersi una tappezzeria migliore di questa), ma perlomeno  caldo e ben
illuminato. Il volume della televisione  al minimo: un tenue mormorio, pacato come un genitore che
sussurra al proprio figlio addormentato. Senza distogliere gli occhi dal libro, allunga una mano e fa
scorrere il mignolo sul dorso di quella di lei. Un lieve solletico, solo per ricordarle che  l e che pensa
a lei.
Ed  allora che qualcuno bussa alla porta.
Sono tre colpi forti dal piano di sotto, duri e aggressivi. Se il rumore non si fosse fermato,
avrebbe pensato a qualcuno che stava cercando di fare irruzione.
Si volta verso la porta del corridoio. Il suo primo pensiero, naturalmente,  per Neil, che  per
usare un eufemismo  ha il sonno leggero, e poi  difficile tranquillizzarlo. Il rumore potrebbe
disturbarlo.
Il secondo pensiero  l'ora.
Un po' tardi per le visite, dice Laura.
Vado a vedere.
Si alza ed esce il pi silenziosamente possibile nel corridoio, raggiungendo le scale. Per un
istante, resta in ascolto per sentire se Neil si  svegliato, ma quella parte della casa resta silenziosa, cos
si dirige di sotto con passo svelto, ansioso di evitare altri rumori. Sopra la vecchia porta d'ingresso c'
un riquadro di vetro smerigliato che riflette il nero della notte. Lo mette a disagio. Laura ha ragione, 
tardi. E ci vuole un po' per arrivare a casa loro, il lungo vialetto e le scale scoraggiano i visitatori
occasionali. Mentre raggiunge la porta, rimpiange di non aver installato una catenella. Non ha mai
trovato il tempo per farlo.
Mentre la porta si apre, sente il colpo della fredda corrente d'aria notturna scuotere le finestre al
piano di sopra. Istintivamente, riconosce l'uomo in completo scuro davanti alla porta d'ingresso.
Robert, dice.
 lui, e tuttavia  colto alla sprovvista da quanto Wiseman sia cambiato dall'ultima volta che si
sono visti. Nella sua mente, Robert  scaltro e professionale, un freddo imbonitore di folle, molto sicuro
di s... tutto ci che lui non sar mai. L'uomo che sta sulla soglia potrebbe essere tutt'altra persona. Il
completo  logoro e sgualcito, troppo grande per lui, e ha perso cos tanto peso che il cranio gli brilla
attraverso la pelle. I capelli sono pi lunghi di quanto li abbia mai portati in passato: unti e spettinati,
cos la lunghezza sembra dovuta pi alla mancanza di cura o interesse che ad altro.
Naturalmente,  al corrente di quanto si dice in giro di Robert, che abbia perso la bussola dopo
la scomparsa di Vanessa. Si dice che sia diventato inaffidabile, e che il suo comportamento sia sempre
pi incostante. Professionalmente,  merce avariata. Guardandolo adesso, pallido, emaciato e
malaticcio, appare ovvio che  marcito anche dentro. Ha un guizzo di follia negli occhi sbarrati.
Robert lo saluta con un cenno e poi resta in attesa, le mani strette davanti a s. Sembra come se
una mano stia cercando di strappar via le dita dell'altra.
Ma certo. Vuole entrare.
La brezza notturna scompiglia le foglie sui gradini di pietra, il suono lo mette ancor pi a
disagio di quello scheletro d'uomo sulla soglia. Sente la presenza dei fantasmi. Pensando alla vita calda
e soffusa che ha lasciato al piano di sopra, si rende conto che non lo vuole in casa sua. Anzi far
qualunque cosa per tenerlo fuori.
Cosa posso fare per te?
Posso entrare?
No.
La schiettezza della risposta genera un'espressione dolorosa sul viso di Robert. Capisco.
Mi dispiace, Robert. Per tutto quello che  successo.
Grazie. Avevi ragione, per, su tutta la linea. Tutto quello che  successo  stato per colpa mia.
Adesso l'ho capito, e cercher di fare ammenda.
Non hai un bell'aspetto.
Robert annuisce, come se di questo non gli importasse affatto, poi guarda a terra per un istante.
C' una borsa ai suoi piedi. Solleva di nuovo lo sguardo.
Vanessa  tornata.
Oh?
La cosa lo sorprende; non si sarebbe mai aspettato di sentire una cosa simile.
 tornata sotto forma di fiore.
Le parole vanno a segno. Per un istante, non ha idea di cosa dire.
Lo hai detto alla polizia?
Robert sorride in modo dolente. Non posso farlo.
Forse dovresti.
Il sorriso scivola via. Forse. Ma avresti potuto farlo anche tu, non  vero? Quando hai sentito
cos'era successo a Vanessa. Anche se... probabilmente tu non sapevi tutto. E non  una tua
responsabilit, vero? Non  la tua storia. Lo capisco.
Sposta il peso da un piede all'altro. Non  un'accusa, ma ne ha tutta l'aria. Perch s, aveva
pensato di dire alla polizia ci che sapeva. La ragione per cui non lo aveva fatto... be', pensa ancora alla
moglie e al figlio al piano di sopra. Indipendentemente dal fatto che la storia sia sua o meno,  una
storia pericolosa. Ha preso le distanze da Robert per codardia, forse, ma non interamente a proprio
beneficio. Una persona pu agire in modo codardo per conto di altri. E fin dall'inizio, ha provato un
istintivo desiderio di tenere questa storia a distanza per proteggere coloro che ama.
Robert gli chiede: Se fossi andato dalla polizia, mi avrebbero creduto?
Non lo so. Forse.
Magari se avessi qualcuno che confermasse di averla conosciuta. Nell'aria fredda della sera,
l'uomo s'impone di non cedere. Deve pensare prima di tutto a Laura e Neil. E alla fine, Robert scosta
lo sguardo. Non importa. Scriver qualcosa al riguardo. Ho un'idea per un nuovo libro. Un sequel,
direi. Parla di un uomo che scrive una storia. Parte di essa  gi vera, e la parte che non lo  lo diventa.
Lo intitoler Fiori neri e ho intenzione di fare ricerche come si deve. Ho scoperto come ritrovare
Charlotte. Credo che torni a casa per il suo compleanno ogni anno. Lo scoprir.
Ti sembra una buona idea?
 un'idea, no? E le idee sono tutto ci che abbiamo. Robert sorride tra s, poi prende la
borsa. Prima che vada, ho qualcosa per te. Voglio che lo tenga tu. Nel caso mi succeda qualcosa.
Non lo voglio.
Per favore. In nome dei vecchi tempi. C' qualcosa sul suo viso: quella stessa espressione di
tristezza, ma protratta pi a lungo, indietro nel tempo. E per un istante vede il vecchio amico di una
volta. Il senso di colpa minaccia di sbocciare, rivoltandogli l'anima. Vuole aiutarlo. Sa che
probabilmente dovrebbe farlo. Si trattiene di nuovo, ma qualcosa lo spinge a prendere la borsa dalle
mani di quello che una volta  stato il suo migliore amico. Grazie. Robert indietreggia sul sentiero
lastricato. Il che lo porta fuori del raggio di luce proveniente dalla porta, lasciando solamente la pallida
impronta di un teschio nella notte. Ci vediamo in un'altra vita, Christopher.
E prima che lui possa rispondere, il suo vecchio amico  sparito. Dopo che ha chiuso a chiave la
porta, guarda dentro la borsa. C' solo un oggetto: una copia del Fiore nero. Un'edizione economica:
molto logoro, col dorso piegato, una manciata di pagine arricciate agli angoli. Mentre comincia a
sfogliarlo, il libro si apre da solo circa a met, dove trova un fiore nero pressato con cautela tra le
pagine.
Lo fissa per un po'. Le emozioni che prova sono impossibili da descrivere, perch sa
esattamente cosa sta guardando.  tornata sotto forma di fiore. Quel che vuol fare pi di ogni altra cosa
 gettare via il libro, ma sa che non lo far... Quello che l'amico gli ha appena dato equivale a un patto
di sangue. Adesso deve prendersi cura di questa storia pericolosa. Cos chiude il libro con delicatezza e
guarda la porta d'ingresso col suo vetro squadrato, nero come la notte.
Una catena.
Trover il tempo di mettere quella catena.
In cima alle scale, prima di entrare in salotto, si ferma. Cosa dovrebbe dire a Laura?
Istintivamente, vuole tenerla all'oscuro di tutto. Anche se dovr dirle che era Robert alla porta, non
vuole coinvolgerla pi di quanto non abbia gi fatto. Il libro e il fiore lo rendono difficile.
Pap?
 Neil, che chiama dall'oscurit lungo il corridoio. Esita per un istante, poi si volta e si dirige
verso il figlio.
Entrato nella camera di Neil, non accende la luce principale, ma la lampada pi soffusa. La luce
rivela la figura del figlio, seduto sul letto, con l'aria spaventata. Sente la forza familiare dell'amore che
prova per il bambino, e sa che qualunque senso di colpa provi per aver abbandonato il suo vecchio
amico  necessario per tenere la sua famiglia al sicuro.
Ehi, che succede? chiede in tono leggero.
Ho sentito un rumore.
Non era niente, giuro.
Ho paura.
Lo vede. Neil si spaventa spesso di notte, quando la casa  buia e il silenzio  assordante. Forse
dovrebbe essere grande abbastanza per averlo superato... ma del resto, si  mai abbastanza grandi?
Si siede sulla sedia accanto al letto.
Sei al sicuro. Non c' nulla di cui aver paura. Mamma e io non permetteremo mai che ti
accada qualcosa. Neil non appare convinto. Anche se ha ancora paura del buio,  gi abbastanza
intelligente da aver cominciato a dubitare di questo genere di rassicurazioni. Ripete quello che ha
appena detto, ma stavolta nella sua testa, per s. Far tutto quello che posso per tenerti al sicuro.
Qualunque cosa sia necessaria. Vuoi che ti legga qualcosa per un po'? Chiede al bambino.
Neil annuisce.
Be', d'accordo allora.
Fa scivolare la borsa sotto il letto del figlio, quasi senza pensarci. Penser a cosa farne pi tardi.
Per il momento, accavalla le gambe e si appoggia allo schienale della sedia, pensieroso. Hanno iniziato
un libro, ma non se la sente di prenderlo.  difficile pensare a qualunque cosa che non sia Robert. Il
vecchio amico gli  penetrato nel subconscio, e Christopher sa bene che, qualunque cosa succeda, un
giorno dovr scrivere di lui.  inevitabile. Scriver della vera storia che il suo amico ha rubato,
dell'opera di finzione che ne ha tratto, e dell'effetto che questa ha avuto su tutti gli altri. Non ancora,
ma un giorno lo far. Quando tutti saranno al riparo dalle conseguenze. E nel frattempo... bene. Ci sono
solo loro due, padre e figlio. Christopher si avvicina, con fare quasi cospiratorio. E poi comincia.
Questa non  la storia di una bambina che scompare. Questa  la storia di una bambina che ritorna.
33
Non ricordo buona parte di quanto  successo alla fattoria, e questo probabilmente  un bene.
Dopo, in ospedale, la polizia aveva continuato a chiedermi come avessi fatto a trovarla, e tutto quello
che ero riuscito a dir loro era che avevo seguito la mappa di mio padre  la croce che aveva tracciato
sull'atlante stradale , ma a quel punto ancora non avevo idea di come l'avesse trovata lui per primo.
Fu solo pi tardi, grazie a ci che scoprirono altre persone, che tutto cominci ad avere senso. Il
vecchio, Cartwright, ebbe un secondo infarto e mor in ospedale, ma la povera Lorraine Haggerty,
insieme coi tre figli che aveva avuto alla fattoria, era stata in grado di raccontare alla polizia buona
parte della storia. Cartwright era ossessionato dall'idea della trasformazione. Siamo polvere di stelle,
era solito dire. Niente muore mai veramente. Nella sua mente, lui e la sua macabra famiglia, a Ellis
Farm, erano stati protagonisti di un grande esperimento. Ricevevano ospiti, e quegli ospiti rimanevano
l per un po' prima di essere rimandati di nuovo a casa, trasformati in qualcos'altro. Credeva che le sue
vittime restassero vive, solo, in una forma diversa. Pi o meno come il vino era diverso dall'uva dai cui
chicchi era stato ricavato. O meglio, lo champagne, come avrebbe detto Robert Wiseman.
A un certo punto, Cartwright era incappato nel romanzo di Wiseman. Ad attirare la sua
attenzione sarebbe bastato il titolo, figurarsi la sinossi, e ovviamente  una volta letto  aveva
riconosciuto perfettamente, tra le pagine, la storia della figlia scomparsa.
Ma c'era di pi. Una cosa che ricordo  fin troppo chiaramente   quella stanza simile a un
ufficio che avevo visto dentro la casa, dove le pagine del Fiore nero erano state incollate a ogni parete
disponibile. Cartwright aveva cominciato a vedere l'autore come uno spirito affine. Perch Wiseman, a
modo suo, aveva fatto precisamente la stessa cosa che aveva fatto lui: aveva preso diverse vite e le
aveva trasformate in qualcosa di nuovo. In qualcosa che, nel suo caso, avrebbe davvero vissuto per
sempre. Le storie non muoiono. I libri forse, almeno fisicamente. Ma non le storie. Mettono radici nella
mente delle persone e vi sbocciano. Aspettano di essere raccontate e di crescere, come semi.
Il vecchio era ossessionato dal libro. Per come la vedeva lui, Wiseman aveva trasformato la sua
vita in una storia. In definitiva, gli aveva restituito il favore. Aveva preso le parti inventate della storia
di Wiseman e le aveva rese reali.
Ed  cos che mio padre aveva scoperto la fattoria. Non lui.
Robert Wiseman aveva basato la descrizione della fattoria nel suo libro su Ellis Farm, che era
stata propriet dei suoi genitori quand'era bambino. L'aveva menzionata nell'intervista con Barbara
Phillips. Il padre e la madre erano morti da tempo, naturalmente, e la fattoria da allora aveva avuto
diversi proprietari. Era passata di mano in mano ed era poi fallita, fino a diventare un rudere
abbandonato. Ma a un certo punto, dopo la pubblicazione del Fiore nero, l'uomo descritto nelle pagine
del libro l'aveva comprata e si era trasferito l. Aveva letto quella descrizione e aveva voluto continuare
il suo lavoro esattamente nello stesso ambiente.
Aveva trasformato la storia di Wiseman in realt. A giudicare dalla struttura della casa,
sembrava probabile che la piccola camera da letto in cui Robert Wiseman aveva sognato da bambino
fosse diventata, anni dopo, un santuario consacrato alle sue parole.
L'uomo che aveva condotto la vendita era Andrew Haggerty, che a quei tempi era agente
immobiliare a Thornton, e che non doveva pi chiedersi cosa avesse fatto per diventare un bersaglio.
La risposta era: niente. Aveva semplicemente incontrato la persona sbagliata e niente pi. Perfino
adesso, la polizia sta ancora tentando di rintracciare le precedenti residenze di Cartwright, per capire
esattamente dove abbia condotto i propri esperimenti e per quanto tempo. Quanti ce ne sono stati? E
quante vittime hanno causato? Per quanto tempo  andata avanti quella storia, e per quante
generazioni? Attualmente, non c' una risposta chiara a nessuna di queste domande.
Mio padre, progettando di scrivere del suo vecchio amico, aveva semplicemente voluto vedere i
luoghi che avevano ispirato la fattoria del suo bestseller, studiare i colori del contesto. Stando al punto
di domanda sul calendario, probabilmente non era nemmeno sicuro di volerci passare. Ma Wiseman
aveva rubato cos tanto della sua storia dalle vite di altre persone che mio padre era stato tentato di
vedere una parte che non lo era. E cos c'era andato.
Potrei non scoprire mai cos' successo: quanto avesse visto, che genere di accoglienza avesse
ricevuto o quale conversazione avesse avuto luogo. Ma qualunque cosa fosse accaduta, era stata
sufficiente perch loro cominciassero a seguirlo. Fino al lungomare di Whitkirk. E dopo fino al
viadotto. E poi fino a me, grazie alla storia che avevo scritto e che gli avevo spedito, pensando che
fosse innocua... Dopotutto, era solo una storia.
Sei al sicuro, dico.
Non  vero, naturalmente, ma non importa. Per come la vedo io, se ripeti qualcosa abbastanza
spesso, potrebbe anche avverarsi.
Mio figlio, sdraiato nel suo lettino, non  del tutto convinto di questa affermazione. Non sta
proprio piangendo, ma muove braccia e gambe incessantemente, e non ha proprio intenzione di
calmarsi. Ovviamente, a cinque mesi, non capisce le mie parole n cosa significhino, ma non 
importante il contenuto, solo il suono della mia voce. Il silenzio che viene riempito.
Poso una mano molto delicatamente sul suo pancino. Nell'altra, tengo un fascio di fogli, che
riesco a malapena a leggere alla luce della lampada sulla vecchia scrivania di mio padre.  l'unico
mobile nella stanza che per il momento Ally e io non abbiamo voluto sostituire, anche se lo faremo in
seguito. Ma a Chris per ora basta la sua culla e per una stanza tutta sua non c' fretta. Il resto, per ora, 
perfetto. La nuova moquette  inchiodata alle assi del battiscopa. Gli scaffali dei libri di mio padre sono
stati trasferiti nel salotto. Le pareti sono state tappezzate di fresco. La telecamera per il baby monitor 
sistemata in fondo al lettino, di un arancione scintillante.
Mi schiarisco la gola e, tenendo la voce pi bassa possibile, leggo dai fogli stampati che ho in
mano. Questo  l'unico pezzo del suo libro che mio padre  riuscito a completare. Un file solitario che
ho trovato sul suo portatile. Stava ancora facendo ricerche sull'argomento, ma aveva scritto quello che
pensava di usare come inizio: Wiseman che si presenta col libro e il fiore, e la breve sezione dopo, che
sto leggendo adesso.  grezza, naturalmente. Non sono sicuro che avesse fatto una seconda stesura,
figurarsi quella finale. Ma, mentre leggo quelle pagine, mi sento un po' pi vicino a lui.
Sei al sicuro. Non c' nulla di cui aver paura. Mamma e io non permetteremo mai che ti
accada qualcosa, ripeto a mio figlio.
Dopo che si  addormentato, torno in salotto.
Me la prendo con calma. Mi sono ristabilito quasi del tutto, ma il mio stomaco  ancora teso, e a
volte mi fa male se mi alzo troppo velocemente dopo che sono stato piegato. Ally  seduta sul divano e
guarda un programma televisivo molto tranquillo, ma, quando apro la porta, solleva lo sguardo e mi
sorride. Sembra esausta. Probabilmente lo sembriamo entrambi.
Ben fatto, mi dice.
Grazie.
Mi siedo. Il baby monitor  sul tavolino davanti a noi. Mostra il nostro bambino in bianco e
nero, che dorme pacificamente, entrambe le manine premute sulla bocca.
Guardiamo la televisione per un po'. Non sono nemmeno sicuro di quale programma si tratti,
ma non importa. La pace e la calma sono la cosa pi importante. Dopo un po', sfioro col mignolo il
dorso della mano di Ally.
Forse un giorno scriver io stesso questa storia. Studier la sezione che ha scritto pap e la
rimanegger un po'. Studier Il fiore nero, e penser a ci che avrebbe detto Wiseman nel suo seguito,
se avesse avuto l'occasione di scriverlo. E inserir anche il racconto che avevo spedito via e-mail a
pap. Sono tutte parti della stessa storia, dopotutto, e cos racconter la mia versione dei fatti, che trarr
origine da tutte le altre. Non riesco ancora a immaginarla, non in modo decente, ma perlomeno ho
un'idea per l'incipit.
A volte, scriver.
A volte accade l'impossibile.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
.
Come sempre, un grazie alla mia agente Carolyn Whitaker, e a Genevieve Pegg, Natalie Braine,
Gabby Nemeth, e a tutte le altre persone della Orion per l'impegno che hanno dedicato a questo libro e
a quelli che lo hanno preceduto.
Grazie anche ai miei amici e alla mia famiglia, e a tutti i lettori che negli ultimi anni mi hanno
scritto per esprimere il loro apprezzamento per il mio lavoro.
Ringrazio inoltre la rivista Spinetingler per avermi chiesto di scrivere il racconto che mi ha poi
dato l'idea per questo romanzo.
Ma soprattutto grazie a Lynn, che mi sopporta ancora, e a quel portento di Zack: questo libro 
dedicato a voi, con amore e riconoscenza.
...
.
...
FINE.